Infantino e la vigilia dei Mondiali tra elogi a Trump, il bus per l’Iran e il caso dell’arbitro somalo
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Redazione Sport
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Città del Messico si prepara a fare da apripista, domani sera allo stadio Azteca, per quella che è destinata a restare la Copa del Mundo più discussa e, nelle intenzioni, la più spettacolare della storia, almeno stando a quanto filtra dalla conferenza stampa tenuta ieri da Gianni Infantino.
Il numero uno della Fifa, alla vigilia del fischio d’inizio tra i padroni di casa del Messico e il Sudafrica, ha spaziato dai temi tecnici – definendo il torneo apertissimo, con una dozzina di possibili sorprese tra cui persino la Norvegia – fino alle annose questioni geopolitiche che da mesi avvolgono l’organizzazione di questa prima edizione a 48 squadre.
Senza mezzi termini, e con quella schiettezza che ormai lo contraddistingue, Infantino ha ribadito un concetto che è una vera e propria professione di fede: senza l’intervento diretto di Donald Trump – oggi presidente degli Stati Uniti a pieno titolo e da oltre un anno alla Casa Bianca – un evento di questa portata sul suolo americano sarebbe stato semplicemente impossibile da realizzare.
“Ho un ottimo rapporto con lui – ha dichiarato il presidente – e ne sono felice, perché senza il suo impegno credo che sarebbe stato impossibile organizzare una Coppa del Mondo negli Stati Uniti”. Una dichiarazione che arriva mentre i riflettori sono puntati anche su altre due vicende giudiziarie e amministrative di non poco conto, che hanno costellato il count-down per il calcio d’inizio.
La prima riguarda la nazionale iraniana, la cui presenza qui era data per scontata da nessuno, viste le tensioni internazionali e le restrizioni sui visti che hanno colpito anche quindici membri del suo staff tecnico. Infantino, a tal proposito, ha lasciato trasparire un certo orgoglio personale: “Sono molto felice per l’Iran. Quando andai a trovarli ad Antalya, qualcuno diceva che sarebbe stato impossibile. Io promisi che sarebbero venuti e che, se necessario, avrei guidato personalmente il pullman da Teheran. alla fine non è servito, l’hanno guidato da soli, ma quello è lo spirito del calcio”.
L’arbitro Omar Artan e i limiti del potere Fifa
Non sono mancate, durante l’incontro con la stampa, le domande scomode, in particolare quella relativa al caso di Omar Artan, il direttore di gara somalo che avrebbe dovuto debuttare nella fase finale del mondiale ma a cui è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti all’aeroporto di Miami. Una vicenda, questa, che suona come un duro colpo per l’immagine di un torneo che si vuole globale e inclusivo, ma di fronte alla quale Infantino ha invitato alla prudenza e al realismo.
“È un peccato, una situazione spiacevole quello che è successo all’arbitro – ha ammesso il numero uno del calcio mondiale – ma la verità è che noi non possiamo controllare tutto. Ci possiamo provare, discuterne, parlare, ma dobbiamo rispettare il fatto che non siamo i re del mondo che possono comandare sui governi o sulle forze di polizia”.
Un’ammissione di potere limitato, quella del leader della Fifa, che ha paragonato l’accaduto a una ipotetica futura organizzazione di un mondiale femminile nel Regno Unito: “Trovereste normale che la Fifa dica al governo britannico chi far entrare e chi no?”.
Dal fronte delle polemiche politiche, il racconto si sposta su un’innovazione squisitamente tecnica e romantica, che restituisce un po’ di poesia a questo sport spesso sporcato dagli interessi economici. È stata infatti annunciata una modifica sostanziale al cerimoniale degli inni nazionali: non più solo gli undici titolari in campo, ma l’intera rosa dei ventisei convocati, schierata al centro del rettangolo verde.
A suggerire la novità, come rivelato dallo stesso Infantino, sarebbe stato Alessandro Del Piero, il campione italiano che proprio entrando dalla panchina (allora erano consentite solo tre sostituzioni) segnò il gol del definitivo 2-0 alla Germania nella semifinale del 2006. “Mi disse: ‘Perché non fate entrare tutti? Facciamo tutti parte della stessa squadra’ – ha raccontato Infantino –. L’idea è piaciuta a tutti, calciatori e allenatori, ed è stato bellissimo realizzarla”.
Un pensiero, quello per la sua nazionale, che forse idealmente si lega a un altro ricordo d’infanzia svelato dal presidente, il quale ha voluto dedicare un pensiero commosso a Evaristo Beccalossi. Il fantasista dell’Inter, scomparso di recente, è stato per Infantino “il primo numero 10 che ho amato, incondizionatamente”, un uomo che “non mi ha mai lasciato solo, prima da idolo, poi da amico”.




