L'Europa e il paradosso Chat Control: sorveglianza di massa per i cittadini, Signal per i governi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la Commissione von der Leyen spinge per l’approvazione del Csar, il regolamento contro gli abusi sessuali sui minori noto ai più come “Chat Control”, si delinea un paradosso inquietante che Matteo Flora, esperto di digital policy, definisce efficacemente «una casa di vetro al contrario». Da un lato, infatti, si intende imporre a provider di servizi di messaggistica come WhatsApp e Telegram – che fondano il proprio appeal sulla crittografia end-to-end, la quale cripta le comunicazioni rendendole accessibili solo a mittente e destinatario – di implementare sistemi di sorveglianza di massa per scansionare preventivamente i contenuti privati degli utenti, ufficialmente per scovare materiale pedopornografico. Dall’altro, è emerso come le stesse autorità governative e giudiziarie, europee e non, prediligano per le comunicazioni interne applicazioni come Signal, celebre proprio per il suo alto grado di cifratura e per funzioni come l’autocancellazione dei messaggi, sfuggendo così a quei doveri di trasparenza e conservazione della corrispondenza che esse stesse intendono negare ai cittadini.

Il caso delle chat dell’allora commissario europeo alla Salute Stella Kyriakides, coinvolta nel cosiddetto “Pfizergate” insieme alla presidente von der Leyen, è esemplare: l’utilizzo di sistemi di messaggistica istantanea che non conservano la storia delle conversazioni ha di fatto reso impossibile ricostruire il processo decisionale per l’acquisto dei vaccini, eclissando importanti dettagli di interesse pubblico. Una pratica, questa, che non è circoscritta alle istituzioni Ue ma che trova riscontro anche in indagini di cronaca nera, dove le forze dell’ordine si trovano talvolta ad affrontare il muro invalicabile della crittografia forte, utilizzata purtroppo anche da organizzazioni criminali per proteggere i propri traffici illeciti.

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