Bot maggio 2026, Italia piazza 10 miliardi ma i rendimenti salgono sull’annuale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’economia e delle finanze ha fatto centro, almeno stando ai numeri secchi del collocamento, piazzando sul mercato dieci miliardi di euro in due diverse tranche di Bot. La prima, Corposa, da otto miliardi e mezzo, è relativa a un titolo con vita residua di 365 giorni, ossia la classica scadenza a dodici mesi; la seconda, più contenuta, da un miliardo e mezzo, riguarda invece un Bot con vita residua di appena sessantuno giorni, quasi un investimento lampo in termini di carta di Stato. In entrambi i casi, lo si legge nei comunicati diffusi dalla Banca d’Italia per conto del Tesoro, il rapporto di copertura si è attestato ampiamente sopra l’unità: un segnale inequivocabile, questo, di una domanda che ha superato l’offerta, evitando così quegli incagli che talvolta affliggono le aste pubbliche quando gli investitori girano al largo.

L’effetto rendimento: il prezzo scende, lo yield sale

Proprio l’abbondanza di richieste, tuttavia, non ha impedito che emergesse quella che molti operatori hanno definito una “spiacevole sorpresa”. Per il Bot annuale – scadenza fissata al 14 maggio 2027, codice Isin IT0005709289 – il prezzo di aggiudicazione è stato infatti fissato a 97,336 euro. Tradotto: il rendimento netto per l’investitore sale oltre una soglia psicologica, superando il 2,1 per cento. Nel dettaglio degli atti d’asta, il Tesoro ha assegnato tutti gli otto miliardi e mezzo offerti su questa linea, senza lasciarne nemmeno un frammento invenduto, ma il costo del finanziamento per lo Stato italiano registra un rialzo rispetto alle emissioni precedenti. Un meccanico effetto di segno opposto: più il prezzo di acquisto scende, più lo yield implicito cresce, e viceversa.

Il Bot a due mesi (scadenza 14 luglio 2026) viaggia senza scossoni

Diverso l’andamento per il Bot con vita residua di sessantuno giorni, quello collocato sempre martedì 12 maggio 2026 ma con scadenza il 14 luglio successivo. Qui il prezzo di aggiudicazione è stato fissato a 99,643, un valore molto vicino alla pari che lascia intendere un rendimento assai contenuto, come del resto è fisiologico per scadenze brevissime. Anche in questo caso il Ministero dell’economia ha piazzato l’intero ammontare richiesto, un miliardo e mezzo di euro, e la Banca d’Italia ha comunicato che l’asta si è chiusa senza residui. La domanda, pur concentrandosi soprattutto sul titolo annuale, ha mostrato una discreta appetibilità anche per la scadenza breve, segno che la liquidità in eccesso cerca comunque un parcheggio, seppur con modesti ritorni.

Il meccanismo delle aste: copertura e assorbimento integrale

Ciò che conta, nelle comunicazioni del Mef, è l’assenza di invenduto. Entrambe le linee hanno visto un assorbimento totale: otto miliardi e mezzo più un miliardo e mezzo fanno appunto dieci miliardi, l’obiettivo dichiarato dal Tesoro. Il rapporto di copertura, pur non essendo stato dettagliato nei singoli decimali dalle consuete note tecniche della Banca d’Italia, è risultato “ampiamente superiore a uno” in entrambi i casi, il che significa che le richieste degli operatori – primari e non – hanno ecceduto l’offerta. Un classico segnale di fiducia, verrebbe da dire, se non fosse che quel rialzo dei rendimenti sul dodici mesi racconta anche un’altra faccia della medaglia: gli investitori chiedono un premio più alto per prestare soldi allo Stato italiano su un orizzonte annuale, e il meccanismo d’asta ha tradotto questa richiesta in un prezzo d’acquisto inferiore.

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