Rigore del questore di Milano sul caso Rogoredo e le autopsie choc al processo Kaufmann: il racconto di una giornata tra cronaca e politica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’apparato dello Stato, quando decide di fare pulizia al proprio interno, può farlo con una determinazione che non ammette repliche, e le parole pronunciate da Bruno Megale, questore di Milano, riguardo al fermo di un assistente capo della Polizia di Stato accusato di omicidio volontario – un delitto che avrebbe avuto come scenario il parco di Rogoredo – non lasciano spazio a fraintendimenti circa la linea che si è scelto di seguire. “Non dobbiamo fare difese Corporative”, ha tenuto a sottolineare Megale con una chiarezza espositiva che suona come una pietra tombale su qualsiasi tentativo di chiudere un occhio, aggiungendo che si procederà con un rigore assoluto, anzi “rigorosissimi”, nei confronti di chi, indossando una divisa, si è macchiato di reati gravi quali quelli che emergono dall’attività investigativa; una presa di posizione netta, quella del questore, che rivendica per il corpo la capacità di possedere “gli anticorpi” necessari per fronteggiare evenienze così dolorose, le quali, purtroppo, possono manifestarsi nel corso delle complesse attività quotidiane di tutela dell’ordine pubblico -3.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano con il procuratore Marcello Viola in prima linea, ha portato alla luce una verità processuale che si discosta radicalmente dalla prima versione fornita dall’agente, gettando uno squarcio di luce sinistro su quanto accaduto quel giorno: secondo la ricostruzione accusatoria, che si basa su testimonianze oculari e su riscontri scientifici inequivocabili, come il Dna del poliziotto rinvenuto sull’arma – una pistola risultata poi essere una replica a salve – il 28enne di origine marocchina sarebbe stato ucciso mentre forse tentava di darsi alla fuga e non dopo un alterco nel quale avrebbe minacciato i tutori della legge, come invece inizialmente sostenuto dallo stesso indagato per giustificare l’uso della propria arma d’ordinanza in una presunta situazione di legittima difesa -3.

Dall’autonomia di Roma al processo per il duplice omicidio a Villa Pamphili

Se a Milano la macchina della giustizia lavora per fare piena luce su un caso di cronaca nera che vede protagonisti proprio coloro che dovrebbero combattere il crimine, a Roma l’attività politica e giudiziaria procede su binari distinti ma ugualmente densi di significato. Da un lato, prosegue il confronto istituzionale tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il sindaco Roberto Gualtieri, un incontro volto a definire i contorni di un progetto ambizioso che mira a conferire maggiori poteri e autonomia alla Capitale, riconoscendone il ruolo peculiare all’interno del panorama nazionale; un disegno di legge che, se portato a compimento, potrebbe effettivamente trasformare le competenze e le risorse a disposizione del Campidoglio per affrontare sfide secolari in materia di trasporti, decoro urbano e gestione dei flussi turistici -1-5.

Dall’altro lato, l’attenzione della cronaca giudiziaria si concentra sulla prima Corte d’Assise di Roma, dove si sta celebrando il processo a carico di Francis Kaufmann, il falso regista americano accusato di aver ucciso la compagna, Anastasia Trofimova, e la loro figlia di appena undici mesi, la piccola Andromeda, i cui corpi vennero ritrovati in un’area boschiva di Villa Pamphili. L’udienza odierna ha visto la deposizione del medico legale Gerardo De Masi, anatomopatologo del policlinico Gemelli, il quale ha esposto alla corte i risultati delle autopsie, dipingendo un quadro di indicibile crudeltà: la bambina, hanno riferito i periti, sarebbe stata tenuta a digiuno per “giorni interi” prima di essere uccisa, un dettaglio agghiacciante emerso dall’esame autoptico che ha rivelato lo stomaco della piccola completamente vuoto -2-6.

L’autopsia e le condizioni della piccola Andromeda

Le parole del medico legale, depositate agli atti del processo che vede Kaufmann imputato per duplice omicidio, hanno descritto con precisione lo stato in cui versava il della neonata, lunga 81 centimetri e dal peso di 9,6 chilogrammi, la cui morte, così come quella della madre, è stata causata da asfissia meccanica conseguente a strangolamento. Un’azione violenta, quella esercitata sulla piccola, tanto da provocarle un edema cerebrale, mentre le condizioni di decomposizione del corpo della Trofimova, parzialmente occultato e rinvenuto in un secondo momento, hanno reso più complesso il lavoro degli esperti, sebbene non abbiano impedito di accertare che la donna non soffrisse di patologie pregresse e che anche lei fosse stata strangolata presumibilmente qualche giorno prima della figlia -6.

Parallelamente a questi sviluppi giudiziari che scuotono le coscienze, l’avvio del Festival di Sanremo porta con sé il consueto carico di aspettative e di polemiche che ne accompagnano la vigilia. Un carosello di ospiti, tra cui figure di spicco del mondo dello sport che si alterneranno sul palco dell’Ariston, e di anteprime, con gli inviati delle principali testate giornalistiche pronte a raccontare ogni retroscena, dalle scelte artistiche ai gossip, in un racconto mediatico che per una settimana catalizzerà l’attenzione del Paese, offrendo un controcanto leggero ma non per questo meno significativo alle notizie di cronaca nera e ai delicati equilibri politici interni.

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