Deliveroo sotto controllo giudiziario a Milano, l’accusa è di caporalato digitale su migliaia di rider

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Milano, con un provvedimento firmato dal pubblico ministero Paolo Storari, ha esteso il proprio mirino sulle piattaforme del food delivery disponendo il controllo giudiziario in via d’urgenza per Deliveroo Italy srl, la società che gestisce le consegne di cibo a domicilio per conto del colosso britannico. L’esecuzione della misura, avvenuta nella mattinata del 25 febbraio 2026 da parte dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, segue di appena una settimana l’analogo provvedimento già notificato a Foodinho, società del gruppo spagnolo Glovo, e si inserisce in un’inchiesta più ampia che i magistrati coordinano ormai da anni sulle cosiddette “nuove forme di sfruttamento” legate all’economia delle piattaforme -3-7.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e messo nero su bianco in un’ordinanza di circa sessanta pagine, il meccanismo di sfruttamento avrebbe coinvolto un numero impressionante di lavoratori: si parla di circa tremila rider nella sola area milanese e fino a ventimila sull’intero territorio nazionale, tutti formalmente inquadrati come autonomi con partita Iva, ma nei fatti etero-diretti da un algoritmo che ne determinava turni, compensi e persino la possibilità di lavorare -1-4. Una gestione, quella definita dagli stessi magistrati come “caporalato digitale”, che avrebbe permesso all’azienda di corrispondere ai fattorini compensi orari talmente bassi da collocarsi, in numerosi casi, fino al novanta per cento al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat e rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali del settore logistica, quelli stipulati dalle sigle sindacali maggiormente rappresentative -2-6.

Dalle testimonianze raccolte – e sono oltre cinquanta i rider sentiti a verbale, molti dei quali di origine nigeriana e pakistana – emerge un quadro di indigenza assoluta: giovani uomini costretti a pedalare per dieci, dodici, talvolta diciassette ore al giorno, sette giorni su sette, per racimolare pochi euro a consegna, una cifra che, al netto delle spese per il mantenimento della bicicletta o del motorino, lasciava loro in tasca appena lo stretto necessario per pagarsi una stanza in condivisione e inviare qualche decina di euro alle famiglie nei paesi d’origine -5-10. Il pm Storari, nel suo provvedimento, ha sottolineato come la retribuzione corrisposta non fosse in alcun modo proporzionata né alla quantità né alla qualità della prestazione, violando di fatto il dettato costituzionale che garantisce al lavoratore un’esistenza libera e dignitosa -1-9.

L’amministratore giudiziario nominato, Massimiliano Poppi, avrà ora il compito di affiancare la società – e in particolare il suo amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi, iscritto nel registro degli indagati – per vigilare sul rispetto delle normative e procedere alla regolarizzazione delle posizioni lavorative dei rider, che dovranno essere ricondotte entro i binari di un rapporto subordinato laddove ne sussistano i presupposti -4-7. L’azienda, da parte sua, ha fatto sapere di stare esaminando la documentazione ricevuta dall’autorità giudiziaria e di voler collaborare pienamente alle indagini, mentre gli investigatori continuano ad analizzare i flussi di dati e i meccanismi algoritmici che, di fatto, sostituiscono l’organizzazione imprenditoriale umana con una gestione automatizzata del lavoro, con tanto di sistemi di reward e penalizzazione che incidono sul numero di consegne assegnate -2-5.

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