Grazia per Mario Roggero, ma i risarcimenti ai familiari delle vittime restano un capitolo aperto
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Redazione Interno
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Mentre la richiesta di grazia per Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio volontario di due rapinatori, fa il suo iter burocratico tra le stanze del Quirinale e i banchi del Consiglio Comunale di Castelfiorentino, i risvolti economici e giudiziari della vicenda non si fermano.
Il gioielliere, entrato nel carcere di Bollate il 17 luglio, si trova al centro di una partita complessa che coinvolge non solo la sua detenzione e la speranza di clemenza, ma anche i risarcimenti dovuti ai familiari delle persone che aveva ucciso durante la rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour.
La grazia e il nodo dei risarcimenti provvisionali
Nelle stesse ore in cui la moglie Mariangela Sandrone chiedeva a Sergio Mattarella "un atto di clemenza e di umanità" per permettere al marito di trascorrere "gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia", i legali delle parti civili hanno fatto sapere di essere pronti ad agire. I familiari dei due rapinatori uccisi e dell'uomo rimasto ferito, infatti, hanno già ottenuto dai giudici il riconoscimento di provvisionali, somme di denaro che Roggero è tenuto a versare in via anticipata rispetto al giudizio definitivo sui danni.
Gli avvocati delle vittime, consapevoli che la carcerazione del loro assistito non sospende gli obblighi civili, hanno annunciato di essere pronti a procedere con pignoramenti per recuperare quanto stabilito, una mossa che getta un'ombra lunga sulla possibilità per la famiglia di Roggero di riprendere una qualche normalità, anche in caso di esito positivo della richiesta di grazia.
La mozione della Lega a Castelfiorentino
Sul fronte politico, la mobilitazione a sostegno del gioielliere continua a raccogliere adesioni. Lunedì 27 luglio, il Consiglio Comunale di Castelfiorentino discuterà una mozione presentata dal gruppo della Lega per chiedere ufficialmente la grazia a nome dell'assemblea cittadina. L'iniziativa, come spiegano i consiglieri Stefano Burgassi, Angelo Fiore e Susi Giglioli, si inserisce in un movimento più ampio che ha visto numerosi Comuni italiani schierarsi a favore di Roggero.
Nelle motivazioni della mozione si legge che, "al di là della vicenda giudiziaria e della sentenza pronunciata", si auspica una riflessione sul "percorso umano di un lavoratore che, dopo essere stato più volte vittima di rapine e minacce nel proprio luogo di lavoro, ha vissuto una situazione di grave paura, percependo come concreto il pericolo per la propria vita e per quella dei propri familiari". Un appello che, pur facendo leva sull'aspetto emotivo, si scontra con la rigidità del diritto penale e con le conseguenze civili già in moto.
I primi giorni a Bollate e l'incontro con Bossetti
Per Mario Roggero, la vita detentiva è appena iniziata, ma il calendario è già segnato da una data fondamentale: il 16 settembre. Quel giorno, il Tribunale di Sorveglianza di Milano discuterà la richiesta di differimento della pena avanzata dalla difesa, un espediente legale per ottenere la sospensione della detenzione in attesa che il Presidente della Repubblica si pronunci sulla domanda di grazia. Nell'attesa, il gioielliere sta scontando la sua pena a Bollate, un istituto noto per le sue politiche rieducative e per la presenza di detenuti eccellenti.
Tra questi, c'è Massimo Bossetti, il muratore condannato in via definitiva per l'omicidio di Yara Gambirasio. Secondo quanto emerso, Bossetti avrebbe avvicinato Roggero per offrirgli il suo aiuto e dei "consigli" per ambientarsi nel difficile contesto carcerario, un gesto che ha riacceso i riflettori mediatici su entrambi i detenuti e sulle loro storie giudiziarie.
Le prospettive lavorative in carcere
Non solo le mura del carcere, ma anche la prospettiva di una riabilitazione lavorativa sembra profilarsi all'orizzonte per Roggero. Fonti vicine all'ambiente penitenziario riferiscono che il gioielliere, data la sua precedente professione e le sue competenze in ambito commerciale e contabile, potrebbe essere impiegato in mansioni amministrative all'interno del penitenziario.
L'ipotesi è che possa lavorare come contabile, un'attività che non solo occuperebbe le sue giornate, ma che rappresenterebbe anche un primo passo verso un percorso di reinserimento sociale, sebbene la condanna per omicidio volontario resti un macigno sul suo futuro giudiziario.
La possibilità di un lavoro in carcere, tuttavia, non intacca la sostanza della vicenda: da un lato la richiesta di clemenza che si basa sulla presunta legittima difesa e sulla condizione di stress post-traumatico, dall'altro l'obbligo di risarcire le famiglie delle vittime, un dovere che prescinde dalla sua condizione detentiva o da un eventuale provvedimento di grazia.
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