Aprilia, una doppietta che pesa: a Austin la Ducati si arrende al passo di Bezzecchi e Martin

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sui saliscendi del Circuit of the Americas, il copione sembra essersi improvvisamente capovolto. L’Aprilia, che nelle prove libere aveva già mostrato muscoli con un Pedro Acosta subito a suo agio, ha trasformato la domenica texana in una dimostrazione di forza collettiva, firmando una doppietta solida che ha messo in crisi la narrazione di un campionato che si credeva destinato a essere dominato dalle rosse di Borgo Panigale. A vincere, con una gara condotta dal primo all’ultimo giro nonostante la penalità in griglia, è stato Marco Bezzecchi: il pilota di Rimini ha così messo a segno la sua quinta vittoria consecutiva, un’impresa che nell’era moderna (dal 1992) non era mai riuscita a nessuno, allungando il passo nella corsa al titolo e riscattando la caduta del giorno prima nella Sprint. Alle sue spalle, a completare il quadro perfetto per la casa di Noale, Jorge Martin ha confermato lo stato di grazia, limitando i danni nella sfida interna con il compagno di box e dimostrando come la squadra, oggi, abbia una marcia in più rispetto alla concorrenza.

A pagare il conto più salato, in questa trasferta americana, è stata proprio la Ducati. L’impressione, leggendo i commenti a caldo, è che non si tratti solo di un weekend storto, ma di una tendenza che inizia a preoccupare. Fabio Di Giannantonio, partito dalla pole position, ha tagliato il traguardo in quarta posizione, diventando di fatto il primo dei ducatisti; un risultato che il romano ha definito “il massimo che potevo fare”, chiarendo come il feeling con la Desmosedici GP26 non sia ancora quello sperato. Ancora più complicata è stata la domenica di Marc Marquez, il campione del mondo in carica che ad Austin è abituato a fare la differenza. Invece, il nove volte iridato ha dovuto scontare un long lap penalty per l’incidente con lo stesso Di Giannantonio nella Sprint, chiudendo in quinta posizione un fine settimana iniziato con una violenta caduta a 192 km/h durante le libere. La botta al braccio destro, come lui stesso ha lasciato intendere, si è fatta sentire, e il suo “oggi abbiamo pagato a caro prezzo le conseguenze” degli errori di ieri sembra racchiudere la frustrazione di un box che non riesce a tenere il passo.

Il duello che non c’è stato e il peso della penalità

Le aspettative alla vigilia erano quelle di un testa a testa cronometrico tra Bezzecchi e Marquez, ma la realtà della pista ha raccontato una storia diversa. Bezzecchi, nonostante le due posizioni di penalità rimediate in qualifica, ha gestito il primo giro con la freddezza che contraddistingue i suoi ultimi gran premi, passando subito all’attacco su Pedro Acosta – il quale, sulla KTM, ha tentato di resistere finché ha potuto prima di arrendersi all’evidenza di un ritmo superiore. Per Marquez, invece, la giornata è stata un’altalena di rimonte e difficoltà: scontata la penalità, il catalano ha dovuto ricostruire gran parte della gara da posizioni di rincalzo, arrivando a sfiorare il podio ma senza mai impensierire davvero le due Aprilia di testa. Il fatto che la migliore Ducati sia stata quella di Di Giannantonio, e che Francesco Bagnaia abbia concluso in decima posizione dopo un duello perso con Martin all’ultimo giro, la dice lunga sulle difficoltà attuali del costruttore italiano.

Le parole del paddock e le sensazioni da rivedere

Nel post-gara, a emergere è stato il senso di impotenza da parte di chi guida la moto di Bologna. Di Giannantonio, pur confermandosi il miglior ducatista, non ha nascosto come il passo delle Aprilia fosse semplicemente fuori portata, un’analisi che trova riscontro nei numeri di una stagione in cui la squadra di Noale ha già ottenuto tre doppiette (Valencia 2025, Brasile e ora Stati Uniti). La questione, a questo punto, non riguarda solo la velocità pura ma la capacità di gestione della gara: mentre Bezzecchi e Martin sembrano viaggiare con un metronomo perfetto, i portacolori della Ducati appaiono spesso in difficoltà nella gestione degli pneumatici, specialmente quando le condizioni della pista diventano insidiose. La caduta di Marquez al venerdì e la successiva penalità sono stati elementi che hanno interrotto il suo flusso, ma la sensazione che filtra dal paddock è che, al momento, l’Aprilia abbia trovato un equilibrio che alla Ducati manca.

I voti ai protagonisti e il verdetto della classifica

Se si guarda alla pagella di questo GP delle Americhe, Bezzecchi merita la lode per aver trasformato una potenziale giornata storta (quella della penalità) in un’altra perla di maturità; Martin non è da meno, avendo raccolto punti pesanti e confermandosi un osso duro per chiunque. Pedro Acosta, con il terzo posto, è stato l’unico a infilarsi tra le Aprilia, dimostrando che il suo talento può sopperire alle carenze della KTM. Per la Ducati, invece, un giudizio di sufficienza striminzita per Di Giannantonio, che ha salvato il salvabile, e una valutazione negativa per Marquez, non tanto per il risultato in sé (un quinto posto che poteva essere peggio), quanto per la mancanza di quel guizzo che a Austin lo ha sempre reso “lo sceriffo”. Con questo risultato, la classifica iridata inizia a prendere un contorno netto: Bezzecchi scappa con 81 punti, Martin segue a 77, mentre la prima Ducati è quella di Di Giannantonio a quota 50, con Marquez già staccato di 36 lunghezze e Bagnaia relegato a 25. Una situazione, questa, che inizia a delineare un campionato diverso da quello preventivato alla vigilia.

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