Powerchair football, la Nazionale azzurra bloccata a Fiumicino: EasyJet nega l'imbarco a sei atleti e carrozzine. L'Enac apre un'indagine

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono storie che raccontano lo sport paralimpico nella sua accezione più pura: la grinta, il riscatto e quella forza collettiva capace di superare le barriere più insormontabili. Eppure, lunedì 20 luglio, la Nazionale italiana di Powerchair Football ha dovuto fare i conti con un ostacolo ben più prosaico dello spirito di squadra: un cavillo logistico, concretizzatosi in un diniego secco al gate dell'aeroporto di Roma Fiumicino, che ha fermato il sogno di una trasferta internazionale.

Il volo EasyJet diretto a Glasgow, previsto per le 11.

55, non è mai decollato per la delegazione azzurra. La squadra della Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport (FIPPS), guidata dal commissario tecnico Marco Ferrazza, si sarebbe dovuta recare in Scozia per disputare un torneo di preparazione in vista dei prossimi Campionati del mondo in Argentina. Invece, il gruppo composto da sei atleti, ciascuno con la propria carrozzina per la mobilità quotidiana e con le sei carrozzine speciali da gioco, è rimasto a terra.

La comunicazione della compagnia e le alternative rifiutate

La vicenda, che ha assunto immediatamente i contorni di un caso istituzionale, affonda le radici in una comunicazione tardiva e per certi versi surreale. Secondo quanto ricostruito dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP), la FIPPS aveva richiesto e ottenuto da EasyJet, già nello scorso mese di aprile, una formale autorizzazione per il trasporto dei sei atleti con disabilità, con al seguito tutti gli ausili necessari.

Per scongiurare qualsiasi rischio, la Federazione aveva persino inviato una nuova comunicazione via PEC prima della partenza, rimasta però senza riscontro da parte della compagnia aerea.

Alle 10.15, a meno di due ore dalla partenza, la doccia fredda: EasyJet ha informato la delegazione che l'Airbus A320 in partenza da Fiumicino aveva spazio soltanto per un massimo di cinque carrozzine. Per aggirare l'ostacolo, il vettore ha proposto soluzioni definite "surreali" dal CIP: dividere il gruppo, lasciando a terra un atleta, oppure spedire le carrozzine da competizione su un volo diretto non a Glasgow, bensì a Edimburgo.

Proposte che sono state immediatamente respinte dalla Federazione, perché avrebbero di fatto separato gli atleti dagli strumenti indispensabili per gareggiare e per la loro autonomia.

Le reazioni politiche e l'indagine dell'Enac

Il clamore suscitato dall'episodio ha generato una condanna trasversale e durissima. Il presidente del CIP, Marco Giunio De Sanctis, ha parlato di "vergogna inaccettabile che ci riporta indietro di decenni sul fronte dei diritti umani e sociali". De Sanctis ha sottolineato come "le carrozzine per un atleta paralimpico non sono un 'extra' o un bagaglio ingombrante, ma l'estensione del proprio corpo".

Sulla stessa scia, i ministri per lo Sport, Andrea Abodi, e per le Disabilità, Alessandra Locatelli, hanno definito il fatto "di una gravità estrema" e "inaccettabile", chiedendo un intervento immediato.

A fronte della gravità dell'accaduto, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (Enac) ha disposto l'apertura di un'indagine formale per accertare eventuali inadempienze e mancanze nelle procedure di prenotazione delle assistenze, valutando l'avvio di un iter sanzionatorio nei confronti della compagnia. Da parte sua, EasyJet ha fatto sapere di essere "profondamente dispiaciuta" per l'accaduto e di aver avviato un'indagine interna per ricostruire la dinamica dei fatti.

Un danno sportivo, economico e umano

Le conseguenze di questo diniego non si limitano alla mancata partecipazione a un torneo. Il CIP ha quantificato in un triplo danno la portata dell'episodio: umano, per i sacrifici compiuti dagli atleti; sportivo, in quanto la mancata preparazione compromette il percorso verso i Mondiali in Argentina; ed economico, con un peso superiore ai 20.000 euro sui bilanci federali tra biglietti, alloggi e logistica persa. Tra gli atleti rimasti a terra anche Lorenzo Salvaderi, 16enne di Paullese alla sua prima convocazione ufficiale in azzurro, e alcuni giocatori dei Macron Warriors di Sabbioneta.

Il capitano azzurro, Simone Ranzato, ha commentato con amarezza: "Non ci hanno permesso di rappresentare l'Italia".

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