Garlasco, l'ex pm Venditti attacca: "Accuse ridicole, è accanimento"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Venditti, l'ex procuratore aggiunto di Pavia oggi indagato nell'ambito delle indagini della procura di Brescia, ha respinto senza mezzi termini ogni addebito riguardante il suo operato nell'inchiesta per l'omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nel 2007. In un'intervista televisiva, il magistrato ha definito "ridicola" la contestazione che lo vede coinvolto, ovvero l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari per aver chiesto l'archiviazione di Andrea Sempio, l'imprenditore da anni al centro della vicenda giudiziaria. Venditti, rivendicando le scelte processuali compiute all'epoca dei fatti, ha liquidato la nuova inchiesta come "fumo", sostenendo la piena legittimità del suo lavoro e denunciando un clima di accanimento nei suoi confronti.

Il labirinto informatico e l'iter della restituzione

Parallelamente al fronte delle dichiarazioni pubbliche, prosegue il capitolo, non meno intricato, che riguarda il computer in dotazione all'ex pm. La Cassazione, come noto, ha disposto per la terza volta la restituzione del dispositivo a Venditti, annullandone il sequestro deciso nell'ambito dell'inchiesta Clean 2. A seguito di tale pronuncia, il legale del magistrato, Domenico Aiello, ha formalmente richiesto alle procure di Brescia e di Pavia di poter riavere il personal computer, il quale – è stato riferito – contiene l'intero patrimonio documentale e dati di Venditti, utilizzato anche dopo il suo pensionamento dall'attività giudiziaria. Una vicenda che sottolinea, tra l'altro, la complessità degli incroci procedurali tra i diversi uffici inquirenti coinvolti.

Il peso delle nuove indagini su Sempio

Mentre Venditti ribadisce la sua posizione, le investigazioni su Andrea Sempio procedono lungo un binario autonomo, sebbene collegato. Gli inquirenti, stando a quanto trapelato, avrebbero consolidato negli ultimi tempi alcuni elementi cardine dell'accusa, i quali mirerebbero a delineare un movente finora non esplicitato in sede processuale. Tra i punti su cui gli investigatori avrebbero concentrato le loro attenzioni figurerebbero, secondo queste indiscrezioni, reperti biologici e materiale fotografico rinvenuto nell'abitazione della vittima, elementi che comporrebbero un quadro probatorio distinto rispetto alle tematiche oggetto dell'inchiesta sulla corruzione.

Il dicembre decisivo per un cold case

Il mese in corso si preannuncia dunque cruciale per un caso che, dopo anni, continua a dividere l'opinione pubblica e a sollevare interrogativi sull'operato della magistratura. Da un lato, infatti, si attende l'evolversi delle indagini bresciane sulla condotta di Venditti, con le sue vibranti difese che alimentano il dibattito; dall'altro, prosegue il lavoro investigativo sugli aspetti sostanziali del delitto, che potrebbe portare a sviluppi significativi sulla posizione di Sempio. Due filoni distinti, quello sulla presunta corruzione e quello sull'omicidio, il cui svolgimento – benché separato – continua a intrecciarsi nelle aule dei tribunali e nelle cronache dei giornali.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.