Madia lascia il Pd e si accasa in Italia Viva: primo strappo nell’era Schlein
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Redazione Interno
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L’addio, che già da settimane circolava nei corridoi di Montecitorio come una voce insistente, è diventato ufficialità nella giornata di ieri: Marianna Madia, figura storica dell’ala riformista del Partito Democratico e già ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione durante i governi Renzi e Gentiloni, ha annunciato il suo passaggio tra gli indipendenti di Italia Viva. Una decisione, quella della deputata romana, che rappresenta il primo vero scollamento di caratura nazionale ai danni della segreteria di Elly Schlein, messa a dura prova da mesi di tensioni latenti sulla linea estera del partito, sulle alleanze con il Movimento Cinque Stelle e, più in generale, sulla tenuta di quel campo largo che dovrebbe provare a scalfire il centrodestra alle prossime tornate elettorali. Un’operazione trasparente, la sua, se si considera il messaggio citato dall’AGI in cui l’interessata parla apertamente di voler provare a costruire “un pezzo di centrosinistra da un’altra prospettiva”.
La sintonia ritrovata con Renzi
La scelta di approdare nel gruppo guidato da Matteo Renzi non è affatto casuale, ma affonda le radici in un rapporto professionale che li aveva già strettamente legati un decennio fa. Fu proprio l’allora presidente del Consiglio (oggi tornato alla guida dei renziani) a volerla al dicastero per la Pubblica Amministrazione nel 2014, un incarico che Madia ha ricoperto fino al 2018 gestendo delicate riforme burocratiche. Dopo anni di militanza nel Pd, durante i quali ne è stata anche portavoce ufficiale, la rottura con l’attuale gestione Schlein è apparsa ai più come una conseguenza inevitabile, soprattutto alla luce delle posizioni della segretaria ritenute troppo morbide sul conflitto ucraino e troppo vicine all’universo pentastellato. Madia, che nel 2023 aveva sostenuto Stefano Bonaccini alle primarie, ha motivato la sua scelta sottolineando la necessità di “allargare e rafforzare” l’opposizione, citando le stesse parole della segretaria – secondo cui “il Pd da solo non basta” – per giustificare il proprio trasloco altrove.
Le frizioni e la mossa a sorpresa
I segnali di un allontanamento erano già emersi in maniera chiara a marzo, quando Madia non aveva firmato una risoluzione chiave del gruppo dem sulle comunicazioni della premier in materia di politica estera. Un gesto, quello dell’astensione o del voto dissidente, che aveva fatto scattare i radar degli analisti politici, i quali avevano letto in quel gesto il primo vero atto di distacco dalla linea impressa dalla nuova segreteria. La partecipazione, ad aprile, alle cosiddette “Primarie delle idee” – un’iniziativa organizzata proprio dall’entourage di Italia Viva per la costruzione di un programma alternativo – non ha fatto che confermare il progressivo avvicinamento all’area di centro, portando la vicenda a una rapida conclusione. Nella lettera indirizzata alla capogruppo dem Chiara Braga, l’ex ministra ha parlato di una scelta “difficile e sofferta”, specificando che il suo addio non vuole essere una rottura quanto piuttosto un modo per rendere più utile il proprio contributo all’interno di una coalizione più ampia.
Chi è Marianna Madia, la deputata di lungo corso
Romana, classe 1980, Madia vanta un curriculum politico solido che parte da lontano. Entrata per la prima volta alla Camera nell’aprile del 2008 nelle fila del Pd targato Walter Veltroni, ha costruito la sua reputazione legislativa proprio sulla riforma della macchina amministrativa. Laureata in Scienze Politiche con lode e con un dottorato in economia del lavoro alle spalle, vanta una carriera da ricercatrice prima di dedicarsi a tempo pieno alla politica. Dal punto di vista patrimoniale, stando alle dichiarazioni dei redditi depositate alla Camera, il suo reddito complessivo si è attestato intorno ai 108 mila euro nell’ultimo periodo d’imposta, con una lievitazione costante rispetto ai 101 mila del 2021, mentre il patrimonio immobiliare comprende alcune proprietà tra Roma e Fiumicino. A renderla celebre al grande pubblico, oltre alla parentesi governativa, fu anche il suo legame con il produttore cinematografico Mario Gianani, sposato da oltre un decennio e da cui ha avuto due figli; un’unione che, complice una differenza d’età di dieci anni, è stata spesso raccontata dalle cronache rosa, anche se l’interesse pubblico si è sempre concentrato sulle sue scelte politiche.




