Ascoli, la morte di Alejandra ed Evandro in una tenda e il lavoro dei servizi sociali
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Redazione Interno
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Il ritrovamento dei corpi senza vita di Maria Alejandra Nigrotti ed Evandro Maravalli, sabato mattina in una tenda montata sul greto del fiume Tronto, ad Ascoli Piceno, ha squarciato il velo di indifferenza che spesso avvolge le periferie esistenziali, quelle storie di fragilità che si consumano lontano dai riflettori e che, quando irrompono nella cronaca, lo fanno sempre con la forza dirompente di una tragedia annunciata. Lei, trentadue anni, di origini colombiane, era incinta di sette mesi; lui, ventinove, brasiliano, e con loro, nel sonno eterno della precarietà, c'è anche il bambino che aspettavano, una vita spezzata ancora prima di vedere la luce. A lanciare l'allarme, nella gelida mattinata del 21 febbraio, è stata un'amica della donna, insospettita dal silenzio e dall'impossibilità di mettersi in contatto con lei; quando i soccorritori sono giunti sul posto, nell'area di Borgo Solestà a ridosso del cimitero, per la coppia non c'era ormai più nulla da fare, e accanto a loro, quasi a vegliare su quel sonno senza risveglio, c'era il loro cane, sopravvissuto ma visibilmente provato -9.
L’ipotesi del monossido e l’apertura di un fascicolo
La Procura di Ascoli ha immediatamente aperto un fascicolo per fare luce sulla vicenda, disponendo l'esame autoptico sui corpi della ragazza e del compagno, trasferiti all'ospedale Mazzoni, un atto dovuto per stabilire con certezza la dinamica che ha portato al decesso -2. L'ipotesi al momento più accreditata dagli investigatori è quella di un'intossicazione da monossido di carbonio: all'interno della tenda, una struttura di fortuna di circa tre metri per tre, è stata infatti rinvenuta una piccola stufetta alimentata a legna, che i due avrebbero acceso per combattere le rigide temperature notturne, e le cui esalazioni, in un ambiente angusto e privo di adeguata ventilazione, potrebbero essersi rivelate letali -1. Non sono stati trovati segni di violenza sui corpi, circostanza che rafforza la pista dell'incidente domestico in uno scenario quanto mai precario, ma saranno gli accertamenti medico-legali, nei prossimi giorni, a fugare ogni dubbio sulle cause del decesso, compresa quella più remota di un eventuale malore legato a pregresse problematiche di salute -3.
La presa in carico e le polemiche sui social
La notizia ha scatenato un'ondata di commozione ma anche di aspre polemiche, soprattutto sui canali social, dove in molti hanno puntato il dito contro le istituzioni locali, accusate di non aver fatto abbastanza per sottrarre la coppia a quel destino di marginalità. A fronte di queste accuse, che parlavano di un presunto abbandono da parte dei servizi sociali, il Comune di Ascoli ha sentito la necessità di intervenire pubblicamente per ricostruire la propria versione dei fatti, offrendo una cronologia dettagliata dei rapporti intercorsi con la coppia -3. Dal racconto di Palazzo Arengo emerge che la ragazza, accompagnata da Evandro, si era presentata allo sportello dei servizi sociali il 31 ottobre del 2025; preso atto dello stato di gravidanza e della situazione di disagio, le assistenti sociali si erano immediatamente attivate, reperendo per lei, dopo un iniziale rifiuto, una sistemazione prima in un bed & breakfast e poi, dal 5 dicembre, presso il Villaggio Santa Marta del Centro Accoglienza Vita, una struttura convenzionata dove la donna avrebbe avuto vitto e alloggio garantiti -1.
Proprio il 10 febbraio scorso, appena undici giorni prima della tragedia, Alejandra si era recata nuovamente agli uffici comunali accompagnata dalla presidente del Centro Accoglienza Vita per rinnovare la richiesta di permanenza gratuita nella struttura, con l'intenzione di trascorrervi gli ultimi mesi della gravidanza in vista del parto previsto per aprile -3. Una circostanza, questa, che rende ancora più drammatico e incomprensibile il suo ritrovamento in una tenda lungo il fiume: l'ipotesi su cui gli inquirenti stanno lavorando è che la donna abbia volontariamente rinunciato all'alloggio sicuro per stare vicino al compagno, il quale, dopo aver dichiarato ai servizi sociali di essere ospite di un amico e di voler provvedere autonomamente a se stesso, non aveva più usufruito di alcuna forma di assistenza diretta -4.
Il cordoglio del vescovo e le parole del sindaco
In questo clima di dolore e di interrogativi, la città si è stretta attorno alla memoria dei due giovani, e a farsi interprete del silenzio rispettoso che dovrebbe accompagnare simili tragedie è stato il vescovo di Ascoli, monsignor Gianpiero Palmieri, il quale ha invitato alla riflessione e alla cautela, sottolineando come questo sia il giorno del dolore per la perdita di tre vite e come sia necessario interrogarsi sul modo in cui la società guarda alle fragilità e alle solitudini, senza lasciarsi andare a facili e strumentali giudizi -1. Sulla stessa lunghezza d'onda si è posto il sindaco Marco Fioravanti, che nel commentare la vicenda ha parlato di un fatto che sconvolge l'intera collettività, mettendo in guardia dai giudizi affrettati e sottolineando invece la necessità di rafforzare la rete sociale, pur consapevole che, in questa come in altre storie di emarginazione, l'azione degli enti preposti si scontra talvolta con la libertà di scelta degli individui e con la complessità di situazioni in cui la diffidenza e la fragilità psicologica giocano un ruolo determinante -1.




