Delfin al bivio tra Intesa e Mps, l'assemblea del 29 ottobre decide il risiko

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il futuro del consolidamento bancario italiano si decide anche a Lussemburgo, nella sede di Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio che vale circa 40 miliardi di euro. Con il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, la holding presieduta da Francesco Milleri è il primo azionista di Rocca Salimbeni, una posizione che la pone al centro di una partita destinata a ridisegnare gli equilibri del credito nazionale.

La partecipazione, davanti al 13,49% di Francesco Gaetano Caltagirone e al 4,86% del ministero dell'Economia, assegna alla cassaforte un peso determinante sia nella formazione del quorum sia nell'esito delle votazioni in arrivo.

Due strade sul tavolo della holding

Sul tavolo di Delfin ci sono due opzioni contrapposte. La prima porta a Ca' de Sass: aderendo all'offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps, la holding conferirebbe il proprio pacchetto ricevendo in cambio una quota nell'ordine del 4% del capitale della banca guidata da Carlo Messina, oltre alla componente in contanti prevista dall'offerta. Il cash andrebbe ad alimentare una cassa che si aggira intorno agli 8 miliardi di euro.

L'alternativa consiste nel sostenere la strategia difensiva di Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, che punta a costruire un terzo polo bancario attraverso le due offerte lanciate su Banco Bpm e Banca Generali. Il successo di queste operazioni porterebbe in dote a Delfin un aumento della quota in Generali fino al 10%, grazie al dividendo straordinario del 4% del Leone promesso agli azionisti di Siena in caso di perfezionamento di una delle due ops.

Il mandato a Lazard e la legacy di Leonardo Del Vecchio

La cassaforte ha affidato a Lazard il mandato di esaminare le alternative, in un quadro che intreccia valutazioni finanziarie e l'eredità strategica del fondatore. Negli investimenti in banche e assicurazioni, Leonardo Del Vecchio puntava a costruire campioni finanziari internazionali sul modello Luxottica, giganti in grado di accompagnare la crescita oltre confine delle imprese italiane. In quest'ottica, seguire la legacy del fondatore potrebbe significare il supporto al take-over di Intesa.

La decisione finale spetterà al consiglio di amministrazione di Delfin, un board a cinque membri che conserva ampi margini di autonomia grazie allo statuto blindato voluto dal fondatore. A Milleri, che presiede anche EssilorLuxottica, lo statuto attribuisce poteri che non vengono formalmente intaccati dai nuovi equilibri interni alla famiglia.

La partita nella governance tra gli eredi

La scelta sul risiko si intreccia con una partita tutta interna alla holding, quella della successione tra gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio che da quattro anni non riesce a chiudersi. Ciascun erede possiede il 12,5% di Delfin e per modificare le regole della cassaforte serve l'unanimità. La rottura con Leonardo Maria Del Vecchio, uscito da Luxottica dopo aver definito la gestione di Milleri "distaccata" e "impersonale", ha modificato gli equilibri interni.

Milleri ha risposto all'ANSA auspicando che "si possa chiudere la successione di Leonardo Del Vecchio, si plachino queste polemiche inutili e infondate e si lasci l'azienda continuare nel suo percorso di crescita". Il quartogenito del fondatore, dal palco del Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha replicato sostenendo che i soci di Delfin "ragioneranno per identificare la migliore offerta economica e la migliore prospettiva per il futuro", aggiungendo che un eventuale campione finanziario italiano va costruito "col consenso dei soci" e non per decisione del solo Milleri.

Il nodo giudiziario e la passivity rule

Sullo sfondo resta il fascicolo aperto dalla procura di Milano, che a novembre ha iscritto nel registro degli indagati Milleri, Caltagirone e Lovaglio con le accuse di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. Secondo i pm milanesi, i tre avrebbero concordato l'offerta pubblica di scambio con cui Mps ha acquisito il controllo di Mediobanca, tenendo l'accordo nascosto a Consob, Bce e Ivass. Gli indagati hanno sempre respinto ogni addebito.

Nel frattempo, Intesa Sanpaolo ha presentato alla Consob un esposto in cui chiede di valutare le criticità legate alle operazioni annunciate da Mps dopo il lancio dell'Opas, con particolare riferimento alla passivity rule prevista dall'articolo 104 del Testo Unico della Finanza, che limita le iniziative del management della società oggetto di offerta.

L'appuntamento del 29 ottobre

Il primo banco di prova sarà l'assemblea straordinaria di Mps convocata per il 29 ottobre, chiamata a pronunciarsi sul piano difensivo di Lovaglio. Il pacchetto di azioni in mano a Delfin avrà un peso determinante sull'esito della votazione, in un contesto in cui Intesa attende le approvazioni della Banca Centrale Europea e delle autorità antitrust per avviare la propria offerta, puntando a completarla entro la fine di dicembre, prima che il Monte possa lanciare le proprie controfferte.

Il sottosegretario all'Economia Federico Freni, intervenuto al Forum Ambrosetti, ha definito l'operazione di Intesa "strutturata, importante e intelligente" e la contromossa del Monte "difensiva, meno strutturata", aggiungendo che "solo una ha la possibilità di andare in porto". Il governo ha mantenuto una posizione di neutralità, con il ministero dell'Economia che non parteciperà al voto con il proprio pacchetto residuo, come ha confermato lo stesso Freni: "Non abbiamo mai influenzato l'andamento della banca.

Prova ne è il fatto che non abbiamo partecipato alla scorsa assemblea e così continueremo".

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