Fincantieri, il record dei 74 miliardi non basta al mercato. E l’underwater accelera

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dato, impressionante per consistenza e portata strategica, arriva a lasciare quasi interdetti: 74,2 miliardi di euro di portafoglio ordini, una cifra che vale circa 8,1 volte i ricavi dell’intero 2025 e che proietta l’orizzonte produttivo di Fincantieri fino al 2039. Questo record storico, costruito tra contratti già firmati e lettere d’intenti, emerge dai conti del primo trimestre 2026 appena approvati dal cda – presieduto da Biagio Mazzotta – e suggerirebbe, a un osservatore distratto, solo ottimismo. Eppure, a Piazza Affari la reazione è stata opposta: il titolo ha chiuso in calo dello 0,92% (e nella seduta successiva ha toccato un -1,38% in un Ftse Mib negativo), nonostante l’upgrade della guidance 2026 e nonostante l’ad Pierroberto Folgiero abbia illustrato agli analisti un quadro di crescita che definire solido sarebbe persino riduttivo.

Numeri che pesano, e che alleggeriscono il debito

Nel dettaglio dei trimestrali, l’Ebitda margin è salito al 7,4% dal 6,5% dello stesso periodo del 2025; i ricavi si attestano a 2.135 milioni, ma ciò che più conta – per chi valuta la salute finanziaria di un colosso della cantieristica – è la riduzione della posizione finanziaria netta adjusted: da 1.311 milioni di debito a 771, un miglioramento netto favorito anche dall’aumento di capitale da 500 milioni avvenuto a febbraio. Il rapporto d’indebitamento, insomma, si è alleggerito, e il carico di lavoro non accenna a diminuire. Nei primi tre mesi dell’anno, Fincantieri ha già chiuso contratti per oltre 11 miliardi, un obiettivo che la società si era data per l’intero 2026. Un ritmo, questo, che suggerisce una capacità commerciale fuori scala.

L’ad lo dice chiaro: cinque miliardi in arrivo dalla difesa

Proprio sulla sostenibilità di questa espansione, Folgiero ha voluto fornire un elemento ulteriore, quasi una promessa agli investitori, nel corso della call con gli analisti. «Nei prossimi mesi chiuderemo contratti nella difesa per 5 miliardi», ha affermato, aggiungendo – con una frase incidentale che sposta l’attenzione dal contingente al strutturale – che «vediamo nella difesa navale uno sviluppo a lungo termine che va al di là dei conflitti in corso». Un messaggio calibrato: non solo l’onda corta delle commesse legate all’instabilità geopolitica, ma un segmento industriale destinato a rimanere pilastro portante. Il mercato, però, ha preferito guardare altrove, forse ai margini o a un posizionamento già scontato nei prezzi.

L’underwater corre, e gli analisti restano compratori (con un ma)

La vera sorpresa dei conti – quella che passa meno in superficie – è il segmento underwater (subacqueo), dove i ricavi hanno raggiunto 135 milioni (+43,3% rispetto al primo trimestre 2025) e l’Ebitda 23 milioni (+44,0%). Una variazione a due cifre che racconta di un business in forte accelerazione, forse ancora poco compreso dalla piazza. Eppure, nonostante questo quadro, Deutsche Bank ha confermato la raccomandazione buy (con prezzo obiettivo a 18,5 euro), definendo i conti trimestrali “misti” ma l’upgrade della guidance “incoraggiante”. Un giudizio che non ha frenato la flessione del titolo, sceso intorno a 11,1 euro in un clima di avversione al rischio generalizzata. Fincantieri, insomma, naviga nel record ma controcorrente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.