L’inflazione vola al 3,2% a maggio, Panetta: “Rischio scenari peggiori”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a maggio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato un incremento dello 0,4% rispetto ad aprile, balzando su base annua al 3,2%: un’accelerazione netta, se si considera che il mese precedente, ovvero ad aprile, questo stesso dato si era fermato al 2,7%.
bresciaoggi
+1
A determinare questa fiammata – la più intensa dall’autunno del 2023, quando il carovita raggiunse picchi ben più elevati prima della successiva fase di rallentamento – è stata essenzialmente la componente energetica, i cui effetti a cascata si stanno rivelando particolarmente insidiosi per i bilanci delle famiglie italiane. bresciaoggi +1
L’energia, insomma, torna a mordere: i beni energetici non regolamentati, quelli cioè soggetti alle dinamiche di mercato, hanno visto un rincaro del 12,6% su base annua, in netta accelerazione rispetto al +9,6% di aprile, mentre la componente regolamentata è passata dal 5,3% al 5,8%. open +1
L’effetto domino del conflitto e la replica di Bankitalia
La radice di questo nuovo shock risiede, come è stato ampiamente documentato, nel conflitto in corso nell’area del Golfo Persico e nelle ripercussioni sullo Stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per i rifornimenti petroliferi globali; la crisi energetica che ne è derivata ha finito per riversarsi direttamente sui listini dei carburanti, e da lì, a catena, sull’intero sistema dei trasporti e della logistica. open +1
Non a caso, i servizi legati alla mobilità hanno subito un’impennata dei prezzi dal +0,6% di aprile al +1,8% di maggio, mentre i servizi ricreativi e culturali (insieme a quelli per la cura della persona) sono passati da un +2,6% a un +3,0%. open +1
A gettare ulteriore benzone sul fuoco, nel corso della presentazione delle considerazioni finali della Banca d’Italia, è stato il governatore Fabio Panetta, il quale – pur riconoscendo che l’economia nazionale tenga meglio del previsto in alcuni frangenti – ha voluto mettere in guardia l’opinione pubblica e gli operatori finanziari: in scenari particolarmente avversi, ha spiegato, se il conflitto dovesse prolungarsi provocando ulteriori danni alle infrastrutture petrolifere, l’inflazione potrebbe toccare un picco superiore al 6%, rischiando di radicarsi in modo persistente al di sopra del bresciaoggi +1
Target del 2% fissato dalla Bce. bresciaoggi +1
Numeri alla mano: dove pesa di più il caro vita
Scorrendo i dati nel dettaglio, emerge come l’aumento dei prezzi non sia stato omogeneo ma abbia colpito con particolare virulenza alcune voci strategiche; oltre agli energetici, infatti, hanno contribuito al rialzo anche i prezzi dei beni alimentari, sebbene questi ultimi abbiano mantenuto una dinamica più stabile rispetto all’energia, con il cosiddetto “carrello della spesa” fermo a una crescita del 2,3%. bresciaoggi +1
Più preoccupante, forse, è il dato relativo all’inflazione di fondo (core inflation), che esclude gli alimentari freschi e le fonti energetiche proprio per misurare la pressione sottostante: questo indicatore è infatti salito dall’1,6% di aprile all’1,8% di maggio, segnale inequivocabile che le tensioni stanno iniziando a contagiare settori anche molto lontani dal mercato del petrolio, come i servizi e i beni manifatturieri. open +1
Un’accelerazione, quella dei prezzi, che arriva in un momento storico particolare, con i mercati finanziari in subbuglio e la Banca Centrale Europea (dove Panetta siede nel consiglio direttivo) che si appresta a decidere il da farsi sul fronte dei tassi di interesse, in una riunione caldissima prevista per l’11 giugno. open +1
Le ripercussioni internazionali e il contesto mediorientale
Sullo sfondo di questi rincari, che restituiscono alla cronaca economica un’espressione dimenticata come “stagflazione”, si muovono le rotte del commercio globale e, purtroppo, anche gli eventi bellici in Medio Oriente: il 30 maggio, oltre ai numeri dell’Istat, le agenzie di stampa hanno riportato notizie relative a bombardamenti israeliani che avrebbero colpito una chiesa ortodossa greca e una scuola cristiana nella regione di Marjaayoun, nel sud del Libano, episodi sui quali le ricostruzioni ufficiali restano contrastanti (fonti libanesi parlano di missili israeliani, mentre l’esercito di open +1
Tel Aviv attribuisce i danni a razzi di Hezbollah). Sebbene si tratti di un fronte distinto rispetto a quello iraniano, la situazione contribuisce a mantenere altissimo il livello di incertezza geofinanziaria, alimentando la volatilità delle materie prime e rendendo particolarmente complesso il compito delle banche centrali, chiamate a domare un’inflazione che non accenna a mollare la presa. bresciaoggi +1




