Perché la chat su Signal dei ministri Usa rischia di compromettere la sicurezza nazionale
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Redazione Esteri
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L’utilizzo di Signal, app di messaggistica crittografata, da parte di alti funzionari dell’amministrazione Trump per discutere operazioni militari segrete – tra cui un’offensiva contro gli Houthi in Yemen – ha sollevato interrogativi gravissimi sulla gestione delle informazioni riservate. A peggiorare la situazione, l’aggiunta accidentale del giornalista Jeffrey Goldberg alla conversazione, episodio che ha spinto la Casa Bianca ad avviare un’inchiesta per accertare come un estraneo abbia potuto accedere a dettagli sensibili, tra cui bersagli, tempistiche e armamenti previsti per l’intervento.
Non è la prima volta che errori banali, come l’inserimento errato di un contatto in una chat, generano conseguenze impreviste. Ma quando a commetterli sono i vertici della sicurezza nazionale, le implicazioni superano di gran lunga l’imbarazzo diplomatico. L’esposizione di dati classificati su una piattaforma teoricamente sicura, ma potenzialmente vulnerabile a intrusioni esterne, rappresenta una violazione dei protocolli di sicurezza, con il rischio concreto che servizi segreti stranieri possano intercettare informazioni cruciali.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che si indagherà sulle dinamiche dell’incidente, evitando però di approfondire il contenuto dei messaggi scambiati. Quel che è certo è che l’episodio ha riacceso le critiche sull’approccio disinvolto dell’amministrazione Trump nella gestione delle comunicazioni riservate, già al centro di polemiche in passato. Se da un lato il presidente ha difeso i suoi collaboratori, respingendo le pressioni per eventuali dimissioni, dall’altro l’opposizione democratica ha colto l’occasione per rilanciare accuse di negligenza.
Signal, scelta per la sua crittografia end-to-end, è diventata popolare tra chi cerca riservatezza, ma il suo impiego in ambiti governativi solleva dubbi legittimi. Le policy sulla conservazione dei messaggi "a tempo", infatti, potrebbero ostacolare la tracciabilità delle comunicazioni, elemento cruciale in contesti giudiziari o d’inchiesta. Senza contare che, se da un lato l’app protegge da intercettazioni esterne, dall’altro non elimina il rischio di errori umani, come dimostra il caso Goldberg.




