Il ritorno del diavolo (in passerella) a Milano, vent’anni dopo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   **Sono passati venti anni – esatti, tondi tondi – dall’uscita de “Il Diavolo veste Prada”, quella perfetta macchina narrativa ispirata al bestseller di Lauren Weisberger che raccontava, senza troppi giri di parole, il lato spietato dell’industria della moda. A distanza di due decenni, scivolati via quasi in sordina tra una tendenza e l’altra, Miranda Priestly (l’inarrestabile Meryl Streep) e la sua ex assistente Andy Sachs (Anne Hathaway) tornano a calcare il grande schermo, regalando al pubblico quel sequelson tanto atteso quanto chiacchierato. Questa volta, però, a fare da contraltare all’immancabile skyline di New York ci sarà un’atmosfera decisamente più glamour, quella italiana, con Milano pronta a giocare in casa.

Era il 2006 quando vedevamo Emily, la prima assistente di Miranda, dannarsi per prepararsi alla settimana della moda di Parigi: smetteva di mangiare e, in punto di svenimento, buttava giù un cubetto di formaggio, rimproverando la nuova collega Andy per quel che allora veniva considerato un vero e proprio sacrilegio. Una versione romanzata, sì, ma non così lontana dalla realtà di un settore che, all’epoca, parlava un linguaggio molto diverso da quello di oggi. E chissà, forse è proprio questo contrasto temporale a fare da sfondo al sequel, in arrivo nelle sale italiane il 29 aprile per 20th Century Studios, dove la frenesia sembra essersi spostata dalle scrivanie di Runway alle luci abbaglianti dei red carpet milanesi.

Milano stende il tappeto rosso (e lo tinge di rosso)

La vigilia dell’uscita ha visto Milano vestirsi a festa in occasione della premiere italiana, un evento che ha catalizzato l’attenzione non tanto per la presenza delle star hollywoodiane – assenti sul red carpet del capoluogo lombardo – quanto per la quantità di volti noti dello spettacolo e dei social che hanno sfilato. Il dress code non è mai stato dichiarato, ma è risultato evidente fin da subito: dal total black al total white, passando per il rosso, colore che è diventato il leitmotiv visivo del tour promozionale. Tra i riflettori, Simona Ventura, Enzo Miccio, Carla Gozzi e Cecilia Rodriguez hanno posato per i fotografi, mentre commentatori e addetti ai lavori si sono sbizzarriti nel giudicare gli abiti. C’era chi definiva certi look “eccessivi” e chi, invece, promuoveva a pieni voti l’audacia cromatica, in una girandola di strass e tessuti che ha trasformato la serata in un vero e proprio palcoscenico parallelo.

Un siciliano (per caso) tra i gioielli di scena

Ma nell’attesa che il pubblico possa immergersi nelle sale, c’è un’altra storia che merita di essere raccontata, una vicenda di quelle che profumano di “american dream” ma con radici ben salde nella terra siciliana. Protagonista è il designer catanese Paolo Longhitano, che non ha creduto ai suoi occhi quando ha ricevuto quella mail tanto improbabile da sembrare una truffa. E invece no: la costumista Molly Rogers, storica collaboratrice del franchise, aveva notato una sua collana in una vetrina di New York e la voleva assolutamente per Meryl Streep. Longhitano, che ha rilevato lo storico marchio di gioielli “Coppola e Toppo”, si è ritrovato così catapultato sui set tra Manhattan e Milano, dove indossa letteralmente i panni di se stesso. In una scena chiave, Anne Hathaway (nei panni di una Andy ormai navigata) apre un armadio stracolmo di collane e orecchini, selezionando proprio le sue creazioni. Non solo: in un cameo girato al “Salumaio di Montenapoleone”, il designer appare accanto a Donatella Versace, Emily Blunt e la stessa Hathaway, regalando al pubblico una parentesi di autentica leggerezza e di spiccato orgoglio italiano.

Quel che colpisce, nella genesi di questa partecipazione, è la casualità con cui tutto è accaduto: una semplice foto scattata in un grande magazzino, un messaggio su Instagram inizialmente scambiato per un fake e poi la corsa contro il tempo per portare i gioielli a New York, fisicamente, di persona, perché una spedizione non sarebbe mai arrivata in tempo per le prove costume. Longhitano, che ha scelto di vivere a Taormina nonostante i continui viaggi tra Dubai e la Grande Mela, rappresenta oggi quella generazione di artigiani che reinterpreta l’heritage in chiave moderna, nutrendosi delle radici per diventare contemporaneo. I suoi pezzi non sono solo accessori, ma veri e propri elementi narrativi che legano la Sicilia alle passerelle internazionali. Per gli spettatori più attenti, insomma, andare a vedere “Il Diavolo veste Prada 2” sarà anche un modo per scovare, magari inconsapevolmente, un brillante pezzo di Italia nascosto tra i veli di tulle e le scalate al potere. Con la stessa intensità di vent’anni fa, ma con un guardaroba decisamente più mediterraneo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.