Spin Time, il Viminale chiude al rientro: nessuno tornerà nel palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme
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Redazione Interno
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Il tavolo tecnico convocato in Prefettura per trovare una soluzione alla vicenda dello Spin Time non ha prodotto i risultati sperati, e la linea del Viminale è emersa netta e chiara dopo giorni di trattative serrate che hanno visto la spossante opera di mediazione della Diocesi di Roma e il tentativo, vano, del Campidoglio.
La decisione è ormai irrevocabile: nessuno dei 400 ex residenti, un tempo cittadini di quasi 30 nazionalità diverse che hanno animato il baricentro sociale dell'Esquilino, avrà il permesso di rientrare in quella che per anni è stata la sua casa all'interno del palazzone Inpdap di nove piani, nonostante il riconoscimento del valore sociale di quell'esperienza, perché l'edificio, occupato dal 2013 e nella lista degli sgomberi della Prefettura, sarà presidiato dalle forze dell'ordine per prevenire tentativi di rientro.
La posizione di Investire SGR: legalità e sicurezza al primo posto
In questo contesto di stallo, Investire SGR, la società di gestione del Fondo Immobili Pubblici proprietaria dell'immobile, ha ribadito la propria posizione attraverso una nota ufficiale, chiarendo con fermezza i motivi che rendono impraticabile un accordo ponte. La società ha tenuto a precisare che non opera con capitali propri ma gestisce i patrimoni di soggetti terzi, prevalentemente enti di previdenza e compagnie assicurative, che a loro volta amministrano il risparmio di milioni di persone.
In quanto gestore professionale, Investire SGR è vincolata da norme inderogabili di legge a curare l'amministrazione di tali patrimoni con diligenza, correttezza e trasparenza, agendo nell'esclusivo interesse dei partecipanti del Fondo, e l'analisi condotta con i consulenti tecnici e legali ha confermato che le condizioni manutentive e di sicurezza dell'edificio sono talmente precarie da precludere qualsiasi ipotesi di utilizzo abitativo, esponendo la società e i suoi amministratori a rilevanti responsabilità civili e penali.
La situazione di via Santa Croce in Gerusalemme, aggravata da un incendio che ha reso necessario l'evacuazione e dal successivo sequestro dell'Autorità Giudiziaria, ha reso l'immobile indisponibile per la durata degli accertamenti, e Investire SGR ha evidenziato come gli anni di occupazione abbiano impedito qualsiasi intervento di manutenzione, determinando una condizione di degrado che rende impraticabile un ripristino in tempi brevi delle condizioni di sicurezza e agibilità.
Nonostante il fallimento del tavolo tecnico, la proprietà ha manifestato una disponibilità a proseguire il dialogo per una possibile cessione dell'immobile, purché avvenga nel rispetto dei valori di mercato e degli obblighi fiduciari verso i partecipanti del fondo, senza concedere soluzioni temporanee che possano configurare un'illegalità o un danno erariale.
Un'emergenza abitativa che si trascina da giorni
La fine dell'esperienza di Spin Time, almeno in quel palazzo, è ormai una certezza, e le conseguenze di questa chiusura si traducono in un'emergenza umanitaria che va avanti da ormai nove giorni, con oltre 250 persone che non hanno trovato rifugio presso amici o conoscenti e che continuano a bivaccare in strada, sotto le tende, affrontando le ondate di calore infernale che hanno messo a dura prova la salute dei più fragili, tanto che un bambino di un anno e mezzo è stato ricoverato in ospedale per un grave stato di disidratazione.
Le condizioni igienico-sanitarie sono sempre più difficili e i medici hanno lanciato allarmi su possibili sincopi e colpi di calore, mentre la Protezione civile e le associazioni del quartiere Esquilino cercano di garantire un'assistenza minima a una comunità che non intende arrendersi.
Dal Viminale è arrivato l'impegno ad aiutare il Campidoglio a trovare una sistemazione alternativa per le persone rimaste in strada, e si stanno studiando gli elenchi degli immobili disponibili per recuperare ogni spazio utile, ma la fine dell'esperienza determina un inevitabile strappo sociale e politico al tessuto della città, perché rischia di scomparire un esempio di integrazione che spesso ha fatto le veci di istituzioni assenti, mentre il sindaco Gualtieri, manifestando l'intenzione di comprare il palazzo, aveva riconosciuto in Spin Time un modello che funziona, seppur nato da un big
Bang di illegalità che il Comune non può accettare. La proposta di acquisizione avanzata da Roma Capitale, che prevedeva un accordo ponte per il rientro emergenziale di almeno 120 persone nelle more delle procedure d'acquisto, è stata respinta dalla proprietà, nonostante l'intervento della Chiesa e gli sforzi profusi per convincere il fondo a cedere l'immobile.
La reazione degli attivisti e il futuro della comunità
La notizia del fallimento della trattativa è stata accolta con dolore e incredulità dalla comunità di Spin Time, che ha visto sfumare la speranza di un rientro a breve termine: l'emozione ha tradito il presidente dell'associazione, Paolo Perrini, uscito in lacrime dall'incontro in Campidoglio, e gli attivisti, dopo un momento di sconforto, hanno riunito la città in un'assemblea pubblica per decidere le prossime mosse di una lotta che non intende arrendersi alla logica del profitto.
La loro determinazione è quella di restituire alla città il palazzo che hanno animato per 13 anni, un luogo che non era solo una risposta all'emergenza abitativa ma un vero e proprio polo culturale e sociale, con un coworking, una libreria, un auditorium e la redazione del giornale Scomodo, un patrimonio che rischia di andare disperso.
Mentre le forze dell'ordine presidiano l'immobile per evitare che alcuni degli ex residenti possano tentare di rientrare, la partita si sposta ora sulla ricerca di nuovi alloggi per le 400 persone, un compito complesso che il Campidoglio dovrà affrontare in tempi strettissimi, consapevole che una soluzione ponte è ormai impraticabile e che la strada dell'acquisto, ancora teoricamente valida, richiederebbe tempi lunghi che la situazione di emergenza non può concedere.
A pesare sulla vicenda c'è anche una sentenza del Tribunale civile di Roma che ha condannato il Viminale a pagare oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero, con una penale mensile di circa 207.000 euro per ogni mese di occupazione successivo al dicembre 2025, un elemento che ha inevitabilmente influenzato le scelte della proprietà e che rende ancora più complessa la ricerca di una soluzione condivisa.
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