Tragedia di Ascoli, la testimonianza del barista: "Alessandra ed Evandro li conoscevo bene, lui era qui il giorno prima"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quartier generale di Alessandra ed Evandro, almeno quando la vita concedeva loro tregua e la normalità di un caffè al bancone, era il bar tabacchi di Sandro Biondi in via del Trivio. E proprio Biondi, titolare dell’esercizio commerciale che i due giovani erano soliti frequentare, fatica a trovare una spiegazione a quanto accaduto, un evento che lui stesso non esita a definire “allucinante” e che ha lasciato sgomenta l’intera città di Ascoli. La notizia del ritrovamento dei corpi, avvenuto nella mattina di ieri in una tenda montata a pochi passi dal cimitero di Borgo Solestà, si è diffusa con la rapidità del vento tra i vicoli del centro e ha raggiunto anche il suo locale, dove Alessandra, per lui, era praticamente una di famiglia. La conosceva da quando era un’adolescente, una ragazzina di quattordici o quindici anni che entrava per un gelato o una bevuta, e nel tempo l’aveva vista crescere, trasformarsi in donna, sempre con quel carattere solare e spontaneo che, nonostante le difficoltà, non perdeva mai.

Non è solo il legame affettivo a renderlo incredulo, ma anche la dinamica dei fatti, o almeno quella che al momento appare come l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti. Una stufetta a legna, accesa per contrastare il gelo della notte all’interno di quel riparo di fortuna, potrebbe aver sprigionato monossido di carbonio a sufficienza per stordirli e ucciderli, un killer silenzioso che non lascia scampo. Un’eventualità, questa, che stride profondamente con la memoria che Biondi ha di Evandro, passato nel suo bar giusto ventiquattr’ore prima che i corpi venissero scoperti. Era lì, scherzava, aveva con sé il suo cagnolino – quel cucciolo che i soccorritori avrebbero poi trovato ancora vivo accanto ai due, intontito ma fedele – e nulla lasciava presagire l’epilogo fatale. “Sembrava tutto a posto”, ripete il tabaccaio, quasi a voler fissare un’immagine di normalità che contrasta con la tragedia.

Le ultime ore e un alloggio lasciato vuoto

Il mistero, per chi li conosceva, si infittisce ulteriormente considerando le loro condizioni abitative. Alessandra, infatti, non era una senza dimora, o almeno non lo era in senso stretto. Dai racconti di Biondi emerge un dettaglio cruciale: la ragazza disponeva di un alloggio presso la struttura di Santa Marta, un indirizzo che i servizi sociali del Comune e l’Azienda sanitaria territoriale le avevano assegnato. Una circostanza, questa, confermata anche dalle prime ricostruzioni investigative, che rende ancora più incomprensibile la scelta di trascorrere la notte di venerdì, con il termometro sotto lo zero, in una tenda sul greto del fiume Tronto. Perché due persone, di cui una in una fase avanzata di gravidanza – Alessandra era al quinto o sesto mese, una vita che cresceva dentro un’altra vita – abbiano deciso di dormire laddove il vento freddo taglia la pelle, resta un interrogativo che attanaglia chiunque. “In estate magari si resiste, ma d’inverno fa freddo”, osserva Biondi, “e stanotte era freddo davvero”. Lui stesso esclude che la coppia avesse problemi legati a dipendenze attuali, pur non potendo parlare del loro passato, e ribadisce come la loro presenza in negozio fosse sempre discreta, senza mai varcare la soglia della loro privacy.

I rilievi della scientifica e l’ipotesi della Procura

Mentre in città si moltiplicano gli interrogativi, la macchina giudiziaria segue il suo corso inesorabile. Sul luogo del dramma, sotto il ponte della circonvallazione in via San Serafino da Montegranaro, i vigili del fuoco e gli agenti della scientifica hanno lavorato a lungo per mettere insieme i frammenti di un puzzle che appare comunque nitido nelle sue linee essenziali. La Procura di Ascoli, con il sostituto procuratore Mara Flaiani che ha effettuato un sopralluogo, ha disposto la ricognizione cadaverica e nei prossimi giorni affiderà al medico legale l’autopsia sui corpi di Evandro Maravalli e Maria Alejandra Nigrotti, questo i nomi completi delle vittime. Un esame autoptico che dovrà fugare ogni dubbio e confermare ufficialmente l’intossicazione da monossido di carbonio, l’ipotesi al momento ritenuta più convincente. Quella stufetta alimentata a legna, prelevata dagli agenti, sarà oggetto di accertamenti approfonditi, ma già i primi rilievi escluderebbero segni di violenza sui corpi, indirizzando gli investigatori verso la pista accidentale.

Il cane, testimone silenzioso di una notte fatale

Nell’abisso di dolore che avvolge questa vicenda, un’immagine emerge con forza silenziosa, quella del cagnolino di Evandro. Trovato accanto ai padroni, vivo ma visibilmente intontito, è rimasto a vegliarli per ore, forse per tutta la notte, unico testimone di un sonno dal quale i due giovani non si sono più risvegliati. La sua presenza, fedele e immobile, aggiunge un ulteriore strato di pathos a un dramma familiare che si è consumato lontano da casa, a pochi metri dal cimitero di Borgo Solestà, quasi che il destino avesse voluto accorciare gli spazi tra la vita vissuta in una tenda e la morte che attendeva a poca distanza. Le salme, nel frattempo, sono state composte presso l’obitorio dell’ospedale Mazzoni, in attesa che l’autorità giudiziaria sciolga la riserva e permetta lo svolgimento dei funerali, lasciando la città intera a interrogarsi su una fine che appare, a tutti gli effetti, inspiegabile.

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