Ducati, il campanello d’allarme di Austin e quel divario tecnico che si allarga
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C’è un dato, emerso con freddezza matematica al termine del weekend del Circuit of the Americas, che forse racconta meglio di qualsiasi dichiarazione il momento che sta attraversando la Ducati: il dominio incontrastato degli ultimi anni, quella striscia di ottantotto Gran Premi consecutivi con almeno un pilota sul podio, appartiene ormai al passato. A dare sostanza a questa fotografia, nel paddock texano, ci hanno pensato le Aprilia, capaci di mettere in scena una doppietta in Gara – con Marco Bezzecchi davanti a Jorge Martín – dopo aver già fatto il bis nella Sprint del sabato, allungando così la fuga in classifica e confermando un’inversione di tendenza che non sembra più episodica.
Gigi Dall’Igna, direttore generale di Ducati Corse, ha scelto le parole con la precisione chirurgica che lo contraddistingue nel suo consueto resoconto post-gara, definendo l’appuntamento americano come “un campanello d’allarme”. Il manager veneto, nell’analizzare un weekend definito “dai chiari e scuri”, ha riconosciuto senza giri di parole la fatica delle proprie rosse: “Abbiamo sofferto più del dovuto”. Le sue osservazioni partono da un assunto che, seppur scomodo, viene ormai dato per acquisito in seno al box di Borgo Panigale: quello che si è visto in pista ad Austin rispecchia i reali valori in campo, con una Aprilia che ha saputo fare un salto di qualità evidente mentre la Desmosedici GP26 fatica a tenere il passo nella gestione della gara.
Marc Marquez e il limite fisico di una moto che non perdona
Se il sabato aveva aperto con un segnale positivo rappresentato dalla pole position di Fabio Di Giannantonio, la domenica ha restituito un’immagine diametralmente opposta, con Francesco Bagnaia scivolato addirittura al decimo posto dopo un crollo di prestazione nella seconda metà di gara e Marc Marquez costretto a inseguire per limitare i danni. Proprio sul campione del mondo in carica, e sulla sua pista per eccellenza (quella dove ha trionfato per sette volte in passato), si è addensata la nuvola più pesante. Marquez, come ha confermato a chiare lettere il team manager Davide Tardozzi, non è ancora al cento per cento della condizione fisica.
Le conseguenze della caduta dello scorso autunno a Mandalika, che aveva richiesto un intervento chirurgico alla spalla destra, si trascinano ancora e sembrano influenzare la sua capacità di spingere al limite una moto che, a detta degli stessi piloti, chiede un contributo fisico forse superiore alle attuali possibilità del numero 93. La violenta escursione fuori pista nelle libere del venerdì non ha fatto altro che acuire un disagio già evidente, condizionando l’intero weekend e portando a errori – come la caduta nella Sprint e il contatto con Di Giannantonio – che in un altro momento della sua carriera sarebbero apparsi improbabili. Dall’Igna, nel suo intervento, ha spiegato che il “feeling” con la moto è ancora incerto e che la messa a punto attuale non permette al pilota spagnolo di esprimersi ai livelli a cui ha abituato, sottolineando come l’aggiunta del costante miglioramento degli avversari renda la situazione fin troppo chiara.
Il tallone d’Achille della GP26: consumo gomme e stabilità al limite
A emergere dalle analisi tecniche post-COTA, oltre alle difficoltà fisiche del proprio portabandiera, è emersa una fragilità strutturale della GP26 che rischia di diventare cronica. Le dichiarazioni dei piloti – da Bagnaia a Di Giannantonio, passando per Alex Marquez – convergono tutte verso lo stesso punto critico: la gestione del pneumatico posteriore e la conseguente stabilità in ingresso curva. Il problema, evidenziatosi già nelle prime tappe, sembra essersi acutizzato sul tortuoso tracciato texano, dove il caldo e l’asfalto sconnesso hanno messo a dura prova le gomme.
Di Giannantonio, che è stato il miglior Ducatista in gara con il quarto posto, ha offerto un’analisi particolarmente lucida del limite attuale: quando il posteriore è nuovo, la moto si comporta in modo eccellente; ma con il degrado della mescola, la parte anteriore perde progressivamente sostegno, costringendo i piloti a un lavoro eccessivo e rendendo impossibile tenere il ritmo dei rivali, capaci di frenare più tardi e sfruttare l’avantreno per piegare. Bagnaia, a sua volta, ha pagato un crollo verticale nella seconda parte del Gran Premio, finendo per perdere posizioni su posizioni dopo una partenza in rimonta. I numeri, del resto, parlano chiaro: stando alle valutazioni di Tardozzi, rispetto al 2025 Aprilia ha guadagnato tra le sette e le otto decimi al giro, mentre Ducati si è fermata a un incremento di appena una o due decimi.
Il confronto con Aprilia e un’analisi senza alibi
Proprio il confronto con la rivale di Noale ha dominato le analisi nel post-gara. Dall’Igna ha scelto di non nascondersi dietro alibi, definendo il Gran Premio del Texas come un riflesso autentico dei rapporti di forza attuali. La capacità di Bezzecchi e Martín di imporre un ritmo costante per tutta la durata del Gran Premio, senza accusare quei cali che hanno invece afflitto le Ducati, ha rappresentato l’evidenza più lampante di un sorpasso tecnologico che, se non immediatamente colmato, rischia di compromettere la rincorsa al Titolo. Le tre vittorie consecutive del pilota della VR46 non sono frutto del caso, così come non lo è la leadership della casa di Noale in tutte le classifiche.
Il messaggio che arriva dalla dirigenza Ducati, nelle parole di Dall’Igna e Tardozzi, è di quelli che non ammettono fraintendimenti: è necessario lavorare duramente per rimettere i propri piloti nelle condizioni di esprimere il massimo, con la consapevolezza che gli avversari hanno dimostrato di essere non solo competitivi, ma anche più costanti. Lo stop forzato nel calendario, dovuto al rinvio del Gran Premio del Qatar, offre ora una finestra temporale preziosa per analizzare i dati e tentare di indirizzare lo sviluppo in una direzione che possa arginare l’emorragia di punti, in attesa del rientro in pista a Jerez. La sensazione, filtrata dalle parole dei diretti interessati, è che a Borgo Panigale abbiano smesso di guardare al passato di vittorie per concentrarsi con urgenza su un presente che si fa ogni giorno più complesso.




