Bombardata la parrocchia di Gaza, padre Romanelli: «Siamo terrorizzati ma non andremo via»
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Redazione Esteri
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«Siamo terrorizzati ma non andremo via da Gaza». A ripeterlo, con voce stanca ma ferma, è padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza City, ferito alla gamba durante l’attacco israeliano del 17 luglio che ha ucciso due persone e ne ha ferite nove, alcune in condizioni gravi. Argentino di origini italiane, 55 anni, religioso della Societas Verbi Divini, Romanelli nonostante lo choc non intende abbandonare la sua missione. Le sue parole, raccolte da giornalisti di tutto il mondo, risuonano come un atto di resistenza in un contesto dove la paura è ormai quotidiana.
L’episodio ha scatenato una nuova ondata di condanne, a partire da quella di Papa Leone XIV, che ha definito «barbarie» sia la guerra a Gaza sia le deportazioni israeliane, accostandole alle politiche migratorie di Trump. Se il premier Benjamin Netanyahu sperava di attenuare le critiche con una telefonata di scuse per il bombardamento della chiesa, il pontefice non ha ceduto a toni concilianti. La sua posizione, netta, riflette quella del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, il quale, dopo una visita di tre giorni a Gaza, ha sottolineato l’ingiustificabilità delle azioni del governo israeliano. «A Gaza non ci saranno riviere», ha dichiarato, alludendo alla mancanza di vie di fuga per una popolazione stremata.




