L’Europa affonda in rosso, il greggio vola e Panetta lancia l’allarme inflazione
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Redazione Economia
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Seduta ampiamente negativa per le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente, dove il rosso regna sovrano a metà pomeriggio. A pesare sul sentiment degli investitori – già provato da settimane di altissima volatilità – è il dualismo esplosivo tra la cronica debolezza della locomotiva tedesca e l’incandescente crisi mediorientale, che continua a tenere in scacco le forniture energetiche globali. Milano cede oltre un punto percentuale, allineandosi di fatto alla débâcle di Parigi, mentre Londra e Francoforte non riescono a tenere il passo, segnando anch’esse un deciso arretramento; solo la piazza tedesca, seppur in territorio negativo, limita i danni grazie ai conti brillanti di Sap, che guadagna un consistente 5%.
Germania, maglia nera della fiducia
L’economia tedesca, che tradizionalmente funge da traino per l’intera area euro, mostra segnali di forte cedimento strutturale. L’indice Ifo, che misura il clima di fiducia delle imprese, è crollato ad aprile a 84,4 punti, toccando il livello più basso dal lontano maggio 2020, quando il mondo era paralizzato dalla pandemia da Covid-19. Questo dato, peggiore delle più pessimistiche previsioni degli analisti (che si attendevano un valore vicino a 85,5), fotografa una realtà industriale in seria difficoltà, esposta al caro energia e alle catene di approvvigionamento sempre più incerte. Troppo elevato è il rischio, per un’economia manifatturiera come quella tedesca, di rimanere schiacciata dall’aumento dei costi di produzione senza la possibilità di trasferirli interamente sui prezzi finali.
Stretto di Hormuz chiuso, il Brent vola sopra i 106 dollari
Il vero pomo della discordia, in questo avvio di seduta del 24 aprile, resta però il blocco navale nello Stretto di Hormuz. Attraverso quel passaggio strategico, lo si ricorda, transita normalmente un quinto del greggio mondiale. Oggi, invece, lo Stretto resta sbarrato. Né Washington né Teheran hanno fornito segnali di un prossimo disgelo o di un ritorno al tavolo dei negoziati di pace; anzi, il presidente americano Donald Trump – al secondo anno del suo nuovo mandato alla Casa Bianca – si è concentrato sulla crisi tra Israele e Libano, annunciando una proroga di tre settimane al cessate il fuoco. L’impasse totale sulla questione iraniana sta facendo letteralmente lievitare le quotazioni: il Brent supera quota 106 dollari al barile, mentre il Wti si riavvicina pericolosamente a quota 100, alimentando i timori di una nuova ondata inflattiva.
Panetta: la Bce vigila per fermare la spirale dei prezzi
In questo quadro di profonda incertezza, arriva la voce autorevole del governatore di Bankitalia, Fabio Panetta. Intervenendo a Napoli, il banchiere centrale ha voluto lanciare un messaggio rassicurante ma fermo: i conflitti in corso, e lo si è visto con l’impennata odierna del greggio, rischiano di alimentare una nuova impennata dei prezzi. L’allarme di Panetta non è affatto banale, considerando che il Consiglio direttivo della Bce segue con "grande attenzione" l’evoluzione geopolitica, ponendosi un obiettivo chirurgico: evitare che si riaccenda una spirale inflazionistica simile a quella che ha colpito le economie occidentali tra il 2021 e il 2023. Il governatore ha ricordato che la moneta è prima di tutto un patto di fiducia sociale; un patto che, di fronte a carovita improvvisi e a un denaro privato (come le criptovalute) sempre più invadente, rischia di indebolirsi pericolosamente se non sorretto da un’azione pubblica decisa e coordinata.




