Tragedia sul Tronto, l’autopsia conferma: Evandro e Alejandra uccisi dal monossido della stufetta
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Redazione Interno
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Hanno dovuto attendere il responso dei medici legali, Francesco Brandimarti e Massimo Senati, che all’ospedale Mazzoni di Ascoli hanno eseguito l’esame autoptico sui corpi di Evandro Maravalli e Maria Alejandra Nigrotti, per avere la conferma di ciò che, fin dal tragico ritrovamento di sabato 21 febbraio, rappresentava l’ipotesi investigativa più accreditata. E l’autopsia, infatti, non ha lasciato spazio ad alternative: il giovane di 29 anni e la compagna, 32enne e incinta all’ottavo mese, sono morti a causa delle esalazioni di monossido di carbonio. Un gas letale, inodore e invisibile, sprigionatosi dalla piccola stufetta che i due avevano acceso all’interno della loro tenda, nel disperato tentativo di scaldarsi durante una fredda notte sul greto del fiume Tronto, nella zona di Borgo Solestà, a pochi passi dal cimitero cittadino -2-3.
Il dramma in una tenda e la veglia silenziosa del cane
Fu una donna senza fissa dimora, la mattina di quel sabato, a fare la scoperta agghiacciante, lanciando l’allarme. All’arrivo dei soccorritori – vigili del fuoco, sanitari del 118 e forze dell’ordine – per Evandro e Alejandra non c’era ormai più nulla da fare. I loro corpi giacevano all’interno del giaciglio di fortuna, e con loro, inutile dirlo, aveva perso la vita anche il bambino che la donna portava in grembo -5-8. A rendere la scena ancora più straziante, la presenza del loro cane, un fedele amico a quattro zampe che per ore aveva vegliato le salme, rifiutandosi di allontanarsi, fino all’intervento dei soccorritori. L’animale, dopo essere stato preso in custodia, è stato successivamente affidato alle cure della Clinica veterinaria Marche Sud di Grottammare -2-3.
I rilievi dei medici legali e l’attesa per gli esami tossicologici
I medici legali, nel corso dell’autopsia, avrebbero raccolto elementi inequivocabili che orientano la causa del decesso verso l’intossicazione da monossido di carbonio. Sarebbe stata proprio la combustione della stufetta a legna, in un ambiente piccolo e privo del necessario ricambio d’aria, a saturare l’aria della tenda, trasformando quel riparo in una trappola mortale. Sebbene il quadro emerso dall’esame autoptico appaia già chiaro e definito, la Procura, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda, ha comunque disposto ulteriori accertamenti. Si attendono ora gli esiti degli esami tossicologici post-mortem, i cui risultati, che arriveranno verosimilmente entro una trentina di giorni, serviranno a fugare ogni residuo dubbio e a chiudere definitivamente il cerchio attorno a questa tragedia -7-10.
L’assistenza offerta e la scelta di vivere insieme sul greto del fiume
La vicenda ha inevitabilmente riacceso i riflettori sulle fragilità sociali e sul sistema di supporto a chi vive in condizioni di indigenza. Dalle ricostruzioni emerge che la coppia, lui di origine brasiliana e lei colombiana, era seguita dai servizi sociali del Comune -4-5. Alla donna, in particolare data la gravidanza in stato avanzato, era stato offerto un alloggio temporaneo, inizialmente in un bed & breakfast e successivamente presso il Villaggio Santa Marta, una struttura gestita dal Centro Accoglienza Vita. Nonostante questo, Alejandra e Evandro, legati da una relazione e dalla volontà di non separarsi, avevano scelto di vivere insieme in quella tenda montata a ridosso del Tronto, una decisione che, alla luce di quanto accaduto, ne sottolinea tutta la drammaticità -1-4.




