Bombardata la parrocchia di Gaza, padre Romanelli: «Siamo terrorizzati ma restiamo»
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Redazione Esteri
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«Siamo terrorizzati, ma non andremo via da Gaza». Padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza City, ferito alla gamba durante l’attacco israeliano del 17 luglio, ripete queste parole ai giornalisti che lo raggiungono da ogni angolo del mondo. L’incursione, che ha causato la morte di due persone e il ferimento di altre nove – alcune in condizioni gravi –, ha colpito un luogo di culto che, nonostante tutto, continua a essere un rifugio per chi non ha altra scelta.
Romanelli, argentino di origini italiane e religioso della Societas Verbi Divini, descrive una situazione al limite della sopravvivenza. La paura, che ormai si è insediata nelle vite di chi abita la Striscia, non basta a spingerlo alla fuga. «Qui siamo la loro famiglia», dice, riferendosi ai fedeli e ai civili che cercano riparo tra quelle mura. Le sue parole risuonano come un atto di resistenza, mentre fuori i bombardamenti non danno tregua.
Intanto, dalla Santa Sede arriva un altro messaggio chiaro. Papa Leone XIV, in una telefonata con il presidente palestinese Mahmoud Abbas, ha ribadito la necessità di «proteggere i civili e i luoghi sacri», denunciando l’uso indiscriminato della forza e il trasferimento forzato della popolazione. Il pontefice, secondo quanto riportato dal comunicato vaticano, ha insistito sul rispetto del diritto internazionale umanitario, sottolineando l’urgenza di far arrivare gli aiuti in un territorio dove manca tutto.
La conversazione con Abu Mazen – così come viene chiamato Abbas – si è concentrata anche sulle violenze in Cisgiordania, altro fronte dove la tensione non accenna a calare. Il dialogo tra le parti, ormai ridotto al minimo, lascia poco spazio a soluzioni immediate, mentre la comunità internazionale osserva senza trovare una linea comune. Trump, tornato alla Casa Bianca, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto, ma la sua amministrazione ha sempre sostenuto il diritto di Israele alla difesa, senza però entrare nel merito delle singole operazioni.




