Spari ai Quartieri Spagnoli, la ricostruzione: il fratello di Pisacane voleva fare da paciere
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Ore contate per gli assalitori che, durante la notte di movida tra venerdì e sabato, hanno aggredito Gianluca Pisacane, fratello dell’allenatore del Cagliari, ferendolo con due colpi di pistola alla gamba destra. I loro volti, secondo quanto emerso, sono stati catturati da un sistema di videosorveglianza nella zona dei Quartieri Spagnoli, teatro dell’ennesimo folle raid. Mentre le condizioni del giovane 28enne migliorano – i medici del Pellegrini gli hanno asportato i proiettili dalla tibia – le indagini procedono spedite, avendo imboccato una pista che sembra condurre dritta ai responsabili di un gesto che, ormai, appare chiaramente come una ritorsione. Una vendetta assurda, scatenata da una lite tra donne che l’uomo avrebbe cercato di placare.
L’origine della rissa e il tentativo di mediazione
Dopo la grande paura, i dettagli dell’agguato subito da Gianluca Pisacane si fanno più nitidi. La tensione, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe divampata all’interno del locale di proprietà della famiglia a causa di una discussione accesa tra tre clienti e una dipendente. Pisacane, presente sul posto, avrebbe tentato di fare da paciere, intervenendo per difendere la lavoratrice e cercando di calmare gli animi. Un ruolo di mediatore, il suo, che si è trasformato in un terribile bersaglio. Quello che sarebbe seguito, infatti, non è stato un epilogo conciliante ma l’escalation di una violenza premeditata, culminata fuori dal locale.
L’agguato e le parole della famiglia
“Ci stavano aspettando”, ha raccontato la madre del ragazzo, descrivendo la sensazione di un’imboscata pianificata. Tre uomini, a volto scoperto, hanno bloccato Gianluca Pisacane dopo la chiusura dell’esercizio. Il padre, Andrea, ha fornito un racconto ancora più preciso e crudo della dinamica, sottolineando la ferocia dell’azione: “Hanno messo la pistola vicino alla gamba di mio figlio e sparato due colpi”. Una modalità esecutiva che, al di là della ferita riportata, segna la volontà di infliggere un castigo, un ammonimento brutale nato dal rancore per quell’iniziale tentativo di pacificazione. L’episodio, che ha sconvolto la famiglia dell’allenatore rossoblù subito dopo la partita Cagliari-Milan, rientra in un filone di cronaca nera che le forze dell’ordine affrontano con determinazione, incrociando le immagini delle telecamere con le testimonianze per chiudere il cerchio.
Le indagini e la caccia ai responsabili
Il lavoro investigativo, ora, si concentra sull’identificazione certa dei tre individui ripresi dalle telecamere, i cui profili sono già stati inquadrati. La pista principale rimane quella della rissa originaria, considerata la miccia che ha innescato la reazione violenta. Non si escludono, naturalmente, accertamenti su eventuali precedenti o su dinamiche di contesto, tipiche di certe notti nei quartieri della movida. Quel che è certo è che la ferocia dell’agguato, compiuto con arma da fuoco e a volto scoperto – quasi a sfidare la possibilità di essere riconosciuti – non lascia spazio a dubbi sulla natura intimidatoria del gesto. La magistratura segue il caso da vicino, coordinando le attività per assicurare alla giustizia chi ha creduto di poter regolare un contatto con il piombo.




