Iran e Usa, tregua lampo a Doha: sospesi gli attacchi nello Stretto di Hormuz

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Stati Uniti e Iran hanno concordato una sospensione immediata degli attacchi reciproci nello Stretto di Hormuz, con un primo faccia a faccia fissato per martedì a Doha. La notizia, anticipata da Axios citando un alto funzionario americano, arriva al culmine di una giornata di fuoco che aveva visto i Pasdaran colpire basi statunitensi nei piccoli Paesi del Golfo e il Bahrein chiedere a gran voce un intervento internazionale per scongiurare un conflitto su larga scala.

L'accordo, ancora interlocutorio, getta un'ancora di salvezza in un momento in cui le parole del ministro degli Esteri iraniano Araghchi, che aveva minacciato la chiusura di Hormuz, facevano temere il peggio.

La tensione sale e il golfo si prepara allo scontro

Le ore precedenti all'intesa erano state segnate da una pericolosa escalation. I Pasdaran, il corpo d'élite della Repubblica Islamica, hanno rivendicato azioni militari contro obiettivi americani, alimentando la tensione in una regione già infiammata. La risposta di Washington, con le parole del presidente Trump che non ha escluso un'escalation, aveva spinto il Bahrein a sollecitare l'intervento della comunità internazionale per evitare il collasso della sicurezza nel Golfo.

In questo quadro di crescente fibrillazione, il ministro Araghchi aveva rilanciato la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, un passaggio nevralgico per i flussi petroliferi mondiali, spingendo i due rivali sull'orlo del baratro.

L'incontro di Doha e l'analisi di Chris Hedges

L'accordo per la sospensione degli attacchi e l'incontro di martedì a Doha rappresentano quindi un'inversione di rotta improvvisa, frutto di una mediazione che deve ancora essere ufficializzata. Sul significato di questa tregua, il giornalista e premio Pulitzer Chris Hedges, autore tra gli altri di Un genocidio annunciato, ha offerto un punto di vista critico, paragonando la situazione iraniana alle precedenti paludi mediorientali in cui si sono impantanati gli Stati Uniti.

Secondo Hedges, l'amministrazione americana ripeterebbe gli errori di Afghanistan e Iraq, basandosi su un'errata interpretazione del nemico e su una catastrofica incapacità di comprenderne i limiti, suggerendo che la tregua potrebbe rivelarsi fragile e che i giochi sono tutt'altro che chiusi.

Lo stop agli attacchi e il dossier libanese

La sospensione degli attacchi riguarda esclusivamente le acque di Hormuz, ma lo scenario mediorientale resta complesso e minato da altri fronti di crisi. Nelle ultime ore, il presidente del Parlamento libanese e alleato di Hezbollah, Nabih Berri, ha respinto il quadro di accordo trilaterale negoziato tra Libano, Israele e Stati Uniti. Berri ha motivato il rifiuto sostenendo che il testo non garantisce i diritti di Beirut, riservandosi il diritto all'autodifesa. La posizione di Hezbollah, che aveva già manifestato la propria contrarietà, rende il quadro regionale ancora più instabile.

L'intesa a Doha, per quanto significativa, rischia così di essere un'isola felice in un mare in tempesta, con il dossier libanese che rappresenta un ulteriore e pericoloso banco di prova per la diplomazia internazionale.

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