Scontri al corteo Askatasuna, l'agente aggredito: "C'è stata un'escalation di violenza"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
"Doveva essere una manifestazione pacifica, invece, è diventata tutt'altro". Con queste parole, in un video diffuso dalla stessa Polizia di Stato, l'agente Alessandro Calista descrive quanto accaduto durante gli scontri a Torino, episodi che lo hanno visto protagonista suo malgrado e che hanno portato, nelle ore successive, a una complessa inchiesta giudiziaria. L'uomo, aggredito anche a colpi di martello secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, ha voluto ringraziare pubblicamente il collega che gli è venuto in soccorso in quei momenti concitati, affermando senza mezzi termini che quell'intervento gli "ha salvato la vita". Una dichiarazione che, al di là del ringraziamento personale, sottolinea la gravità oggettiva della situazione venutasi a creare in strada, lontana anni luce dalle intenzioni dichiarate dagli organizzatori del corteo.
La posizione dell'area antagonista e il quadro degli indagati
Dall'area antagonista del centro sociale Askatasuna, promotrice della manifestazione, le dichiarazioni hanno seguito una traiettoria completamente diversa, concentrandosi sul successo numerico della partecipazione "al di là delle aspettative", come hanno tenuto a precisare. Un commento che, volontariamente o meno, sembra bypassare il racconto di quanto accaduto ai margini o durante il corteo, dove la tensione è degenerata in quella che è stata definita, nei bollettini delle forze dell'ordine, una vera e propria guerriglia urbana. La Procura della Repubblica, intanto, sta valutando per i fatti di quel giorno la contestazione del reato di devastazione e saccheggio, un'ipotesi che si affianca a quelle di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Gli indagati a piede libero sono, ad oggi, ventiquattro, un ventaglio anagrafico ampio che spazia dai diciannovenne ai quarantacinquenni.
Le udienze e le dichiarazioni degli arrestati
Nel procedimento giudiziario che va delineandosi, hanno iniziato a tenersi le prime udienze di convalida degli arresti effettuati in flagranza. In una di queste, secondo quanto trapelato, uno dei due uomini arrestati per resistenza a pubblico ufficiale ha espresso netta distanza dall'aggressione più violenta. "Sono rimasto inorridito da quella aggressione al poliziotto, al quale esprimo la mia solidarietà", avrebbe dichiarato, precisando comunque la propria presenza al corteo ma negando una partecipazione attiva agli incidenti più gravi. Dichiarazioni che i magistrati dovranno ovviamente valutare nel contesto complessivo delle prove raccolte, tra cui figurano numerosi filmati, alcuni dei quali diffusi proprio dalla polizia per ricostruire la dinamica degli eventi.
La ricostruzione attraverso le immagini e il lavoro delle forze dell'ordine
Proprio il materiale video costituisce, in questa fase, un tassello investigativo di primaria importanza. La diffusione pubblica di alcune sequenze, peraltro, ha seguito la prassi di segnalare la provenienza da internet e la disponibilità alla rimozione su richiesta degli aventi diritto, un aspetto formale che non sminuisce però il ruolo probatorio che quelle immagini potranno avere. Il lavoro della polizia, dal canto suo, prosegue nell'analisi meticolosa di ogni frammento disponibile per ricostruire una mappa precisa delle responsabilità individuali, in un quadro generale dove la violenza, come testimoniato dall'agente ferito, sembra essersi innescata e sviluppata con una rapidità che ha superato ogni previsione.




