Unicredit torna a guardare a Mps, con il nodo Delfin al centro del risiko
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Redazione Economia
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Il risiko delle partecipazioni bancarie italiane, che da mesi anima le cronache finanziarie, sembra conoscere una nuova, significativa evoluzione. Unicredit, guidato da Andrea Orcel, avrebbe infatti riaperto il dossier Monte dei Paschi di Siena, concentrando la propria attenzione sulla consistente quota di capitale, pari al 17,5%, detenuta dalla holding Delfin della famiglia Del Vecchio. Operazione che, secondo quanto riportato da indiscrezioni di stampa e analisi di mercato, potrebbe configurarsi come una mossa strategica per il gruppo di Piazza Gae Aulenti, permettendogli di consolidare la propria posizione domestica senza, per questo, rinunciare ad altre ambizioni estere.
Mentre a Piazza Affari si entra nel cosiddetto "secondo tempo" delle possibili fusioni, che passa più dai delicati rinnovi dei consigli di amministrazione in scadenza che da offerte pubbliche di acquisto dirette, il tavolo di Mps è entrato nel vivo. L'eventuale ingresso di Unicredit nel capitale della banca senese, tramite l'acquisizione del pacchetto Delfin, viene visto con favore da alcuni analisti. Gli esperti di Deutsche Bank, ad esempio, considerano la manovra un'opzione praticabile per raggiungere obiettivi di crescita in Italia, un segnale che l'ipotesi non è affatto remota e che anzi viene studiata con attenzione dagli addetti ai lavori.
La mossa, d'altronde, risponderebbe a più esigenze. Da un lato, soddisferebbe le aspettative del governo di Giorgia Meloni, che punta a un rafforzamento del sistema bancario nazionale; dall'altro, conferirebbe a Unicredit un ruolo di primo piano, tanto che alcuni, come l'analista David Grinsztajn di Alphavalue, parlano senza mezzi termini di un possibile "nuovo padrino" del settore. Il percorso, peraltro, non si limiterebbe al solo Mps: l'interesse, secondo alcune ricostruzioni, potrebbe estendersi anche alla partecipazione del 10,5% che Delfin detiene in Generali, in un disegno che mirerebbe a creare un polo finanziario di enorme influenza. Si tratta di un risiko che, dopo la presa di Mediobanca, si sposta appunto dalle banche alle loro partecipazioni incrociate, complicando e al tempo stesso arricchendo il quadro delle possibili alleanze.




