Israele e l'invasione del Libano, la strategia di Netanyahu contro Hezbollah

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo Gaza, Cisgiordania, Siria, Iraq e Yemen, ora è il turno del Libano. La propaganda israeliana, che necessita di 'terroristi' per giustificare le proprie azioni, ha puntato il dito contro Hezbollah. La strategia di Netanyahu prevede un attacco massiccio per almeno due settimane, con l'obiettivo di convincere Hezbollah a rispettare la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, mediata da attori terzi. Questa risoluzione, approvata all'unanimità nel 2006, prevedeva il ritiro delle forze israeliane dal Libano e la creazione di una zona cuscinetto tra il fiume Litani e il confine israeliano, dove sarebbero state schierate forze Unifil e dell'esercito libanese, ma non quelle di Hezbollah. Tuttavia, Hezbollah non ha mai rispettato questa risoluzione.

Recentemente, l'esercito israeliano ha compiuto attacchi mirati alla periferia meridionale di Beirut, colpendo infrastrutture al confine tra Siria e Libano utilizzate dalle milizie sciite per contrabbandare armi. Tra le vittime degli attacchi, che hanno causato 81 morti e 403 feriti nelle ultime 24 ore, c'è Muhammad Hossein Sarur, alias Abu Saleh, capo delle forze aeree di Hezbollah. Sarur, un veterano entrato nella resistenza libanese negli anni '80, era responsabile della componente aerea di Hezbollah, che include droni e missili.

La situazione in Libano è drammatica: uomini, donne, bambini e anziani sono costretti a fuggire dalle loro case, stremati e senza una meta precisa. La macchina della propaganda israeliana, intanto, continua a dipingere Hezbollah come il nemico da sconfiggere, mentre il Libano si trova abbandonato all'aggressione militare dell'impero e del suo braccio armato locale, Israele

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