L’Iran stringe il controllo su Hormuz, Trump sospende il “Project Freedom” dopo un solo giorno
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Redazione Esteri
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Lo stretto di Hormuz, quel sottile collo d’acqua tra il Golfo Persico e il Golfo d’Oman attraverso cui transita una fetta considerevole del petrolio mondiale, diventa ancora una volta il teatro di una mossa a sorpresa. L’Iran ha annunciato – come riferito dai media statali ripresi dal New York Times – l’introduzione di un nuovo sistema di monitoraggio del traffico marittimo. Nella pratica, qualsiasi nave intenzionata a passare riceverà una comunicazione via e-mail direttamente dall’«Autorità dello Stretto del Golfo», un organismo della cui esistenza, fino a poche ore fa, pochi avevano sentito parlare. Il messaggio conterrà i dettagli della normativa vigente, e la condizione è chiara: occorrerà ottenere un permesso di transito prima di osare l’attraversamento. Un modo, questo, per trasformare il passaggio in un atto formale e negoziato, togliendo alle marine straniere qualsiasi pretesa di libertà di navigazione incondizionata.
Il flop annunciato della scorta militare americana
Proprio mentre Teheran perfezionava la sua gabbia burocratica, dall’altra parte dello scacchiere arrivava la controffensiva promessa da Donald Trump. «Project Freedom» doveva essere la risposta muscolare: una scorta navale a protezione delle navi commerciali, annunciata domenica e presentata come una sorta di riappropriazione armata dello stretto. L’idea – almeno a parole – era semplice: accompagnare fuori dal Golfo Persico i cargo sotto ombrello militare Usa, per dimostrare che nessun embargo né permesso iraniano avrebbe fermato il traffico internazionale. E invece, dopo appena ventiquattr’ore, Trump ha già sospeso l’operazione. La motivazione ufficiale – citata dal presidente stesso su Truth – parla di lasciare spazio ai negoziati con Teheran, su richiesta del Pakistan e di altri Paesi. Quella ufficiosa, però, è molto più concreta: il rischio di una nuova escalation nel Golfo era diventato, a conti fatti, immediato e probabilmente insostenibile.
Sei navi su milleseicento: il conto in sospeso del “Project Freedom”
I numeri, quando si parla di operazioni navali, hanno sempre una loro spietata eloquenza. Delle circa milleseicento imbarcazioni che risultavano bloccate o in difficoltà nei pressi di Hormuz, il tanto sbandierato «Project Freedom» ne ha scortate soltanto sei. A queste, poi, vanno aggiunte tre unità che sarebbero state attaccate – senza che i dettagli dell’accaduto siano stati resi noti – nel corso della stessa finestra operativa. Per capire l’entità del passo indietro, bastano le premesse roboanti con cui l’amministrazione aveva presentato l’iniziativa: «un’operazione umanitaria necessaria», «guideremo fuori da Hormuz i cargo dei Paesi non coinvolti», e persino una minaccia diretta – «se gli iraniani attaccano le nostre navi, saranno spazzati via dalla faccia della Terra». Dalle parole ai fatti, il divario è parso enorme: lanciato lunedì mattina e messo in pausa da Trump già martedì sera, il progetto appare a tutti gli effetti un fallimento tattico e comunicativo.
La sospensione su Truth e il nodo degli accordi
A certificare lo stop è stato lo stesso Trump, con un post sul suo social network Truth. «Su richiesta del Pakistan e di altri Paesi – ha scritto – in considerazione del formidabile successo militare conseguito durante la campagna contro l’Iran e del fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti iraniani, abbiamo concordato reciprocamente che, pur rimanendo il blocco pienamente in vigore ed efficace, il Project Freedom sarà sospeso per un breve periodo, al fine di verificare se l’accordo possa essere finalizzato e sottoscritto». La dichiarazione lascia intendere che il blocco navale, di fatto, resta operativo – e che la sospensione della scorta non è una ritirata, ma una pausa negoziale. Resta da capire, però, quanto possa durare questa finestra di trattativa. E soprattutto se l’Iran, forte del suo nuovo sistema di controllo via e-mail e di una crescente capacità di condizionare il traffico nello stretto, avrà intenzione di concedere agli Stati Uniti quello che le cannoniere non sono riuscite a ottenere.




