Padre Pierre ucciso in Libano, il dolore del Papa per il sacerdote massacrato mentre soccorreva i feriti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il sud del Libano continua a sanguinare, e questa volta a cadere sotto i colpi dell'artiglieria è stato un uomo di chiesa, un pastore che aveva scelto di non abbandonare il suo gregge. Padre Pierre Al-Rahi, parroco maronita cinquantenne di Qlayaa, villaggio a pochi chilometri dal confine israeliano, è morto lunedì pomeriggio dopo essere rimasto gravemente ferito in un bombardamento. L'episodio, destinato a lasciare un segno profondo nel già tragico scenario mediorientale, si è consumato in un crescendo di violenza: un primo colpo di un carro armato Merkava aveva centrato un'abitazione, ferendo il proprietario, Clovis Boutros, e sua moglie. Padre Pierre, insieme ad alcuni giovani del villaggio, si è precipitato sul posto per prestare i primi soccorsi, e mentre erano lì, impegnati a caricare i feriti, un secondo proiettile ha colpito la stessa casa, falciando il sacerdote e altre persone accorse.

“Fede, pace e speranza”: le ultime parole del parroco di Qlayaa poche ore prima della morte

A rendere la vicenda ancora più lacerante è la consapevolezza con cui quell'uomo viveva la sua missione. Solo due ore prima di morire, padre Pierre era intervenuto a Tele Lumière, emittente cristiana libanese, e le sue parole erano state quelle di un testimone, non di un combattente. «In mezzo ai bombardamenti con ogni sorta di armi», aveva dichiarato con una serenità che oggi appare profetica, «le armi in nostro possesso rimangono la fede, il desiderio di pace e la speranza nella risurrezione dopo l’attuale passione». Un testamento spirituale, quello del parroco di San Giorgio, che suona come una denuncia silenziosa della follia della guerra. Nei giorni precedenti, del resto, aveva partecipato a manifestazioni pubbliche, come quella a Marjayoun, dove insieme ad altri residenti aveva ribadito l'intenzione di non muoversi dalle proprie terre, nonostante gli ordini di evacuazione dell'esercito israeliano. «Quando difendiamo la nostra terra», aveva detto, «lo facciamo in modo pacifico, portando solo le armi della pace, del bene, dell'amore e della preghiera».

Il racconto di quanto accaduto dopo il secondo attacco è frammentario ma concorde. Le squadre della Croce Rossa libanese sono riuscite a recuperare i corpi e a trasportare i feriti all'ospedale governativo di Marjayoun. Le immagini che restano sono quelle, tremende, di un uomo su una barella, con un infermiere che gli regge la nuca. Padre Pierre, ferito gravemente a una gamba, non ce l'ha fatta: è morto, come hanno riferito fonti locali, quasi sulla porta dell'ospedale. Con lui sono rimasti feriti anche Elias Boulos, Paul Fares e Lilian al-Sayed. Il sindaco di Qlayaa, Hanna Daher, ha parlato chiaro: si è sfiorata una strage, perché dopo la prima esplosione c'era molta gente radunata per aiutare. Una dinamica, questa, che ha sollevato più di un interrogativo sulla precisione e la proporzionalità dell'attacco.

La reazione del Vaticano e la vicinanza della Cei alla comunità maronita

Dalla Santa Sede è arrivata immediata la voce di Papa Leone XIV. In una nota diffusa dalla Sala Stampa, il Pontefice ha espresso il suo «profondo dolore» non solo per la morte del sacerdote, ma per tutte le vittime innocenti di questi giorni in Medio Oriente, «per i tanti bambini, e per chi prestava loro soccorso». Una precisazione, quest'ultima, che acquista un peso specifico enorme alla luce di quanto accaduto a padre Pierre. Il Papa, si legge nel comunicato, segue gli eventi «con preoccupazione» e prega «perché cessi al più presto ogni ostilità». Non è un caso, forse, che il Vaticano abbia voluto menzionare esplicitamente il parroco di Qlayaa: la sua morte rappresenta un salto di qualità nella tragedia, colpendo non solo la popolazione civile, ma coloro che incarnano la presenza stessa della Chiesa in quelle terre martoriate.

A fare da eco alla voce del Papa è stato anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che ha inviato un messaggio al patriarca di Antiochia dei Maroniti, Béchara Boutros Raï. Le parole di Zuppi sono dense di significato in un contesto in cui il linguaggio della diplomazia spesso si scontra con la brutalità dei fatti: «Esprimo il profondo cordoglio e la vicinanza della Chiesa in Italia a Lei e alla comunità cristiana, ferita da questo ulteriore dolore causato dalla violenza cinica e insensata di un conflitto che sparge sangue e distruzione». Il cardinale ha parlato apertamente di «martirio», definendo l'esempio di padre Pierre un seme gettato in un terreno di odio e divisione, e ha annunciato che venerdì 13 marzo, durante la Giornata di preghiera e digiuno promossa dalla Cei, sarà ricordato il sacerdote ucciso.

Il contesto: villaggi cristiani nel mirino e la paura di uno sfollamento di massa

La morte di padre Pierre Al-Rahi non è un caso isolato, ma si inserisce in un'escalation che sta mettendo in ginocchio il sud del Libano. Fonti locali riferiscono che elementi armati di Hezbollah si sarebbero infiltrati in alcune zone, compreso il villaggio di Qlayaa, attirando di fatto la risposta israeliana. Lo stesso sindaco Daher ha però negato con forza che nella casa colpita ci fossero combattenti, parlando di «bugie» e ribadendo che all'interno c'erano solo residenti e soccorritori. Il timore, concreto, è che dietro le operazioni militari ci sia un disegno più ampio per spingere la popolazione civile, inclusa quella cristiana, ad abbandonare i villaggi storici a sud del fiume Litani. Padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, ha descritto la situazione come un vero e proprio dramma umanitario: la gente non vuole andarsene, ma lasciare le proprie case significa, oggi, finire per strada o in rifugi precari, in un Paese già stremato da una crisi economica senza precedenti. E mentre centinaia di migliaia di persone fuggono verso nord, la Chiesa locale, con i suoi preti e i suoi volontari della Caritas (padre Pierre ne era cappellano regionale), cerca di rimanere un baluardo di presenza e di speranza, anche quando quella speranza costa la vita.

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