Il Papa supplica per Gaza, il parroco Romanelli: "Restiamo con i più deboli"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la pace nella Striscia di Gaza appare sempre più un obiettivo lontano, la voce della Chiesa si leva con forza per chiedere la fine delle ostilità e denunciare le sofferenze della popolazione. Papa Leone XIV, in un appassionato intervento a braccio al termine dell’udienza generale in Aula Paolo VI, ha rinnovato un “forte appello” a tutte le parti in causa e alla comunità internazionale. “Supplico – ha dichiarato il Pontefice, la cui voce è echeggiata in un silenzio carico di tensione – che siano liberati tutti gli ostaggi, che si raggiunga un cessate il fuoco permanente”. Le sue parole, precise e inequivocabili, hanno incluso anche la richiesta di facilitare l’ingresso degli aiuti umanitari e il rispetto integrale del diritto internazionale, con particolare riguardo alla “tutela dei civili” e al netto rifiuto di qualsiasi “punizione collettiva” o “spostamento forzato della popolazione”.

Quest’ultimo punto, in particolare, tocca una questione diventata drammaticamente attuale e che ha trovato una immediata eco nella posizione della Conferenza Episcopale Italiana. La Cei, infatti, ha espresso piena solidarietà ai Patriarchi di Gerusalemme, sia latino che greco ortodosso, i quali hanno annunciato la loro decisione di non abbandonare la città. La Presidenza dei vescovi italiani ha fatto proprie le parole dei religiosi, sottolineando con fermezza come non possa esserci un futuro costruito “sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o la vendetta”, definendo lo sfollamento forzato un atto ingiustificabile.

Sulla stessa linea, dal cuore del conflitto, giunge la testimonianza diretta di don Romanelli, parroco nella Striscia. Intervenuto tramite il Sir, l’agenzia di informazione dei vescovi, il sacerdote ha spiegato con semplicità e determinazione la scelta di restare. “Abbiamo deciso di restare a fianco dei più deboli semplicemente perché questa è la missione della Chiesa”, ha affermato, aggiungendo che non è possibile “lasciare alla loro sorte le tante persone vulnerabili” che la parrocchia accoglie ormai da quasi due anni. Il suo pensiero, in un passaggio che commuove per la sua concretezza, è volato ai “bambini disabili nelle mani premurose delle suore di Madre Teresa”, agli anziani e ai malati che dipendono dal loro aiuto.

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