Motori endotermici: il Ppe chiede flessibilità sullo stop previsto nel 2035
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Redazione Economia
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Il Parlamento Europeo, diviso sull'orientamento rispetto alla mobilità sostenibile, si trova a discutere il divieto posto al 2035 per i motori a combustione interna, un tema che impatta profondamente su vari aspetti dell'economia e delle politiche industriali dei Paesi dell'Unione. L'ultima presa di posizione su questo argomento, che ha suscitato notevole interesse, è arrivata dal Partito Popolare Europeo (PPE). Attraverso un position paper e durante una conferenza stampa tenuta dal deputato Jens Gieseke, il PPE ha chiesto una revisione delle regole del Green Deal sul settore automotive, proponendo una decisa apertura verso carburanti alternativi, oltre che una posticipazione dell'introduzione dei limiti di emissione e una maggiore tolleranza verso le case automobilistiche che dovessero sforare tali limiti.
L'industria bresciana, in particolare, ha accolto con moderata e realista soddisfazione il position paper pubblicato dal PPE, intitolato "Securing the Competitiveness of the European Automotive Industry". In questo documento, il PPE sostiene che il futuro della mobilità europea non può essere esclusivamente elettrico, ma deve dare spazio a tecnologie alternative. Inoltre, il PPE propone di rivedere i limiti sulle emissioni dei veicoli, posticipandoli, e di cancellare le penalità per le case automobilistiche che non rispettano il percorso di abbandono dei motori endotermici entro il 2035.
Parallelamente, la Commissione Europea ha annunciato un piano di incentivi per spingere all'acquisto di auto elettriche, mentre le multe per le case automobilistiche che non rispetteranno i limiti di emissioni sono pronte a scattare dal 2025. Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Prosperità e alla Strategia industriale, ha fornito alcuni elementi della strategia per affrontare la crisi dell'automotive, segnalando un'apertura verso un allentamento delle sanzioni che potrebbero costare al settore tra i 12 e 15 miliardi di euro.
Questi primi segnali di ravvedimento da parte della Commissione Europea sulle normative del Green Deal rappresentano una mossa politica preziosa per cercare di armonizzare gli interessi economici in gioco con la necessità di favorire la transizione verso un modello di mobilità più rispettoso dell'ambiente.




