Piazza Affari, il risiko bancario si accende: Intesa rilancia su Mps, Delfin aderisce e Unipol corre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta di Piazza Affari si apre all’insegna dei movimenti selettivi nel comparto finanziario, con gli investitori chiamati a scontare il nuovo equilibrio creatosi nel risiko bancario dopo il fine settimana. Al centro dell’attenzione c’è il rilancio di Intesa Sanpaolo sull’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Banca Monte dei Paschi di Siena, una mossa che ha spinto il titolo di Ca’ de Sass in territorio positivo e che ha trascinato al rialzo anche Rocca Salimbeni.

Il mercato, tuttavia, non si muove in modo uniforme: se da un lato l’istituto guidato da Carlo Messina e la banca senese guadagnano terreno, dall’altro si registrano pesanti realizzi su altri titoli coinvolti nelle operazioni straordinarie in corso, a partire da Mediobanca.

I numeri del rilancio su Monte dei Paschi

La decisione comunicata nella serata di sabato dal consiglio di amministrazione straordinario di Intesa Sanpaolo prevede un incremento di 25 centesimi per azione della componente in denaro dell’offerta, che passa così da 1 euro a 1,25 euro per ciascuna azione Mps conferita in adesione. Il rapporto di concambio resta invece invariato a 1,6 nuove azioni Intesa Sanpaolo per ogni titolo della banca senese.

Sulla base dei prezzi ufficiali del 5 giugno 2026 utilizzati come riferimento, il corrispettivo complessivo esprime una valorizzazione di 10,341 euro per azione Mps, incorporando un premio del 15,3% rispetto alla quotazione di 8,970 euro registrata in quella data. In caso di adesione totalitaria all’offerta, il controvalore complessivo dell’operazione è indicato in circa 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi rappresentati dalla componente in azioni e 3,8 miliardi dalla quota in contanti.

L’impegno di Delfin e il nodo dell’assemblea del 29 ottobre

Il rilancio ha prodotto un effetto immediato sul fronte degli azionisti: Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che detiene il 17,6% del capitale di Mps, ha assunto nei confronti di Intesa Sanpaolo un impegno ad aderire all’Opas con l’intera partecipazione detenuta, pari a 534.676.825 azioni. L’intesa raggiunta prevede anche che la holding lussemburghese partecipi all’assemblea ordinaria e straordinaria convocata da Monte dei Paschi per il 29 ottobre, tenendo condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta a quella data.

Il voto assembleare assume un ruolo centrale perché Intesa Sanpaolo ha subordinato l’efficacia della propria offerta all’esito di alcune delibere: qualora l’assemblea di Mps approvi una o entrambe le offerte pubbliche di scambio promosse dal management senese su Banco Bpm e Banca Generali, o anche solo la riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria, Ca’ de Sass ha annunciato che non rinuncerà alle condizioni di efficacia e considererà definitivamente inefficace l’Opas.

Le reazioni a Piazza Affari

Sul listino milanese, il titolo di Monte dei Paschi di Siena si muove in rialzo, beneficiando del nuovo scenario che vede il principale azionista schierato con l’offerente. Intesa Sanpaolo, dal canto suo, registra un progresso più contenuto, con il mercato che valuta l’impatto dell’aumento della componente cash sull’economia complessiva dell’operazione.

La vera protagonista della seduta è però Unipol, che avanza con decisione: il gruppo assicurativo bolognese, già indicato come possibile partner industriale nell’ambito del progetto di integrazione tra Mps e Bper, guadagna oltre il 2,6% e si porta a 26,48 euro. Il movimento riflette le attese per un consolidamento del settore che potrebbe coinvolgere la rete distributiva di Bper e Monte dei Paschi, con un potenziale ampliamento della presenza sul territorio.

Il crollo di Mediobanca e i timori sul delisting

Sul fronte opposto, Mediobanca è il titolo che paga il prezzo più alto: le azioni di Piazzetta Cuccia arretrano fino al 5,4%, scivolando sui minimi da giugno e attestandosi intorno ai 25,18 euro. La ragione del crollo risiede nel venir meno delle condizioni che avevano alimentato le attese di fusione tra l’istituto guidato da Alberto Nagel e Monte dei Paschi.

Il progetto di integrazione tra le due realtà, che secondo il piano originario avrebbe dovuto portare a un delisting di Mediobanca, appare ora molto più incerto dopo l’impegno di Delfin a favore di Intesa Sanpaolo e la possibilità concreta che l’Opas di Ca’ de Sass diventi efficace, modificando radicalmente lo scenario industriale ipotizzato dal management senese. Gli operatori scontano dunque un possibile rinvio o addirittura l’abbandono del percorso di aggregazione, con conseguenze pesanti sulla valutazione del titolo.

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