Lo “schiaffo” di Ceferin a Infantino: l’arbitro respinto dagli Usa fischierà la Supercoppa europea

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   GINEVRA. Se la geopolitica chiude una porta, spesso il calcio ne spalanca un’altra, magari più piccola ma carica di significati politici inequivocabili. Omar Artan, il direttore di gara somalo che appena quarantott’ore fa veniva rispedito in Africa dopo undici ore di interrogatorio all’aeroporto di Miami – escluso quindi dai Mondiali in corso nonostante la FIFA lo avesse incluso nella lista ufficiale dei fischietti – è stato designato dalla UEFA per dirigere niente meno che la finale di Supercoppa europea.

Una decisione, quella annunciata giovedì dal presidente Aleksander Ceferin, che sa di chiara e deliberata provocazione nei confronti del numero uno del calcio mondiale Gianni Infantino, il quale – appena un giorno prima – aveva liquidato l’affare Artan invitando tutti a “chill and relax”.

Un responso secco e una scelta che non lascia spazio a interpretazioni

L’ente del calcio europeo, d’intesa con la Confédération Africaine de Football (Caf) guidata da Patrice Motsepe, ha ufficializzato che il 34enne arbitro – eletto miglior fischietto africano del 2025 – salirà in cattedra il 12 agosto alla Red Bull Arena di Salisburgo, dove si sfideranno i parigini del Paris Saint-Germain (campioni della Champions League) e l’Aston Villa (vincitore dell’Europa League).

La motivazione ufficiale, rilasciata a caldo da Ceferin, suona quasi come una critica implicita alla gestione della vicenda da parte degli Stati Uniti e della stessa FIFA: “Il calcio è fatto per unire le persone – ha spiegato il presidente UEFA – e noi vogliamo mostrare il nostro rispetto per Omar e le sue straordinarie capacità arbitrali, che gli erano valse una nomination così prestigiosa”.

Parole che, lette in controluce, fotografano il disappunto per l’accaduto a Miami, dove le autorità hanno negato l’ingresso al diretto di gara adducendo vaghi “legami con sospetti terroristi” senza tuttavia produrre prove concrete.

L’odissea dell’arbitro e il silenzio (imbarazzato) della FIFA

La vicenda, che aveva assunto i contorni di un caso diplomatico proprio alla vigilia del fischio d’inizio del Mondiale, aveva visto protagonista un arbitro in possesso di visto regolare e passaporto diplomatico, bloccato per ore e infine rimpatriato a Istanbul sotto scorta. Tornato in Somalia, Artan è stato accolto come un eroe dal presidente e da migliaia di cittadini, mentre il presidente Infantino si affrettava a precisare che la FIFA “non è la regina del mondo” e non può imporre nulla sui controlli di polizia dei singoli Stati.

Una presa di distanza, quella del massimo dirigente, che non ha però convinto Ceferin: la scelta di affidargli una finale europea – tra l’altro mai diretta prima da un arbitro africano – rappresenta un chiaro “contentino” istituzionale, ma anche un segnale di rottura con la gestione opaca della sicurezza da parte del governo americano.

I presupposti tecnici per la designazione, va detto, ci sono tutti: Artan vanta una carriera in ascesa, culminata con la direzione della finale di ritorno della CAF Champions League lo scorso mese. Tuttavia, il tempismo dell’annuncio – a Mondiali appena iniziati – lascia intendere che qui non si tratti solo di merito sportivo, ma di una precisa volontà di dare visibilità a un caso che ha messo in imbarazzo l’intero movimento calcistico mondiale.

Mentre le polemiche per il veto migratorio dell’amministrazione Trump si attenuano a fatica, la UEFA ha gettato un salvagente ad Artan, trasformando una brutta pagina di cronaca nera (legata alle restrizioni sui visti e alle accuse di associazioni con Al Shabab, mai verificate) in un’occasione per rivendicare l’autonomia del calcio dalle ristrettezze imposte dalla politica estera.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.