Viaggiare a Pasqua da Torino, la stangata sui voli e il calvario dei fuorisede
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Redazione Economia
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Non è soltanto la nostalgia a pesare sulle spalle dei circa 40 mila studenti fuori sede che affollano aule e laboratori tra Politecnico e Università di Torino, ma anche – e forse soprattutto – il conto salato del viaggio di ritorno verso casa, quello che a Pasqua diventa un vero e proprio salasso economico. Analizzando i numeri, emergono dati precisi e inesorabili: oltre 300 euro per un biglietto, cifra che molti di loro, provenienti in gran parte dalle regioni meridionali, si trovano costretti a mettere in conto se non vogliono rinunciare alle vacanze. Basti pensare che la popolazione studentesca “migrante” in città conta 5.200 ragazzi dalla Sicilia, 4.700 dalla Puglia, 1.500 dalla Campania, senza dimenticare le centinaia di giovani di Calabria e altre aree del Sud; per loro, tornare a casa diventa un affare da ricchi, nonostante i sacrifici di un intero anno accademico.
Il rincaro del carburante colpisce duro il comparto aereo, e i prezzi decollano
A gettare benzina sul fuoco – letteralmente – è stato il nuovo conflitto del Golfo, le cui ripercussioni hanno fin da subito investito il settore dei voli, tra cancellazioni, rotte ridisegnate e un aumento del carburante per velivoli che ha superato persino quello del greggio. Ne consegue un incremento medio del 13%, ma su alcune tratte il balzo è ancora più violento: volare da Linate a Catania o a Cagliari, per esempio, costa ormai oltre 500 euro. E se si parte da Malpensa con destinazione Brindisi, il rincaro si fa sentire in modo ancora più acuto. Non si tratta soltanto del caro-carburante, però; c’è anche il cosiddetto dynamic pricing, quell’algoritmo che alza i prezzi in base alla domanda, e a Pasqua la domanda è alle stelle.
Treni e aerei alle stelle, la resa di chi resterà in città
Alcuni di loro, quelli che hanno già provato a mettere insieme un preventivo, hanno scoperto che il rientro a Pasqua è addirittura più proibitivo di quello natalizio. La rabbia, inevitabile, cresce tra chi non rientrerà: “Rovinata anche Pasqua”, è il commento amaro che si raccolgono nei corridoi dell’università. La canzone “Al mio paese” di Serena Brancale, uscita proprio venerdì, sembra quasi una beffa per chi al proprio paese non potrà arrivarci. Non si tratta solo di aerei, intendiamoci: anche i treni, seppur con dinamiche diverse, seguono la stessa spirale rialzista, e la combinazione di vacanze corte e picchi di domanda trasforma ogni soluzione in un lusso.
L’ora legale non alleggerisce il peso del portafoglio, anzi
Domenica 29 marzo 2026, quella che si è svegliata con l’ora legale e giornate più lunghe, avrebbe dovuto portare un po’ di leggerezza; e invece, per i fuorisede, ha semplicemente segnato l’avvicinarsi di una Pasqua vissuta lontani. Dall’Isola – quella siciliana, per intenderci – arrivano segnali contrastanti: da una parte i riti della Settimana Santa, che immergono i paesi in un misticismo profondo; dall’altra un isolamento logistico ed economico che non molla la presa. Nonostante i tavoli tecnici e i proclami di chi promette soluzioni, la realtà è cruda: tornare in Sicilia (ma lo stesso vale per Puglia, Campania e Calabria) per le vacanze resta un privilegio per pochi. E i 300 euro di media – spesso superati – diventano il muro invalicabile tra una cena con i propri cari e una Pasqua solitaria in affitto, tra libri e videochiamate.




