Trovati morti in una tenda ad Ascoli, Alejandra ed Evandro e il bambino che aspettavano. Si indaga per una stufetta accesa nella notte.
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il freddo dell’inverno, quello che nelle ultime ore si era fatto particolarmente pungente lungo il greto del fiume Tronto, potrebbe averli spinti a cercare un calore proibito, un tepore che da mercoledì scorso tenevano acceso dentro quella tenda montata in un angolo nascosto della città, a pochi passi dal cimitero di Borgo Solestà, sotto il ponte di via San Serafino da Montegranaro. È lí, in quel riparo di fortuna che guarda al camposanto, che ieri mattina i soccorritori hanno fatto una scoperta davanti alla quale non hanno potuto fare altro che fermarsi, impotenti: i corpi senza vita di Maria Alejandra Nigrotti, 32 anni, di origini colombiane, e di Evandro Maravalli, 29 anni, brasiliano, giacevano all’interno, con loro un cagnolino, ancora vivo ma visibilmente intontito, che aveva vegliato i due padroni per ore, come ultimo, silenzioso testimone di quella che appare essere stata una notte fatale.
A dare l’allarme, nella tarda mattinata di sabato, è stata un’amica della donna, una di quelle persone che condividono con loro la precarietà di un'esistenza ai margini e che, non riuscendo a mettersi in contatto con Alejandra, ha temuto il peggio, chiamando i soccorsi. Sul posto, una zona già nota per la presenza di alcuni senza fissa dimora che trovano riparo in allestimenti di fortuna, sono giunte le ambulanze del 118, i vigili del fuoco, agenti della squadra mobile della Questura e i carabinieri; ma per i due giovani, e per il bambino che la donna portava in grembo ormai all'ottavo mese di gravidanza, non c’era ormai più nulla da fare, come constatato dal medico legale intervenuto con il magistrato di turno per i primi rilievi.
L’ipotesi del monossido e la stufetta sotto la lente degli inquirenti
Tra le pieghe di quella tenda, una struttura di circa tre metri per tre, alta abbastanza da permettere a una persona di stare in piedi, l’attenzione degli investigatori si è subito concentrata su un oggetto: una piccola stufetta, alimentata a legna – materiale facilmente reperibile nella zona boscosa vicino al fiume – che la coppia probabilmente utilizzava per scaldarsi durante le ore notturne. Una soluzione di sopravvivenza che, secondo l’ipotesi al momento più accreditata dalla Procura di Ascoli, potrebbe essersi trasformata in una trappola mortale a causa delle esalazioni di monossido di carbonio, un gas letale perché inodore e incolore, che in ambienti chiusi e poco ventilati come quello, uccide silenziosamente. I primi accertamenti medico-legali hanno escluso segni evidenti di morte violenta sui corpi, indirizzando cosí le indagini verso questa pista, sebbene gli inquirenti, come da prassi, non chiudano la porta ad altre eventualità, in attesa che siano i riscontri scientifici a fornire risposte certe.
Vite seguite dai servizi sociali e una scelta di campo dal finale tragico
Dalle prime ricostruzioni, emerse anche attraverso le testimonianze di chi li conosceva, come il titolare di un bar del centro che frequentavano e che ricordava Alejandra fin da quando era ragazzina – descrivendola come una persona solare nonostante le sue difficoltà –, si delinea il ritratto di una coppia seguita dai servizi sociali del Comune. Alla donna, in particolare, era stato messo a disposizione un alloggio presso l’istituto Santa Marta, una sistemazione che avrebbe però rifiutato, forse per non separarsi dal compagno, attualmente senza occupazione, una scelta di campo, quella di restare accanto a Evandro nella tenda lungo il fiume, che adesso assume i contorni di una decisione drammaticamente definitiva. Un amico della coppia, intervistato dai cronisti locali, ha raccontato di aver visto Evandro il giorno prima della tragedia, mentre scherzava e teneva al guinzaglio il suo cagnolino, senza che nulla lasciasse presagire l’epilogo, un frammento di normalità in un'esistenza comunque difficile che rende ancora più stridente il silenzio di quelle ore successive.
Autopsia e accertamenti per fare luce sulle cause della morte
Le salme di Maria Alejandra Nigrotti ed Evandro Maravalli sono state trasferite all’obitorio dell’ospedale Mazzoni, dove nei prossimi giorni il medico legale eseguirà l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria, un atto dovuto per stabilire con certezza le cause del decesso e fugare ogni dubbio residuo. La Procura, che ha aperto un fascicolo, potrebbe inoltre disporre esami tossicologici per verificare l'eventuale assunzione di sostanze, anche se questa evenienza, allo stato attuale e considerata la gravidanza avanzata della donna, appare meno probabile agli investigatori. Nel frattempo, gli agenti della squadra mobile continuano a sentire amici e conoscenti, nel tentativo di ricostruire gli ultimi movimenti e le ultime ore di vita della coppia, cercando di mettere insieme i tasselli di una vicenda che ha scosso la città, consegnando alla cronaca la fine di tre vite, due giovani e un bambino che stava per nascere, spentisi nell'indifferenza di una notte fredda, dentro una tenda a pochi metri dal fiume.




