Tragedia ad Ascoli, la coppia trovata morta in tenda: “Lei l’ho vista crescere, lui era qui il giorno prima. Una cosa allucinante”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il freddo di quella notte, l’ultima trascorsa su quel greto del fiume Tronto a pochi passi dal cimitero di Borgo Solestà, deve essere stato insopportabile. E forse è proprio per contrastare le rigide temperature di febbraio che all’interno di quella tenda di circa tre metri per tre, montata sotto il ponte della circonvallazione in via San Serafino da Montegranaro, avevano acceso una stufetta. Un rimedio precario, alimentato a legna – materiale facilmente reperibile in quella zona – che si è trasformato in una trappola mortale. Perché l’ipotesi verso cui convergono i primi accertamenti, sebbene spetti all’autopsia la parola definitiva, è quella di un’intossicazione da monossido di carbonio, il killer silenzioso che non lascia scampo. Il cane di Evandro, un cagnolino rimasto accanto a loro per ore, era vivo ma intontito quando i soccorritori sono arrivati sabato mattina, quasi a voler vegliare quei due corpi ormai senza vita in attesa che qualcuno venisse a rompere quell’incantesimo macabro -1-3.

A dare l’allarme, stando a una prima ricostruzione, è stata un’amica di Maria Alejandra Nigrotti – questo il nome completo della ragazza, 32 anni, di origine colombiana – che, non riuscendo a mettersi in contatto con lei, ha deciso di chiedere aiuto. Sul posto, in pochi minuti, sono arrivate le ambulanze del 118, i vigili del fuoco partiti dalla caserma di via del Commercio, e quindi agenti della polizia e carabinieri. Ma per Evandro Maravalli, 29enne di origine brasiliana, e per Alejandra non c’era ormai più nulla da fare. Il personale sanitario non ha potuto che constatare il decesso, avvenuto presumibilmente diverse ore prima, durante la notte tra venerdì e sabato. Il sostituto procuratore Mara Flaiani, dopo il sopralluogo, ha disposto la ricognizione cadaverica, affidata al medico legale dell’Azienda sanitaria territoriale, e nelle prossime ore si procederà con l’autopsia presso l’obitorio dell’ospedale Mazzoni. Un passaggio obbligato per fugare ogni dubbio e accertare con certezza le cause della morte, anche se l’ipotesi della fuga di monossido resta al momento la più accreditata, portando gli inquirenti a valutare eventuali responsabilità penali legate alla gestione di quel piccolo e fatale braciere -1-3.

La città, nel frattempo, cerca di dare un senso a una vicenda che appare assurda, e lo fa attraverso la voce di chi quei due ragazzi li conosceva bene. Sandro Biondi, titolare dell’omonimo bar-tabaccheria di via del Trivio, li frequentavano da anni e con loro aveva un rapporto di familiarità quotidiana. “Quando ho saputo che si trattava di loro non riuscivo a crederci. Non riesco a capacitarmi” racconta, visibilmente scosso. “Alessandra la conoscevo da quando aveva 14 o 15 anni, praticamente l’ho vista crescere. Era una ragazza sempre allegra, nonostante le sue problematiche, e non era difficile incrociarla in città” -2. Ed è proprio lui a confermare un dettaglio che rende il dramma ancora più lancinante: la giovane era incinta, al quinto o sesto mese di gestazione. Un bambino che aspettavano e che, come loro, non ce l’ha fatta -2. “Anche per questo – osserva il tabaccaio – mi sembra strano che stesse lì, in una tenda, in una notte freddissima. Io sapevo che aveva un alloggio all’istituto Santa Marta, messole a disposizione dai servizi sociali. Non pensavo proprio che avesse deciso di dormire lì”.

Emerge infatti che la coppia, o quantomeno la ragazza, fosse seguita dai servizi sociali del Comune e dall’Ast, e che un alloggio le fosse stato effettivamente assegnato. Una scelta, quella di rinunciarvi per restare accanto al compagno in una situazione di precarietà, che lascia spazio a molte domande ma poche risposte -1. Evandro, invece, il giorno prima della tragedia era passato proprio al bar di via del Trivio. “Era qui venerdì, scherzava, aveva con sé il cagnolino – ricorda Biondi – sembrava tutto a posto. Per il presente posso escludere che avessero problemi di dipendenze; in passato non so, ma adesso no, sicuro. Loro venivano qui, ma non è che entrassi nella loro vita privata” -2. Quello che resta, ora, è l’immagine di una ragazza solare e di un ragazzo che amava il suo cane, e il ricordo di un sorriso che non c’è più. Una cosa allucinante, per usare le parole di chi li ha conosciuti, che ha trasformato una tenda sul greto del fiume nell’epilogo di una storia d’amore e di vita, spezzata dal sonno eterno del monossido.

L’allarme e i soccorsi

La scoperta dei corpi, avvenuta nella tarda mattinata di sabato 21 febbraio, ha mobilitato un imponente dispositivo di soccorso. Una donna, preoccupata per la mancata risposta della sua amica, ha contattato il numero per le emergenze, indicando la zona di via San Serafino da Montegranaro, la strada che conduce al cimitero. Percorsa la stradina che costeggia il ponte e scende verso il fiume, i soccorritori si sono imbattuti nella tenda verde, una struttura abbastanza ampia da permettere a una persona di stare in piedi. All’interno, i due giovani erano già privi di sensi. Il medico legale, giunto sul posto insieme al magistrato, ha escluso a una prima ispezione segni evidenti di morte violenta, concentrando l’attenzione su una piccola stufa, prontamente sequestrata dalla polizia scientifica per gli accertamenti del caso.

Le indagini e il ruolo dei servizi sociali

La Procura di Ascoli ha aperto un fascicolo per fare piena luce sull’accaduto, e la squadra mobile della questura, supportata dal reparto scientifico, sta lavorando per ricostruire le ultime ore di vita della coppia. Gli investigatori hanno già iniziato ad ascoltare amici e conoscenti, nel tentativo di delineare un quadro chiaro delle loro abitudini e delle loro frequentazioni. Un tassello importante riguarda il rapporto con i servizi sociali: alla ragazza, infatti, era stato offerto un alloggio, che lei avrebbe però deciso di non utilizzare per rimanere con il compagno, al momento disoccupato. Una scelta che getta una luce più nitida, seppur dolorosa, sulla loro condizione di marginalità e sulla volontà di affrontarla insieme, fino alle estreme conseguenze.

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