New York, terrore ispirato dall’Isis: due giovani arrestati per il lancio di bombe artigianali fuori casa del sindaco Mamdani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione che da giorni attanaglia New York, in un clima reso già incandescente dalle operazioni militari in Medio Oriente, è degenerata in un vero e proprio incubo nella giornata di sabato 7 marzo, quando due ordigni esplosivi improvvisati sono stati scagliati contro la folla riunita nei pressi di Gracie Mansion, la residenza ufficiale del primo cittadino Zohran Mamdani. Le indagini, condotte congiuntamente dalla polizia di New York e dall’Fbi, hanno portato all’arresto di due giovani, un diciottenne e un diciannovenne, giunti in auto dallo stato della Pennsylvania e ora accusati, a livello federale, di tentato uso di armi di distruzione di massa e di supporto materiale a un’organizzazione terroristica. La natura dell’attacco, come confermato dal commissario di polizia Jessica Tisch, è stata ufficialmente classificata come un atto di terrorismo “ispirato dall’Isis”, dopo che uno dei due fermati, al momento della cattura, ha esplicitamente gridato il nome del Califfato, dichiarando la propria affiliazione.

La dinamica degli scontri e il ritrovamento del terzo ordigno

Lo scenario in cui si è consumato il tentato attentato era quanto mai complesso e polarizzato: da un lato una ventina di manifestanti di estrema destra, radunati dall’attivista Jake Lang – già noto per la sua partecipazione all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, prima di essere graziato dall’allora presidente Donald Trump – per protestare contro la presunta “islamizzazione” della città; dall’altro, circa 125 contromanifestanti schierati contro l’odio razziale. È stato in questo frangente, secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, che Emir Balat, diciottenne, ha estratto un primo ordigno, una bottiglia per bevande riempita con perossido di acetone, il cosiddetto TATP, e imbottita di dadi e bulloni per fungere da schegge, lanciandolo poi verso le linee di polizia che separavano i due schieramenti. Un secondo ordigno, con le stesse caratteristiche, è stato fatto cadere a terra poco dopo. Solo per una combinazione di fattori, forse per un innesco difettoso, i due congegni non sono esplosi, scongiurando quella che gli investigatori non esitano a definire una potenziale strage.

Le indagini, lungi dall’essersi concluse con i due fermi, hanno subito una brusca accelerazione nella giornata di domenica, quando la squadra artificieri, nel corso di un’ispezione più approfondita della zona, ha individuato un terzo ordigno sospetto all’interno di un’auto parcheggiata nelle vicinanze, un veicolo risultato poi collegato ai due sospettati. Questo ritrovamento, avvenuto a poche strade di distanza da Gracie Mansion, nell’elegante quartiere dell’Upper East Side, ha fatto temere il peggio, portando all’evacuazione cautelativa di alcuni edifici limitrofi mentre gli artificieri mettevano in sicurezza l’area. Sebbene i successivi accertamenti abbiano rivelato che il terzo dispositivo, a differenza dei primi due, non conteneva materiale esplosivo, la sua presenza ha confermato la pianificazione e la pericolosità del disegno criminoso.

Il profilo degli attentatori e le prove raccolte

A inchiodare i due giovani, le cui generalità sono state identificate in Emir Balat, 18 anni, e Ibrahim Kayumi, 19 anni, non sono state solo le immagini delle telecamere di sorveglianza o le testimonianze, ma le loro stesse parole, pronunciate con agghiacciante lucidità. Secondo quanto riportato nei documenti del tribunale federale, Balat avrebbe rivendicato il gesto affermando che la sua non era una religione che si limita a parlare, ma che richiedeva azione, aggiungendo che se non l’avesse fatto lui, qualcun altro lo avrebbe fatto al suo posto. Ancora più esplicito è stato Kayumi, il quale, ripreso dalle bodycam della polizia mentre veniva condotto via, ha motivato il lancio delle bombe rispondendo semplicemente “Isis”, salvo poi ammettere, durante gli interrogatori, di aver visionato materiale di propaganda del Califfato prima di mettere a punto il piano. La polizia ha anche reso noto che uno dei due, Balat, avrebbe dichiarato di aver giurato fedeltà all’organizzazione terroristica, e che l’obiettivo dell’attentato, quando gli investigatori gli hanno chiesto se mirasse a qualcosa di simile alla maratona di Boston, era stato indicato come “ancora più grande”.

Il contesto della protesta e la posizione del sindaco Mamdani

L’evento si è consumato in un clima di forte tensione politica e sociale. L’organizzatore della manifestazione anti-islam, Jake Lang, non nuovo a episodi di violenza, aveva scelto proprio l’esterno della residenza del sindaco Mamdani, primo musulmano a ricoprire tale carica nella metropoli americana, per lanciare il suo provocatorio comizio. La presenza di Lang, che nel frattempo ha annunciato la sua candidatura al Senato in Florida, ha rappresentato una miccia innescata in un momento già delicato, sebbene il commissario Tisch abbia tenuto a precisare che non vi sono, al momento, elementi per collegare l’accaduto al conflitto in corso contro l’Iran. Il sindaco Mamdani, che insieme alla moglie era assente da casa al momento del lancio degli ordigni, ha condannato con fermezza l’accaduto, definendo l’accaduto non solo un atto criminale, ma un gesto “riprovevole” e contrario ai valori della città, pur ribadendo, in un bilanciamento complesso, il diritto alla libera manifestazione del pensiero, anche quando questo si presenta sotto forma di odio.

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