Msc aggira il blocco di Hormuz con una rotta ibrida tra nave e tir
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Redazione Esteri
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Il mar Rosso è diventato un campo minato, lo stretto di Hormuz un imbuto dove il traffico marittimo globale si è arenato in più di un’occasione nel corso del 2026. Eppure, c’è chi ha deciso di non subire il blocco e anzi di smontarne pezzo per pezzo la logica paralizzante. Mediterranean Shipping Company (Msc), la più grande compagnia container al mondo, ha appena annunciato una mossa che per molti armatori sarebbe sembrata fantascienza fino a sei mesi fa: una nuova rotta che evita del tutto il transito per Hormuz, utilizzando invece un asse misto che combina navi di grande e piccola stazza con una fila sterminata di tir pronti a valicare il deserto.
Il nuovo servizio “Europe – Red Sea – Middle East Express” e il ruolo di Gioia Tauro
L’annuncio ufficiale, contenuto in una comunicazione interna alla clientela, definisce il servizio come una risposta alla crescente domanda di collegamenti tra Europa e Mar Rosso “e al difficile scenario in Medio Oriente”. Nessuna ipotesi, nessuna data di avvio sperimentale: il servizio è già operativo e regolare. La novità più rilevante per l’Italia – e lo dico senza enfasi – è che il nuovo corridoio scalerà obbligatoriamente l’hub portuale di Gioia Tauro, nel reggino, trasformandolo in un nodo nevralgico dello scambio tra il Mediterraneo e il Golfo. Da lì, i container non proseguiranno per Suez, bensì verranno smistati su navi minori destinate a un porto del Medio Oriente che la compagnia non ha voluto rendere pubblico, ma che gli addetti ai lavori indicano in Salalah (Oman) o in un altro scalo sulla costa araba.
Danzica, Klaipeda e Bremerhaven: il Nord Europa si riorganizza
I porti di partenza, o comunque toccati dalla nuova linea, sono concentrati nel Nord Europa: Danzica, in Polonia, e Klaipeda, in Lituania, oltre a Bremerhaven, in Germania. Una scelta che non è affatto casuale, perché il traffico container dalla Scandinavia e dai paesi baltici verso il Golfo Persico ha subito ritìi pesantissimi dopo l’azzeramento quasi totale delle transitate in alcuni giorni del 2026 attraverso Hormuz. Msc ha quindi deciso di spostare il baricentro logistico a ovest, utilizzando navi grandi per la tratta Europa-Gioia Tauro e navi più piccole, agili e meno esposte a rischi bellici, per l’ultimo tratto verso il Mar Rosso meridionale. Una volta sbarcati i container in un porto amico – l’Oman non ha chiuso le proprie acque – il viaggio prosegue via terra.
Il serpentone di tir tra Oman ed Emirati Arabi: la frontiera dimenticata diventa un’autostrada
È a questo punto che entra in scena l’immagine più sorprendente dell’intera operazione. Al valico di frontiera tra Oman ed Emirati Arabi Uniti, quello secondario che porta a Hatta, gli automobilisti di passaggio si sono trovati davanti un serpentone lunghissimo, silenzioso, ordinato e stracarico di containers su rimorchi pesanti. Un luogo solitamente calmo e poco transitato – lo raccontano le poche testimonianze raccolte sul posto – è stato trasformato in un crocevia di tir e articolati più simile al valico del Brennero che a un valico desertico. Questi camion, si spiega nei documenti operativi di Msc, vengono caricati direttamente dai porti omaniti e trasportano i container fino a destinazione negli Emirati, evitando completamente lo Stretto di Hormuz. Il tutto senza bisogno di trasbordi ulteriori: dal porto di partenza europeo al cliente finale, la merce viaggia sotto un unico contratto di spedizione.
Le conseguenze sul costo dei noli, che dopo mesi di relativa calma stavano tornando a salire, sono ancora da valutare sui mercati. Quel che è certo è che Msc ha appena aperto una strada – letteralmente – che molti davano per impraticabile. E l’ha fatto senza clamore, con una soluzione ibrida che mescola nave e gomma, grande portata e piccola stazza, rotte blu e polverose strade di frontiera.




