Tragedia di Ascoli, la morte in tenda e il fantasma del monossido: aperta un'inchiesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ritrovamento, sabato mattina, dei corpi senza vita di Maria Alejandra Nigrotti ed Evandro Maravalli all'interno di una tenda montata sul greto del fiume Tronto, nel quartiere ascolano di Borgo Solestà, ha squarciato il velo su una dimensione di fragilità estrema che la cronaca fatica a raccontare. Lei, trentadue anni, di origine colombiana, era incinta di circa sette mesi e quel bambino che portava in grembo, la cui vita si è spenta insieme a quella della madre, rappresenta la terza vittima di una vicenda che ha spinto la Procura della Repubblica ad aprire un fascicolo. L'ipotesi investigativa al momento più accreditata, come riportato dalle agenzie di stampa e dagli organi di informazione locale, è quella di un'intossicazione da monossido di carbonio, probabilmente sprigionato da una stufetta a legna che i due avevano acceso per contrastare il rigore della notte -1-3. Sarà l'autopsia, già disposta e in programma nei prossimi giorni presso l'ospedale Mazzoni, a dover fugare ogni dubbio sulle cause del decesso, sebbene i primi rilievi del medico legale abbiano escluso segni evidenti di violenza sui corpi, trasferiti all'obitorio a disposizione dell'autorità giudiziaria -1-6.

I soccorsi inutili e la fedeltà del cane

A lanciare l'allarme, nella tarda mattinata di sabato, è stata un'amica della donna, una conoscente che, non riuscendo a mettersi in contatto con lei da ore, ha deciso di chiedere l'intervento dei soccorsi, temendo che fosse successo qualcosa -2. Sul posto, una zona isolata a pochi passi dal cimitero cittadino e non lontano dalla circonvallazione, si sono precipitati i vigili del fuoco, i sanitari del 118 con diverse ambulanze e le forze dell'ordine, inclusi gli agenti della squadra mobile e della scientifica. Ma per la coppia non c'era già più nulla da fare. Un particolare, raccontato da chi è intervenuto, ha aggiunto un alone di struggente malinconia alla tragedia: accanto ai due giovani, a vegliarli, c'era il loro cane, ancora vivo nonostante qualche segno di malessere, rimasto fedele accanto ai padroni per ore -3-9.

Il percorso di assistenza e il rifiuto dell'ultimo alloggio

La dinamica degli eventi e la ricostruzione delle ultime settimane di vita della coppia hanno aperto un fronte di interrogativi, amplificati dalle reazioni che hanno trovato spazio sui social network. In molti hanno puntato il dito contro un presunto abbandono da parte dei servizi sociali, accusati di non aver fatto abbastanza per sottrarre due persone in difficoltà e una donna in gravidanza ai rischi di una vita ai margini. Tuttavia, dalle prime verifiche effettuate dal Comune di Ascoli e dagli stessi inquirenti, emerge un quadro più complesso, che racconta di una presa in carico avvenuta e di aiuti concreti, seppure rivelatisi tragicamente inefficaci. La Nigrotti, infatti, si era rivolta ai servizi sociali lo scorso 31 ottobre e da allora le era stato garantito un percorso di assistenza che, attraverso un bed and breakfast, l'aveva poi portata al Villaggio Santa Marta del Centro Accoglienza Vita, una sistemazione gratuita che lei stessa aveva chiesto di poter rinnovare fino al termine della gravidanza, il cui parto era previsto per aprile -2-10.

Il compagno, Evandro Maravalli, ventinovenne di origini brasiliane e disoccupato, aveva invece dichiarato di aver trovato ospitalità presso un amico, una circostanza che sarebbe stata verificata e che lo aveva portato a rinunciare, di fatto, all'assistenza diretta -2-10. Il nodo cruciale, che ora gli investigatori cercheranno di sciogliere sentendo amici e conoscenti, è capire come e perché la coppia abbia trascorso quella notte, e forse anche le precedenti, in una tenda sul greto del fiume. L'ipotesi, al vaglio di chi indaga, è che Alejandra, non volendo separarsi dal compagno, abbia deciso di rinunciare all'alloggio garantito per stargli accanto, una scelta d'amore che potrebbe essersi trasformata in una trappola mortale quando la temperatura è calata e hanno acceso quell'improprio sistema di riscaldamento -6-9.

Le parole del vescovo e l'appello del sindaco

Di fronte a una perdita che ha scosso l'intera città, il vescovo di Ascoli, monsignor Gianpiero Palmieri, ha scelto la sobrietà e il silenzio, invitando a non cercare facili commenti ma a rispettare un dolore che appare immenso e incomprensibile -2. Le sue parole, pronunciate a caldo, hanno ricordato a tutti che la priorità, in momenti come questi, è la compassione per tre vite spezzate. Il sindaco Marco Fioravanti, dal canto suo, ha dovuto fronteggiare le prime polemiche, cercando di arginare quella che lui stesso ha definito la tendenza a emettere giudizi affrettati. In una dichiarazione pubblica, il primo cittadino ha confermato che la coppia era nota e seguita, che esisteva una rete sociale - composta da Caritas, centro di accoglienza e servizi sociali - che si era attivata, ma che evidentemente non è bastata. Ha parlato, Fioravanti, della necessità di rafforzare questa rete, di imparare la lezione da quanto accaduto per affinare la capacità di ascolto dei bisogni più reconditi, quelli che portano una persona a preferire una tenda gelida e una stufetta improvvisata alla sicurezza di un alloggio, pur di non abbandonare chi si ama -2.

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