Busta paga, da marzo la flat tax sugli aumenti contrattuali: i conti della Fondazione Studi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’appuntamento con i cedolini di marzo, e in qualche caso con quelli di aprile considerando i tempi tecnici per adeguare i sistemi paghe, segna il primo impatto concreto di una delle misure più rilevanti dell’ultima legge di Bilancio: l’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti nazionali. Un intervento, quello voluto dal governo per il 2026, che interessa una platea ampia di lavoratori dipendenti del settore privato, quelli con un reddito complessivo non superiore ai 33mila euro nel 2025, ai quali viene applicata un’aliquota agevolata in luogo della tassazione Irpef ordinaria e delle relative addizionali. La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, dopo i chiarimenti operativi forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare numero 2 del 24 febbraio, ha diffuso alcune simulazioni per quantificare il beneficio netto che i dipendenti potranno effettivamente ritrovarsi in tasca: una forbice che, a seconda del settore e del livello di inquadramento, oscilla tra i 190 e gli 850 euro annui. Su questa platea di lavoratori, e sulla base degli accordi sottoscritti nel triennio 2024-2026, l’analisi si è concentrata su tre comparti specifici – commercio, telecomunicazioni e metalmeccanica – per i quali è stato possibile isolare l’effetto dell’agevolazione sugli importi erogati nella corrente annualità.

Commercio in testa, i vantaggi per i metalmeccanici e le tlc

Dalle proiezioni emerge con chiarezza come il beneficio maggiore, in termini assoluti, spetti ad alcune categorie del terziario. Per un lavoratore del commercio inquadrato al secondo livello, con una retribuzione annua lorda di 31.400 euro, l’aumento contrattuale complessivo che ricade nel 2026 ammonta a 2.698 euro; l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 5% su questa somma – invece delle ordinarie aliquote Irpef progressive, comprensive delle addizionali locali – genera un risparmio d’imposta che raggiunge quota 851 euro netti nell’anno. Una cifra che scende, pur mantenendosi su livelli significativi, per i dipendenti delle telecomunicazioni: considerando un sesto livello con una Ral di 30.248 euro, l’incremento annuo erogato nel 2026 pareggiato a 1.709 euro determina uno sconto fiscale di poco superiore ai 500 euro. Più contenuti, invece, i vantaggi per la metalmeccanica, dove le misure dei rinnovi già precedentemente avviati producono importi inferiori: per un livello B1, con una Ral di 30.529 euro e un aumento di 841 euro, il risparmio si attesta sui 250 euro, mentre per un livello D1 – ipotizzando una retribuzione di 22.989 euro e un incremento di 634 euro – il beneficio scende ulteriormente a 188 euro annui. Il meccanismo, come chiarito dalla circolare dell’Agenzia, opera solo sugli aumenti strutturali confluiti nella retribuzione diretta, comprese le tredicesime e le quattordicesime, e si estende agli istituti indiretti come malattia o maternità per la parte integrata dal datore di lavoro, mentre restano esclusi il Tfr, le una tantum e gli scatti di anzianità.

Notturno e festivo, l’altra imposta sostitutiva al 15%

Oltre alla flat tax sui minimi contrattuali, la manovra introduce un secondo binario agevolativo destinato a chi svolge la propria prestazione in orari particolari. Si tratta dell’imposta sostitutiva del 15% applicabile, per il solo 2026 e con un limite massimo di 1.500 euro lordi annui, alle maggiorazioni e indennità corrisposte per il lavoro notturno, per quello prestato nei giorni festivi o di riposo settimanale e per le indennità di turno. In questo caso, il requisito d’accesso è rappresentato da un reddito da lavoro dipendente, riferito al 2025, non eccedente i 40mila euro. Anche su questo fronte i consulenti del lavoro hanno elaborato delle stime: ipotizzando di raggiungere il plafond massimo di 1.500 euro di competenze accessorie agevolabili, il risparmio d’imposta può variare sensibilmente in funzione del reddito complessivo. Si passa da un vantaggio di poco inferiore agli 80 euro per chi ha una Ral di 12mila euro, fino ai 690 euro per chi si colloca al limite superiore della fascia, cioè i 40mila euro. Un differenziale che deriva dalla progressività dell’Irpef ordinaria che la flat tax va a sostituire, e che produce effetti via via più ampi al crescere della retribuzione. L’agevolazione, come specificato dalle Entrate, non si applica alle somme erogate in base ad accordi territoriali o aziendali, né agli istituti retributivi indiretti o differiti.

I meccanismi applicativi e l’intervento dell’Agenzia

Il quadro operativo è stato definito con precisione dalla circolare numero 2/E del 24 febbraio, un documento che ha fugato i dubbi interpretativi sorti nelle settimane precedenti all’entrata a regime delle norme. L’Agenzia delle Entrate ha specificato, tra l’altro, il trattamento da riservare agli aumenti erogati in più tranche: se il rinnovo contrattuale è stato sottoscritto prima del 2026, la tassazione agevolata si applica esclusivamente sulle somme corrisposte a partire dal primo gennaio, lasciando soggette a tassazione ordinaria le quote già pagate in precedenza. Un altro chiarimento rilevante riguarda il caso in cui l’aumento contrattuale vada ad assorbire un precedente superminimo: anche in questa ipotesi, la parte assorbita può beneficiare dell’imposta sostitutiva. Il meccanismo di riconoscimento è automatico, salva espressa rinuncia scritta del lavoratore, e compete al sostituto d’imposta che provvede ad applicare le aliquote ridotte direttamente in busta paga. Per i dipendenti privi di sostituto, o per coloro che dovessero trovarsi nelle condizioni di dover regolarizzare la propria posizione, resta la possibilità di recuperare le somme in sede di dichiarazione dei redditi. Le somme assoggettate a tassazione agevolata, pur non concorrendo alla formazione del reddito complessivo, vengono comunque computate per determinare la spettanza di eventuali trattamenti integrativi, come il cosiddetto bonus Renzi, evitando così effetti distorsivi a danno del lavoratore.

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