Agguato a Napoli: individuati i presunti aggressori del fratello dell'allenatore Pisacane
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una serata di lavoro come tante altre, conclusasi con la chiusura del locale, è improvvisamente precipitata in un'aggressione violenta ai Quartieri Spagnoli, dove la vicenda umana si intreccia, suo malgrado, con le cronache sportive. Gianluca Pisacane, ventottenne titolare del ristopub "Pisadog" e fratello di Fabio, allenatore della Primavera del Cagliari, è stato gambizzato nella notte tra venerdì e sabato scorso da tre uomini che lo hanno avvicinato all'uscita della sua attività.
La ricostruzione della dinamica
La polizia, attraverso una puntuale ricostruzione basata anche sui racconti dei testimoni, ha delineato la sequenza degli eventi che ha preceduto l'agguato. La serata, infatti, era stata segnata da un acceso diverbio all'interno del locale, durante il quale Gianluca Pisacane era intervenuto per difendere una sua dipendente dalle molestie verbali di un gruppo di tre giovani donne. Il gesto, dettato da un senso di protezione verso la cameriera, ha generato una tensione che, apparentemente sopita, sarebbe esplosa poco dopo in modo brutale. Terminato il turno e chiuso il ristobar, il giovane, insieme al padre sessantottenne, è stato infatti raggiunto all'esterno dai tre aggressori, presumibilmente legati alle ragazze rimproverate, che hanno fatto ricorso alle armi da fuoco colpendolo a una gamba.
Le indagini della Mobile e il ruolo decisivo delle telecamere
La Squadra Mobile e gli agenti del commissariato di Montecalvario, coordinati nelle indagini, hanno potuto compiere rapidi progressi grazie all'acquisizione delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza della zona. Le riprese, decisive per ricostruire i movimenti degli assalitori prima e dopo il fatto, hanno consentito di attribuire un volto e un nome al presunto esecutore materiale dello sparo. Si tratterebbe, secondo quanto appurato dagli inquirenti, del fratello di una delle ragazze coinvolte nella lite iniziale, un giovane il cui profilo non sembrerebbe immediatamente riconducibile ai consueti schemi della criminalità organizzata ma piuttosto a una reazione istintiva e violenta dettata da motivi di vendetta personale.
Lo sviluppo delle indagini e gli arresti
L'attività investigativa, concentrata sull'analisi dei filmati e sul riscontro delle informazioni, ha portato all'identificazione di tutti e tre i presunti responsabili del raid armato. La dinamica, che dalla banale lite nel locale è sfociata in un'aggressione premeditata con l'uso di una pistola, appare ora chiara ai magistrati che seguono il caso. La polizia, avendo ormai individuato i soggetti, è ora impegnata a stabilirne con precisione i ruoli nell'azione e a raccogliere gli elementi probatori necessari per la fase giudiziaria, mentre il movente della vicenda si delinea sempre più come una ritorsione per l'umiliazione subita dalle conoscenti all'interno del ristopub.




