Gas in rialzo a 72 euro al MWh, l’analisi di Abn Amro sul rischio Hormuz
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Redazione Economia
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Un leggero rialzo, certo, ma che si inserisce in un contesto di nervosismo diffuso: il prezzo del gas naturale sull’hub di Amsterdam, il Ttf, ha preso quota segnando un incremento dello 0,33% con i future a 72,05 euro al megawattora. Il metano, insomma, continua a muoversi su livelli che gli analisti definiscono "elevati" e la seduta di oggi, con i contratti per la consegna di ottobre in lieve progresso, non fa che confermare una volatilità destinata a rimanere alta, in attesa di capire come evolveranno le tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
La stima della banca olandese sullo scenario Hormuz
A gettare un ulteriore fascio di luce sulle prospettive dei prezzi energetici è stato un report dell’istituto bancario olandese Abn Amro, che ha messo nero su bianco gli effetti potenziali di un prolungato blocco dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo cruciale per il trasporto del greggio e del gas liquefatto. Secondo le proiezioni della banca, se l’interruzione delle rotte commerciali dovesse persistere, i listini europei potrebbero subire un’accelerazione del 10%, portando il prezzo a toccare quota 80 euro al MWh.
Un’eventualità che, per quanto gli analisti non la considerino lo scenario centrale, ha smesso di essere un'ipotesi remota e incomincia a preoccupare gli operatori, come dimostra la reazione dei future, sempre molto sensibili agli shock sull'offerta.
Sei mesi di scontri oltreoceano e l’impatto sull’economia reale
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, giunto ormai a sei mesi, ha già mostrato tutto il suo peso, non solo in termini di vite umane e di costi politici, ma anche sul fronte strettamente finanziario e commerciale: una stima pubblicata dal New Yorker ha provato a quantificare l’impatto complessivo, distinguendo tra gli oneri diretti, quelli cioè legati all’aumento della spesa militare e ai rincari delle materie prime, e quelli indiretti, riconducibili all’innalzamento dei tassi d’interesse applicati ai prestiti.
E se è vero che la Casa Bianca aveva inizialmente ipotizzato una conclusione "lampo" del confronto con Teheran, la realtà dei fatti ha smentito quelle previsioni, trascinando l'economia a stelle e strisce, ma anche quella europea, in una spirale di incertezza che sta influenzando le scelte delle banche centrali e le strategie di approvvigionamento energetico del Vecchio Continente.
L’incognita delle forniture e il ruolo del Ttf
In questo quadro, il Ttf di Amsterdam si conferma il termometro più attendibile per misurare la febbre del gas europeo, con i trader che restano in attesa di segnali chiari sulla tenuta delle infrastrutture e sulla capacità di stoccare scorte sufficienti per affrontare l'inverno. Il lieve progresso di oggi – un +0,33% che ha portato il future principale a 72,05 euro – potrebbe sembrare marginale, ma va letto alla luce delle avvisaglie di un'autunno che si preannuncia complesso, dove ogni interruzione, anche minima, rischia di tradursi in un'impennata delle quotazioni.
La preoccupazione, insomma, non è tanto per la seduta odierna, quanto per la direzione che potrebbe prendere il mercato nelle prossime settimane, con il blocco di Hormuz che rappresenta il vero jolly in grado di far schizzare i prezzi oltre la soglia psicologica degli 80 euro, complicando ulteriormente la vita alle imprese e alle famiglie europee, già provate da un biennio di rincari record.
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