Odissea di Nolan: perché il film sul poema di Omero sta facendo così discutere (e perché forse è giusto così)

Odissea di Nolan: perché il film sul poema di Omero sta facendo così discutere (e perché forse è giusto così)
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mancano solo pochi giorni all’uscita italiana di Odissea, l’attesissimo kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema omerico, e il dibattito che lo circonda sembra non accennare a placarsi, anzi. Non si tratta della solita chiacchiera da social network destinata a spegnersi con l'arrivo delle prime recensioni, ma di una discussione che investe temi profondi come l'accuratezza storica, il casting, la fedeltà al testo originale e persino i limiti fisici e tecnici del cinema in pellicola.

Forse, il fatto che un'opera di duemilaottocento anni fa riesca ancora a dividere così tanto il pubblico è la prova più evidente della sua inesauribile modernità. A scatenare l’ultima ondata di polemiche, in ordine di tempo, è stato l’ultimo trailer del film, che ha collezionato un numero record di "non mi piace" su YouTube, superando le 600.000 unità. Ma il malcontento, come spesso accade con le opere di Nolan, affonda le radici in una serie di scelte artistiche deliberate che hanno acceso il confronto già molti mesi fa.

Il caso delle armature e il fantasma dell'accuratezza storica

Tra le prime critiche a emergere, ancor prima che le immagini del film iniziassero a circolare in modo massiccio, c'è stata quella sull'accuratezza storica, un termine, quest'ultimo, già di per sé problematico quando applicato a un poema che mescola storia e mito in dosi inestricabili. Il bersaglio principale delle critiche, in questo caso, sono state le armature indossate da Matt Damon, nei panni di Ulisse/Odisseo, e dagli altri guerrieri greci.

Secondo una parte del pubblico, i costumi scelti dal regista britannico, dall'elmo di Agamennone (interpretato da Benny Safdie) fino alla corazza del protagonista, apparirebbero troppo moderni, quasi ispirati alla saga di Batman, distaccandosi dall'immaginario comune dell'età del bronzo che il pubblico si aspetta da un kolossal di questo genere. L'aspetto cupo e grintoso che si intravede nei trailer ha stancato una fetta di spettatori, che ricordano come l'epoca micenea fosse invece caratterizzata da armature più dorate e colori più brillanti.

La risposta di Christopher Nolan, come suo solito, è stata piuttosto lapidaria: durante un'intervista rilasciata al The Telegraph, il regista ha minimizzato le polemiche, paragonandole a quelle già affrontate con la sua trilogia di Batman e invitando il pubblico a giudicare il film solo dopo averlo visto. "Le discussioni che nascono prima che le persone abbiano visto il film sono sempre irrilevanti", ha spiegato, aggiungendo che chi vi partecipa "in realtà non sa ancora che cosa sia davvero il film".

Nolan ha poi ribadito in altre occasioni di avere scelto le location e i materiali partendo da studi su elementi realmente riconducibili all'epoca, ma che l'obiettivo finale non era una ricostruzione filologica, quanto piuttosto una sua interpretazione personale, quella che lui definisce una "lettura forte e sincera" del materiale originale.

Per uno che ha fatto della fisica e dell'ingegneria i cardini della sua filmografia precedente, insomma, l'attenzione alla sostanza sembra talvolta prevalere sul mero dettaglio estetico, come dimostra anche il celebre episodio raccontato da Tom Holland a proposito delle riprese in IMAX. L'attore, nel suo primo giorno sul set di Odissea, si è sentito profondamente insicuro perché Nolan continuava a interrompere la scena.

Solo in seguito ha scoperto che il motivo non era una sua presunta cattiva recitazione, ma il limite tecnico dei caricatori delle cineprese IMAX, che potevano registrare soltanto tre minuti di pellicola prima di dover essere cambiati.

Le grandi assenze: i tagli di Nolan al poema omerico

Al di là delle polemiche sul costume o sulla fotografia, a far discutere sono anche le consistenti modifiche apportate alla trama originale, un aspetto che inevitabilmente solleva la questione più spinosa: quanto può uno schermo moderno tradire la parola di Omero per creare un'opera cinematografica compiuta? Il regista, spinto anche dai limiti tecnici della pellicola IMAX 70mm, con cui ha girato il film nella sua interezza per la prima volta nella storia del cinema, ha dovuto condensare un'epopea immensa in 2 ore e 52 minuti, il che lo ha costretto a operare tagli significativi.

Tra i più eclatanti c'è l'assenza totale di Nausicaa, la giovane principessa che nell'Odissea ospita Ulisse naufrago a Scheria; nel film di Nolan, invece, è Calipso (Charlize Theron) a spingere l'eroe a raccontare il suo viaggio. Scompare anche l'episodio dell'otre dei venti di Eolo, il dio che avrebbe aiutato Ulisse nel ritorno, così come l'inganno del nome "Nessuno" con cui l'eroe si era presentato al ciclope Polifemo. Inoltre, cambia radicalmente la caratterizzazione dell'eroe.

Il regista ha scelto di rendere Ulisse molto più fedele a Penelope (Anne Hathaway) rispetto a quanto non fosse nel poema, smussando i suoi "tradimenti" con Circe e Calipso. Nolan lascia intendere che sull'isola della ninfa ci siano stati "anni felici", ma non mostra la loro relazione e, soprattutto, Calipso ammette che Ulisse, anche sotto l'effetto dei fiori di loto, ripeteva il nome della sua sposa.

Persino il celebre test finale, in cui Penelope chiede a Ulisse di descrivere il loro talamo nuziale per avere la prova della sua identità, viene completamente eliminato in favore di una ricongiunzione più immediata. Dall'altro lato, alcuni critici fanno notare che forse quello che manca al film è proprio l'elemento divino, il confronto con gli dei, cardine dell'opera omerica.

Alessandro D’Avenia, scrittore e profondo conoscitore del mito, ricorda però che Omero stesso usava una tecnica cinematografica straordinaria, e che il suo Ulisse è un eroe curioso e umanissimo, portatore di una fragilità che Nolan sembra aver colto perfettamente, rendendolo più vicino a noi di quanto lo fosse l'eroe achilleo, sovrastato dal fato.

Il caso Lupita Nyong'o e la politica dell'inclusione

L'elemento che ha scatenato il dibattito più acceso, tuttavia, non riguarda né le armature né i tagli alla trama, ma il cast, e in particolare le scelte di inclusività operate dal regista. La critica, come spesso accade, si è concentrata in modo virulento sull'interpretazione di Elena di Troia affidata a Lupita Nyong'o. La polemica, rilanciata anche dal miliardario Elon Musk, ha assunto contorni politici ben definiti, accusando Nolan di "razzismo contro i bianchi" e di essersi "inginocchiato alle pressioni woke" per vincere premi. Al di là dei toni, il dibattito è interessante perché tocca il cuore della rappresentazione: Elena è stata per secoli icona di una bellezza occidentale, bionda e dalla pelle chiara, incarnata da attrici come Diane Kruger. Tuttavia, come ha fatto notare la critica, questa non è la prima volta che una donna di colore veste i panni di Elena (Eartha Kitt lo fece a teatro già negli anni '50), e gli epiteti omerici "dai bei capelli" o "dalle bianche braccia" non rappresentano necessariamente una

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