Easyjet dice no alle carrozzine, la Nazionale paralimpica di calcio bloccata a Fiumicino

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lunedì scorso, l’aeroporto di Fiumicino avrebbe dovuto essere il punto di partenza per una spedizione tricolore carica di speranze e di sacrifici; e invece, per un pugno di atleti in carrozzina, si è trasformato nel luogo di un'amara, inspiegabile beffa. La Nazionale italiana di Powerchair football, la disciplina paralimpica che porta il calcio in campo attraverso le sedie a rotelle elettriche, è stata costretta a rinunciare alla partenza per Glasgow, dove era attesa per un torneo internazionale di fondamentale importanza in vista dei prossimi campionati mondiali in Argentina.

Il motivo, a dir poco paradossale, risiede nel rifiuto della compagnia aerea EasyJet di imbarcare le carrozzine degli atleti: secondo il personale di bordo, il numero di sei sedie a rotelle elettriche, tra quelle da gara e quelle per la mobilità quotidiana, era semplicemente eccessivo.

Un diniego annunciato, eppure inaspettato

Il volo, con partenza prevista per le 11.55, era atteso con trepidazione soprattutto da chi, come Lorenzo Salvaderi, sedicenne di Paullese al suo esordio assoluto in azzurro, vedeva in quella trasferta il primo, vero banco di prova internazionale della sua giovane carriera. Eppure, già alle 10.15, quando mancava poco più di un'ora al decollo, la doccia fredda: nonostante la Federazione avesse inoltrato alla compagnia tutte le autorizzazioni e la documentazione necessaria fin dallo scorso mese di aprile, garantendo un preavviso più che adeguato, è arrivato il diniego categorico.

La motivazione ufficiale, se così si può definire, è stata lapidaria: sull'aereo potevano essere trasportate al massimo cinque carrozzine, mentre gli atleti presenti, con il loro equipaggiamento tecnico e le loro indispensabili ausili quotidiane, ne avrebbero richieste dodici. La decisione, frutto di un'insanabile disparità tra la pianificazione della Federazione e le improvvisate politiche di carico della compagnia low cost, ha di fatto paralizzato l'intera delegazione.

Le voci dei protagonisti e il nodo del trasporto per i disabili

Tra i viaggiatori rimasti a terra, oltre al giovane Salvaderi, figurano anche due atleti dei Macron Warriors di Sabbioneta, club di punta della disciplina, che avrebbero dovuto rappresentare l'Italia in un torneo internazionale spesso descritto come il banco di prova ideale per testare il livello di preparazione della squadra in vista dell'appuntamento iridato in terra argentina.

Quella che per la stampa britannica è una competizione di alto profilo, per i ragazzi della Nazionale avrebbe rappresentato l'occasione per confermare il lustro che il tricolore ha saputo conquistare in questa specialità, affermandosi come una delle realtà più combattive e tecnicamente attrezzate del panorama europeo.

La decisione di EasyJet, che ha opposto un muro di gomma alle richieste di imbarco dei dispositivi medici essenziali per la vita autonoma degli atleti, solleva un interrogativo tanto semplice quanto drammatico su come le barriere architettoniche e logistiche continuino a rappresentare un ostacolo ben più insidioso delle stesse avversarie in campo, impedendo di fatto la piena partecipazione allo sport per atleti con disabilità.

Il conto salato di una trasferta impossibile

Dopo ore di attesa, estenuanti trattative andate a vuoto e la consapevolezza che ormai la finestra per raggiungere Glasgow in tempo per la competizione si era definitivamente chiusa, la delegazione italiana ha dovuto rassegnarsi all'evidenza: il sogno di quella trasferta era stato spezzato da una questione di spazio in stiva, di stime di carico e di valutazioni prettamente commerciali che hanno prevalso sul diritto al trasporto di persone con disabilità e delle loro attrezzature.

Il rammarico si mescola allo sconcerto, perché la Federazione aveva fatto i compiti a casa, come spesso accade nello sport paralimpico dove la pianificazione logistica è tanto importante quanto quella atletica. E l'amarezza per un'occasione mancata non riguarda solo gli atleti, ma tutto il movimento del Powerchair football italiano che, in assenza di un contraddittorio efficace con il vettore aereo, si trova ora a dover fare i conti con i postumi di un ritardo che pesa come una sconfitta, pur essendo maturato fuori dal rettangolo verde.

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