Giallo della ricina a Pietracatella, la svolta nelle indagini passa dal marito della donna interrogata e da un contatto con Antonella
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Proseguono a ritmo serrato le indagini sulla duplice morte per avvelenamento che ha sconvolto il piccolo centro di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove lo scorso dicembre Antonella Di Ielsi, cinquantacinque anni, e la figlia secondogenita Sara, di appena sedici anni, hanno perso la vita dopo aver ingerito della ricina, una delle tossine più letali conosciute.
La sostanza, estratta dai semi di ricino, agisce inibendo la sintesi proteica delle cellule e, anche in minime quantità, risulta fatale per l'organismo umano, provocando danni irreversibili a fegato, reni e sistema circolatorio. A otto mesi di distanza dai tragici eventi, l'inchiesta, seguita dalla Procura e dai carabinieri del Nucleo Investigativo, sembra aver improvvisamente cambiato passo, alimentando la speranza di un'identificazione, o più identificazioni, dei responsabili di quello che gli investigatori non esitano a definire un duplice omicidio volontario premeditato.
Le ultime settimane hanno infatti registrato un'accelerazione significativa, con una serie di interrogatori e confronti che hanno portato alla luce particolari inediti e, stando a quanto trapela da fonti vicine al fascicolo, un nome che potrebbe finalmente orientare le indagini verso una direzione precisa.
Il confronto chiave e il contatto oscuro
Il fulcro dell'attuale fase investigativa ruota attorno a un elemento emerso a seguito del confronto tra alcuni testimoni ascoltati dagli inquirenti: sarebbe stato infatti accertato un contatto tra il marito di una donna sottoposta a lungo interrogatorio nei giorni scorsi e la stessa Antonella Di Ielsi.
Questo legame, la cui natura e profondità sono ancora al vaglio degli inquirenti, rappresenta ora il filone privilegiato dell'inchiesta, tanto che gli investigatori stanno lavorando per ricostruire la cronologia di questi scambi, verificando se e in che modo possano essere collegati alla preparazione e alla somministrazione della ricina che ha ucciso madre e figlia.
Non è chiaro se questo contatto fosse di carattere personale, lavorativo o legato a circostanze contingenti, ma la sua emersione ha fornito un nuovo schema interpretativo ai fatti, spostando l'attenzione su una cerchia ristretta di persone che gravitavano attorno alla famiglia Di Vita.
L'interrogatorio di questa donna, che si sarebbe protratto per diverse ore, ha offerto agli inquirenti elementi di riscontro che ora dovranno essere verificati attraverso riscontri tecnici e testimoniali, in un mosaico che si fa di giorno in giorno più complesso ma anche più definito nelle sue tessere fondamentali.
Il racconto di Alice Di Vita e le ultime ore
Un tassello di fondamentale importanza è stato fornito dalla deposizione di Alice Di Vita, la figlia maggiore della famiglia, unica sopravvissuta a quel tragico Natale che ha segnato per sempre l'esistenza sua e del padre Gianni. La giovane, ascoltata dagli inquirenti, ha ricostruito con dovizia di particolari gli ultimi, drammatici momenti di vita della madre e della sorella, offrendo una testimonianza che getta luce sulle dinamiche familiari nei giorni immediatamente precedenti ai decessi.
Secondo quanto riferito da Alice, la madre Antonella avrebbe appreso la notizia della morte di Sara, avvenuta il giorno di Santo Stefano, direttamente dal marito, il quale avrebbe voluto che la donna lo sapesse prima di qualsiasi altra persona estranea al nucleo familiare, una scelta che la giovane ha descritto come un gesto dettato dal rispetto e dal dolore.
La reazione di Antonella alla notizia, però, sarebbe stata sconvolgente: la donna, infatti, secondo la testimonianza di Alice, sarebbe caduta a terra dopo aver appreso della scomparsa della secondogenita, un malore che inizialmente era stato ricondotto allo shock e allo strazio per la perdita, ma che, alla luce degli eventi successivi, assume ora i contorni inquietanti di un possibile avvelenamento già in atto.
La deposizione di Alice, prevista per ieri, è stata rinviata a lunedì a causa di un blitz antidroga che ha impegnato le forze dell'ordine, ma il suo contenuto è stato già messo agli atti e considerato dagli investigatori come un elemento di grande rilevanza per comprendere la sequenza temporale e le modalità con cui la tossina è stata somministrata alle due vittime.
La giovane ha inoltre riferito di aver visto la sorella Sara e di aver assistito all'arrivo di numerosi parenti, un momento di grande confusione e dolore che potrebbe aver favorito l'occultamento di eventuali tracce del veleno o, al contrario, aver permesso a qualcuno di agire indisturbato.
Le indagini tra ottimismo e riservatezza
Nonostante il riserbo che tradizionalmente avvolge le indagini di questa portata, negli ambienti investigativi si respira un clima di cauto ottimismo, alimentato dalla convergenza di diversi elementi che sembrano finalmente delineare un quadro più coerente di quanto non fosse stato possibile fare nei mesi immediatamente successivi alla duplice morte. Gli inquirenti, che hanno già acquisito e analizzato numerosi reperti e campioni biologici, stanno ora vagliando le ultime testimonianze per individuare eventuali discrepanze o conferme rispetto al materiale probatorio già in loro possesso.
L'attenzione è concentrata in particolare sul tecnico di laboratorio e sull'amica del marito, figure che erano già emerse nelle fasi preliminari dell'inchiesta come persone potenzialmente vicine alla famiglia, ma che ora potrebbero assumere un ruolo centrale in relazione al nuovo contatto venuto alla luce.
La ricostruzione dei movimenti e delle frequentazioni di Antonella e Sara nelle settimane antecedenti alla loro morte sta procedendo parallelamente alle analisi tossicologiche, che hanno già confermato la presenza della ricina nei loro organismi, e alle indagini volte a risalire alla fonte di approvvigionamento della sostanza, un passaggio tecnico complesso ma determinante per risalire agli esecutori materiali e ai mandanti.
Gli interrogatori di questi giorni, che hanno visto coinvolte diverse persone della cerchia ristretta della famiglia Di Vita, rappresentano il fulcro di questa nuova fase, nella quale ogni dettaglio, ogni parola e ogni silenzio vengono vagliati con la massima attenzione, nella speranza che il giallo di Pietracatella possa presto trovare una soluzione che renda giustizia alle due vittime e restituisca serenità a una comunità rimasta sconvolta da una vicenda che ha dell'incredibile.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
