Stellantis e Leapmotor, la nuova Opel a trazione cinese nascerà in Spagna: addio ai sogni italiani

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’asse industriale tra Stellantis e il gigante cinese Leapmotor si fa sempre più solido, e il primo frutto tangibile di questa intesa – una volta tanto – non vedrà la luce né negli stabilimenti italiani né in quelli francesi. La casa tedesca Opel, controllata dal gruppo, è stata scelta come apripista per sviluppare un nuovo C-Suv elettrico che, paradossalmente, monterà a bordo il “cuore” tecnologico di Hangzhou. Se la notizia era già nell’aria lo scorso aprile, oggi arriva l’ufficialità: l’operazione ridisegna la mappa produttiva europea del colosso italo-francese, spostando definitivamente il baricentro dell’elettrico low-cost verso la penisola iberica, lasciando sul ciglio della strada le speranze, mai sopite, di un rilancio degli stabilimenti nazionali.

Niente “Made in Italy”: Saragozza diventa l’hub europeo

A dispetto del marchio tedesco e dell’azionariato italo-francese, sarà lo stabilimento di Figueruelas, vicino a Saragozza, a ospitare la linea produttiva del nuovo modello a partire dal 2028. La scelta non è casuale, se si considera che lo stesso impianto spagnolo si prepara ad accogliere già dal 2026 la produzione della Leapmotor B10, una diretta concorrente nel segmento C. La nuova Opel, insomma, condividerà la linea di montaggio con la cugina cinese, usufruendo delle stesse componenti ad alta efficienza energetica sviluppate da Leapmotor. Un’operazione che, nelle intenzioni dei vertici guidati da Antonio Filosa, mira a ridurre drasticamente i tempi di sviluppo – si parla di meno di due anni – e a spingere in basso i prezzi finali, sfruttando l’ecosistema avanzato delle batterie e delle piattaforme elettriche del Dragone.

Una Opel con doppio passaporto (tedesco e cinese)

Dal punto di vista ingegneristico, il crossover rappresenta una perfetta crasi tra due mondi solo apparentemente lontani. Il design, la taratura del telaio e l’esperienza di bordo restano un appannaggio esclusivo degli ingegneri di Rüsselsheim, che hanno curato lo sviluppo “estetico” del veicolo. Sotto la scocca, tuttavia, pulsa il sangue di Leapmotor: saranno i tecnici di Hangzhou a fornire l’architettura elettrica, il pacco batterie e il propulsore, con l’obiettivo dichiarato di rendere questa Opel un’arma competitiva capace di sfidare colossi come la Volkswagen Tiguan o la Hyundai Tucson sul terreno dei costi di gestione. Si tratta di un esperimento senza precedenti per Stellantis, che dimostra come la lezione imparata dalla joint venture (partecipata al 51% dal gruppo) sia stata metabolizzata in fretta: per vincere la guerra dei prezzi dell’elettrico, la via maestra è ibridare la creatività europea con la capacità di scala e la velocità di esecuzione cinese.

Madrid entra nel vivo, l’Italia resta ai box

Se Saragozza è il primo tassello, Madrid si candida a diventare il quartier generale europeo della sola Leapmotor. Lo stabilimento di Villaverde, che attualmente produce la Citroën C4, è destinato a cambiare pelle. Stellantis sta valutando il trasferimento della proprietà dell’impianto alla controllata spagnola di Leapmotor International, affidandogli la produzione di un nuovo modello del marchio cinese destinato ai mercati del Vecchio Continente, del Medio Oriente e dell’Africa a partire dalla prima metà del 2028. L’operazione, che consentirebbe a Leapmotor di ottenere il marchio “Made in Europe” per aggirare eventuali barriere doganali, conferma una tendenza ineluttabile: mentre la Spagna si trasforma nel nuovo hub elettrico del Mediterraneo, l’Italia resta a guardare, con i propri stabilimenti ancora in attesa di un destino certo per le linee dedicate ai volumi.

Strategia degli acquisti e rincorsa ai volumi

Oltre alla produzione fisica, l’intesa prevede un’estensione della collaborazione anche nel settore degli acquisti. Attraverso la stessa Leapmotor International, verranno sviluppate iniziative congiunte per l’approvvigionamento di componenti, al fine di abbattere ulteriormente i costi. L’obiettivo è quello di utilizzare il “sistema Cina” per contenere le spese, senza però rinunciare alla resilienza e alla qualità della filiera europea là dove serve. Da quando la multinazionale guidata da Elkann ha acquisito una quota di circa il 21% della casa cinese nell’ottobre del 2023, il passo dalla commercializzazione alla produzione congiunta era obbligato. Con oltre 40mila consegne già registrate in Europa nel 2025 e una rete di vendita che supera gli 850 punti, la joint venture alza ora il tiro, puntando tutto sull’efficienza spagnola per scrivere il prossimo capitolo della mobilità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.