La procura di Roma indaga sulla Flotilla, ipotesi di sequestro e tortura
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Redazione Interno
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Mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un intervento al Senato, definiva "cinismo sbandierato a favore di telecamera" l'iniziativa della Global Sumud Flotilla, gli uffici della procura di Roma aprivano un fascicolo che inquadra quei medesimi eventi sotto una luce ben diversa, e certamente più grave. Agli inquirenti, infatti, la vicenda che ha visto come protagonisti i volontari italiani non appare come una mera operazione di propaganda, bensì come una serie di azioni riconducibili a reati di notevole entità, quali il sequestro di persona e la tortura, ai danni degli stessi attivisti. Le indagini, che al momento procedono contro ignoti, si basano sugli esposti depositati dagli avvocati che assistono la delegazione nazionale, la quale, dopo essere stata fermata in acque internazionali, è stata condotta in carcere prima dell'espulsione verso l'Italia.
Il quadro delle accuse formalizzate dagli avvocati
Il nucleo dell'inchiesta penale, avviata dalla procura capitolina, poggia su un ventaglio di ipotesi delittuose che vanno ben oltre la semplice contestazione politica. Oltre al sequestro di persona, che costituisce il capo d'imputazione principale, i magistrati stanno valutando il reato di danneggiamento con connesso pericolo di naufragio, un'ipotesi che trae origine dalle manovre messe in atto per l'intercettazione delle imbarcazioni. A completare un quadro già di per sé severo, negli atti depositati dai legali vengono ipotizzati anche il tentato omicidio e gli atti di tortura, delitti questi ultimi che, se confermati, attribuirebbero alla vicenda una piega ancor più drammatica e di violazione dei diritti fondamentali.
L'avvio delle audizioni in procura con i parlamentari
Le prime fasi investigative stanno ora coinvolgendo direttamente i rappresentanti politici che erano a bordo della Flotilla, i quali vengono ascoltati nella veste di persone informate sui fatti. Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico, è stato il primo a fornire la sua ricostruzione ai pm romani, un colloquio che si è tenuto per dare un volto e una voce a quanto accaduto. Nei prossimi giorni toccherà ad altri parlamentari, come Marco Croatti del Movimento 5 Stelle e Benedetta Scuderi di Alleanza Verdi e Sinistra, nonché all'europarlamentare democratica Annalisa Corrado, portare il proprio contributo per fare chiarezza sulla dinamica degli eventi.
Il prossimo step con l'ascolto dei trentasei attivisti
Il percorso giudiziario, che si preannuncia articolato, vedrà un passaggio cruciale nelle prossime settimane, quando i magistrati procederanno all'ascolto di tutti i trentasei attivisti italiani che hanno preso parte alla missione umanitaria. Quel ciclo di audizioni, fondamentale per cristallizzare le diverse testimonianze e per confrontarle con gli elementi già acquisiti, servirà agli inquirenti per valutare la sussistenza o meno degli estremi dei reati contestati, cercando di ricostruire, nel dettaglio, le azioni subite dai volontari dal momento del fermo in mare fino alla detenzione e all'espulsione.




