La morte di Alessandra ed Evandro in una tenda e il nodo dell’assistenza: il Comune precisa “Lei era seguita e aveva un alloggio”
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Redazione Interno
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Il ritrovamento dei corpi senza vita di Maria Alejandra Nigrotti, trentaduenne di origine colombiana, ed Evandro Maravalli, ventinovenne brasiliano, avvenuto all’alba di sabato all’interno di una tenda montata a pochi metri dal greto del fiume Tronto, nel quartiere ascolano di Borgo Solestà, ha aperto un fronte di riflessione che va oltre la tragedia personale, toccando i meccanismi – e i limiti – della macchina del welfare territoriale. Una conoscente della donna, insospettita dal silenzio prolungato, ha lanciato l’allarme consentendo ai soccorritori del 118 di raggiungere l’accampamento improvvisato, ma per la coppia e per il bambino che la donna portava in grembo – il parto era atteso per aprile – non c’era ormai più nulla da fare -1-3. Sul posto, insieme ai sanitari, sono intervenuti i vigili del fuoco e gli agenti della squadra mobile, che hanno avviato i rilievi del caso sotto il coordinamento della Procura, la quale ha già disposto l’esame autoptico per chiarire l’esatta dinamica dei fatti -4-7.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’ipotesi al momento ritenuta più probabile è quella di un’intossicazione da monossido di carbonio, gas letale sprigionatosi da una piccola stufetta a legna che i due avrebbero utilizzato per combattere il freddo della notte; l’apparecchio è stato sequestrato e sarà sottoposto ad accertamenti tecnici per verificare questa pista, anche se non vengono escluse del tutto altre cause, come un malore improvviso, sebbene i primi esami escludano segni di morte violenta -1-3-7. Accanto ai corpi, i soccorritori hanno trovato il cane della coppia, ancora vivo nonostante qualche segno di malessere, a testimoniare, seppur nel silenzio di una scena drammatica, la solitudine in cui si è consumato il decesso -1-7.
Il percorso di presa in carico e la scelta della donna
Di fronte alle polemiche montate sui social network, dove molti utenti hanno accusato le istituzioni di aver abbandonato i due giovani al loro destino, il Comune di Ascoli Piceno ha sentito la necessità di ricostruire dettagliatamente, attraverso una nota, il rapporto intercorso con la coppia negli ultimi mesi, per dimostrare che un tentativo di assistenza era stato effettivamente attivato. La vicenda della presa in carico era iniziata lo scorso 31 ottobre, quando Maria Alejandra Nigrotti, accompagnata da Evandro Maravalli, si era presentata allo sportello dei servizi sociali di Palazzo Arengo, segnalando la propria situazione di fragilità, aggravata dallo stato di gravidanza -2. Dall’amministrazione fanno sapere che l’assistente sociale si attivò immediatamente, proponendo alla donna una sistemazione temporanea in una struttura ricettiva, un’offerta che dopo un iniziale tentennamento venne accettata, tanto che la trentaduenne fu accompagnata di persona in un bed & breakfast da due assistenti sociali e da una pattuglia della polizia locale -2.
Il periodo di ospitalità in quella prima struttura si protrasse fino al 5 dicembre, quando Alejandra venne trasferita al Centro Accoglienza Vita, situato all’interno del Villaggio Santa Marta, una soluzione abitativa gratuita già coinvolta dai servizi sociali e pensata per garantire un supporto più strutturato -2-6. Il 10 febbraio scorso, stando a quanto ricostruito dall’Arengo, la giovane si era nuovamente presentata agli uffici, insieme alla presidente del centro che la ospitava, per procedere al rinnovo della permanenza nell’alloggio, dimostrando – almeno sulla carta – una continuità nel rapporto con i servizi e la volontà di mantenere attiva la rete di sostegno -2. Durante tutto questo periodo, i contatti con le assistenti sociali sarebbero stati costanti, a dimostrazione che la macchina assistenziale, pur con tutte le sue difficoltà, era in moto.
La posizione del compagno e le ultime ore di quotidianità
Diversa, e forse più sfumata, era invece la posizione di Evandro Maravalli all’interno di questo quadro assistenziale: il giovane brasiliano, disoccupato, aveva dichiarato ai servizi sociali di voler provvedere autonomamente alla propria sistemazione, segnalando di essere ospite di amici – circostanza che gli stessi uffici avrebbero verificato – e di fatto non aveva usufruito delle stesse misure di accoglienza riservate alla compagna, rimanendo ai margini del percorso di supporto formale -2-6. Questo elemento, emerso dalle ricostruzioni del Comune, introduce una variabile complessa nella vicenda, ovvero la scelta della donna di non separarsi dal compagno, preferendo probabilmente condividere con lui la sua condizione precaria piuttosto che accettare un alloggio che l’avrebbe di fatto allontanata da Evandro -5. Una dinamica, questa, che getta una luce amara sulla tragedia, suggerendo come il legame affettivo abbia prevalso sulla sicurezza abitativa, portando la coppia a trascorrere la notte fatale nella tenda lungo il fiume nonostante la donna avrebbe avuto a disposizione un tetto -8.
A confermare l’apparente normalità delle loro giornate, e a rendere ancora più stridente il contrasto con l’epilogo, arrivano le testimonianze di chi li conosceva e frequentava, come Sandro Biondi, titolare di un bar-tabaccheria in via del Trivio, che ha raccontato di aver visto crescere Alessandra fin dall’adolescenza e di aver incontrato Evandro il giorno prima del ritrovamento -9. Il ragazzo, secondo il racconto del commerciante, era entrato nel locale scherzando e con il suo cagnolino al seguito, senza mostrare segni di particolare disagio, e questo rende ancora più difficile accettare l’idea che poche ore dopo sarebbe morto assiderato o intossicato a poca distanza -9. La Procura, attraverso gli esami autoptici che verranno eseguiti nei prossimi giorni all’obitorio dell’ospedale Mazzoni, dovrà ora stabilire la causa certa del decesso, mentre la città resta sospesa tra il cordoglio per la perdita di tre vite – i due giovani e il bambino – e la necessità di comprendere se, e come, si potesse evitare una simile fine.




