La Puglia blocca le assunzioni nelle Sanitaservice, un disavanzo da 369 milioni e il confronto con il governo sul tavolo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La mossa della Regione Puglia, una sospensione immediata di ogni nuova assunzione, consulenza o appalto per le Sanitaservice delle Asl, rappresenta la prima, concreta risposta a un quadro di finanza pubblica che si presenta particolarmente complesso. La struttura della presidenza, con una direttiva improvvisa, ha di fatto congelato qualsiasi procedura che comporti nuovo personale o collaborazioni esterne, una misura che non risparmia nemmeno gli iter già avviati se non ancora vincolati da atti giuridicamente definitivi. La motivazione ufficiale, il rafforzamento dei meccanismi di controllo della spesa, trova la sua ragion d'essere nei numeri emersi da un recente incontro tra i tecnici regionali e i ministeri dell’Economia e della Salute: un disavanzo previsto per il 2025 che tocca quota 369 milioni di euro.

È in questo scenario di numeri in rosso e di misure cautelari che si inserisce il confronto politico, destinato ad accendersi nel corso di uno speciale di Telenorba dedicato proprio alla sanità pugliese. Tra gli ospiti, un nome di rilievo nazionale come il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato porterà verosimilmente la voce del governo centrale. Il suo ruolo, con deleghe che spaziano dalla sanità animale al servizio farmaceutico, passando per le malattie rare, lo pone al centro del dibattito sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale e sui suoi rapporti con le regioni. Gemmato, nelle sedi istituzionali, ha più volte rivendicato l’operato dell’esecutivo, sottolineando come mai prima d’ora siano stati destinati tanti fondi alla sanità pubblica e difendendo le riforme intraprese, dalle misure sulle liste d’attesa alla riorganizzazione delle professioni sanitarie.

Il nodo dei conti, tra responsabilità regionali e fondi nazionali

La stretta della Regione, però, non è un fulmine a ciel sereno. Già a gennaio, le criticità legate alla gestione delle società in-house erano emerse con forza, come nel caso del Sanitaservice di Taranto, dove i sindacati denunciavano una situazione di “caos contrattuale” e disparità di trattamento tra i lavoratori. Questioni, queste, che riguardano l’organizzazione del personale e che ora si intrecciano con l’urgenza di ripianare i conti. La scelta di bloccare le assunzioni, se da un lato mira a contenere la spesa immediata, dall’altro rischia di aggravare criticità pregresse legate all’organico e ai servizi resi ai cittadini. Il ricorso a esternalizzazioni e appalti, come nel caso dei servizi strumentali del Policlinico di Foggia, lasciato fuori dal modello Sanitaservice, rappresenta un’ulteriore complessità in un mosaico già frammentato.

Dall’altra parte, il Partito Democratico regionale, con il consigliere Domenico De Santis, ha già preparato le sue argomentazioni, spostando il baricentro del dibattito dal locale al nazionale. La tesi, anticipata a caldo, è che il cosiddetto “buco” non sia una peculiarità tutta pugliese, ma il riflesso di un sottofinanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale che finirebbe per penalizzare tutte le regioni, seppur con intensità diverse. Un modo, questo, per respingere le accuse al mittente e riportare la discussione sul terreno delle risorse trasferite dallo Stato, in un braccio di ferro politico che vede contrapposti l’amministrazione guidata da Antonio Decaro e l’esecutivo di Giorgia Meloni.

Le possibili conseguenze di una manovra restrittiva

L’effetto immediato del provvedimento, come chiarito dalla stessa Regione, è una sospensione a scopo precauzionale, in attesa di definire misure più strutturate per il contenimento della spesa. Si tratta di una fase di stallo che mette in attesa centinaia di potenziali contratti e che obbliga le aziende sanitarie a sottoporre al Dipartimento qualsiasi esigenza urgente e indifferibile, nella speranza di ottenere una deroga. Il rischio concreto, per i cittadini, è che questa pausa forzata si traduca in un ulteriore rallentamento delle procedure e, di conseguenza, dei servizi, proprio mentre si cerca di potenziare l'offerta sanitaria. Il presidente Decaro, nei giorni scorsi, aveva annunciato un percorso facilitato per la presa in carico dei pazienti oncologici, un impegno che ora dovrà misurarsi con queste nuove e stringenti limitazioni organizzative.

Parallelamente, il governo nazionale prosegue sulla sua rotta, con il sottosegretario Gemmato che, in altre sedi, ha ribadito l’impegno a completare l’infrastrutturazione del territorio con le Case di Comunità entro giugno e a rivedere il sistema della formazione in medicina generale per far fronte alla carenza di personale. Due visioni, quella centrale e quella regionale, che si troveranno faccia a faccia nello studio televisivo, chiamate a confrontarsi su numeri e competenze. La partita, per la sanità pugliese, si gioca su questo doppio binario: l’urgenza di mettere ordine nei conti regionali e la necessità, non più rinviabile, di ottenere certezze e risorse da un quadro nazionale che, al netto delle dichiarazioni, continua a mostrare segni di profonda sofferenza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.